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Cortei a Gringolandia

Notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri”  diceva Pirandello ed è, in effetti, una frase che si sposa bene con quello che succede in politica internazionale.
In questi giorni è capitato di udire feroci commenti su quanto sta accadendo in Russia a proposito delle manifestazioni pro-Navalnyj sia da parte della stampa che della stessa amministrazione gringa, che ha minacciato ulteriori sanzioni.
Ma è tutto oro quello che luccica? Ossia: qualcuno dei nostri prezzolati commentatori hai mai fatto notare che, in fondo, non vi sono così tante differenze sulla gestione delle manifestazioni di piazza tra i  gringos e i tanto vituperati russi?
Si sa che la libertà di espressione è sacra negli Stati Uniti, è riconosciuta dalla costituzione (primo emendamento) e varie sentenze dei tribunali gringos ne hanno confermato l’applicazione.
Negli Stati Uniti nessuno può essere punito perché insulta un poliziotto, anzi sono i poliziotti che rischiano sanzioni se cercano di arrestare l’autore dell’insulto; i ricchi studenti amerikkkani tranquillamente possono esporre striscioni contro gli afroamericani e la loro università non li può punire.
Eppure, a parte le recenti manifestazioni di massa dove la polizia non ha potuto fare molto, è storicamente noto e provato che l’adesione a un corteo comporta il rischio dell’arresto da parte della polizia (a meno che non ti sparino, ma allora il discorso cambia) cioè lo stesso atto che si rinfaccia alla Russia.
Non c’è libertà di manifestare in nessuna delle due sponde dell’oceano.
Ma come è possibile se, per l’appunto, i gringos sono così fieri della loro libertà di espressione?
Non è tutto oro quello che luccica ed in fondo può apparire come una questione da azzeccagarbugli… ma a Gringolandia vi è libertà di espressione e questa libertà si ferma alla libertà di pensiero. Il primo emendamento non copre i modi, i tempi ed i luoghi della manifestazione stessa del pensiero.
In pratica succede che se un manifestante dà fuoco alla bandiera amerikkkana o, come si vede spesso, la espone al contrario non sarà denunciato (e arrestato) per il gesto, diciamo così, sacrilego. Però, magari, sarà catturato e processato per non aver rispettato le norme anti-incendio cittadine. Oppure, alla stessa stregua, le persone potranno essere fermate perché sono scese dal marciapiede ingombrando la strada e così via esemplificando.
È intuitivo capire la portata di tutto questo e la sostanziale limitazione della libertà di manifestare che ne deriva: basta che i manifestanti violino una delle migliaia di banali norme che regolano la protesta per subire la repressione della polizia che può decidere a proprio piacimento di farle rispettare.
A differenza di quanto capita, per esempio, in Italia il sistema gringo consente l’arresto anche in presenza di reati che qui sarebbero considerati minori e semplicemente amministrativi.
Facile, in questo modo, sabotare la manifestazione del dissenso.

M. R.