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Legalità borghese e giustizia proletaria

Riceviamo e pubblichiamo

Non esiste uno stato neutrale e una giustizia cui appellarsi
Michele Michelino (*)

Gli operai, i proletari, i rappresentanti delle classi sottomesse, chiunque cerca giustizia in questa società si trova scontrarsi con leggi e norme fatte per difendere i rappresentanti del potere. La società si divide in una classe che sfrutta e in una classe che è sfruttata, in una classe che domina ed in una che è oppressa. Lo Stato non è altro che una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra. Oggi è legale il sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, è legale la violenza dei poliziotti e carabinieri che manganellano gli operai sfruttati che scioperano, i NO TAV che si oppongono alla distruzione del territorio e alle opere inutili, gli studenti che si ribellano.
E’ legale imprigionare gli immigrati nei centri di rimpatrio e arrestare chi vuole liberarli, denunciare, arrestare, multare chi si ribella al potere e alza la voce contro le ingiustizie.
E’ legale assolvere i padroni, i manager responsabili della morte di migliaia di lavoratori e cittadini pur di massimizzare i profitti e condannare le vittime e le loro associazioni che si sono presentate parti civili nei processi penali a pagare le spese processuali come è successo nel processo della strage di Viareggio agli RLS e alle associazioni e comitati nel processo per i morti amianto alla Breda/Ansaldo di Milano La legalità non è mai al servizio dei lavoratori né della popolazione delle classi sfruttate, ma solo e unicamente a quello dei rappresentanti delle istituzioni, del potere che – a seconda delle circostanze – la cambia come è successo in questo periodo di pandemia di covid19 con la sospensione delle famose “garanzie” costituzionali. Per dirla con Bertolt Brecht, “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere“, perché “La legge è fatta esclusivamente per lo sfruttamento di coloro che non la capiscono, o ai quali la brutale necessità non permette di rispettarla.” Ogni epoca storica ha avuto la sua legalità. C’era un tempo in cui era legale la pena di morte (oggi in USA e molti altri paesi ancora esistente), era legale possedere schiavi. Ancora oggi è legale in molti paesi imperialisti e capitalisti la segregazione e le leggi razziali, come lo è stato durante il fascismo e il nazismo (vedi Israele con i palestinesi). Se al mondo non ci fossero state organizzazioni, comunisti e ribelli che hanno combattuto e sacrificato la vita per abbattere leggi ingiuste e regimi al servizio dei padroni e del potere, saremmo ancora alla preistoria. Nel sistema capitalista/imperialista, gli interessi degli sfruttatori diventano leggi e la giustizia è al loro servizio. L’esperienza ci ha insegnato che, per ottenere giustizia, occorrono disobbedienza e lotta, non la legalità borghese. Altrimenti le cose non cambieranno mai. Noi non vogliamo la legalità che legittima lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e perpetua l’ingiustizia per i proletari. Noi vogliamo e pretendiamo la giustizia! Anche se per ottenerla sappiamo che dobbiamo pagare un prezzo.
In una società divisa in classi sociali quella che detiene il potere economico-politico sociale – giudiziario attraverso lo stato e il governo, il comitato d’affari che amministra gli interessi della classe dominante, legalizza attraverso leggi e regole normative l’interesse delle classi dominanti.
La “legalità” borghese è usata ogni qualvolta le classi oppresse mettono in discussione o ostacolano, con le lotte, la pacifica accumulazione del profitto dei capitalisti.
Nel corso dello sviluppo della lotta di classe e dello scontro, quando il conflitto sociale si acuisce, lo Stato considera illegale le forme di lotta e gli obiettivi che mettono in discussione il suo potere.
E a fianco dell’apparato legale di repressione – polizia, carabinieri, ecc. – ha sempre usato e addestrato forze “illegali”, come i fascisti o corpi speciali da usare in determinati momenti contro il movimento operaio e rivoluzionario.
La borghesia usa indistintamente entrambi gli apparati per difendere i suoi interessi.
Generalmente, se il movimento operaio e rivoluzionario non minaccia direttamente il suo potere e dominio, usa la “legalità” borghese per imbrigliare e impedire le lotte che possono nuocere ai suoi interessi. Quando i conflitti sociali e di classe si acuiscono, ma non mettono in discussione il suo potere, usano l’apparato “legale” di repressione: la violenza delle forze dell’ordine contro i manifestanti e chi lotta, le manganellate, gli arresti contro chi protesta diventano “legali”.
Lo “Stato democratico nato dalla Resistenza” cerca di apparire neutrale nei conflitti sociali, utilizzando, attraverso la democrazia borghese di sottomettere e sfruttare pacificamente, finché può, gli operai e i proletari, facendo loro credere di essere cittadini uguali e con gli stessi diritti dei padroni e affidando in alcuni casi la repressione antiproletaria, violenta agli apparati segreti e alle squadracce fasciste.
Attraverso i discorsi sulla “legalità”, presentandola come un interesse comune, di tutti, lo Stato e i governi difendono gli interessi dei capitalisti e della classe dominante con il consenso di una parte delle classi oppresse.
La democrazia borghese è la forma più congegnale per sottomettere le classi subalterne, in particolare per sfruttare la classe operaia e i proletari facendogli credere di essere liberi.
Per lo Stato l’unica violenza “legale”, costituzionale e giustificata, è quella che difende lo sfruttamento del capitale sul lavoro salariato: la violenza padronale. Nella società capitalista la classe sfruttata, il proletariato è vittima sia della legalità sia dell’illegalità capitalistica.
Lo stato borghese, la magistratura e le sue istituzioni non sono organismi neutrali e la “legalità” serve difendere l’ordine costituito, gli interessi dei grandi capitalisti, delle multinazionali, della finanza, delle banche e di tutti gli sfruttatori.
Lottare all’interno delle regole stabilite dal nemico, nella sua “legalità” significa rinunciare a lottare per gli interessi immediati e storici della classe oppressa.
Non esiste uno Stato neutrale e giustizia superiore cui appellarsi. La violenza borghese che si manifesta ogni giorno nello sfruttamento, nei licenziamenti e nei morti sul lavoro – nei morti del profitto – e l’impunità costante degli sfruttatori sta a dimostrarlo.

(*) Pubblicato sulla rivista comunista di politica e cultura “nuova unità”, n.3, giugno 2021

La foto è stata scelta della Red/Azione