Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista "Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte dimostrano che la casa e' nostra. - No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui, Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino: un mio avo lo piantò.[continua]
|
|
: Versi all'angolo :
27 giugno 2009 Versi all'angolo
Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista
L’abbiamo letto sul web, ci ha fatto sorridere e, per questo, lo proponiamo qui sotto ai nostri affezionati, pochi ma buoni lettori. La Red/azione
A Silvio
Silvio, rimembri ancora quel lettone di tua magion romana, quando collier e gioielli con mano lesta mi porgevi, e io, lieta e pensosa, il grilletto del mio telefonin premevo?
Suonavan le ricche stanze, e le vie d’intorno, al tuo perpetuo canto, allorché con Apicella intento cantavi, assai contento delle ragazze che intorno avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi sollazzarti ogni giorno.
Io la Puglia leggiadra talor lasciando e le sudate terre, ove ricchi politicanti di me compravan la miglior parte, sperando sempre procurar ostello, porgea gli orecchi al suon della tua voce, ed alla man veloce che pesanti buste allungava. Mirava io banconote, violette e gialle, e quinci il tuo pipin, e rabbrividiva. Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno.
Che nottate fiammanti, che cantate, che cori, o Silvio mio! Quale allor mi apparia il mio futuro opimo! Quando sovviemmi del tuo scalpo asfaltato, una risata squassa il seno mio rifatto, e tornami a doler di mia sventura. O Silvio, o Silvio, perché non mi rendi più quel che giurasti allor? dove son i denari ch’allor mi promettesti?
Silvio, pria che l’erbe inaridisca il verno, da dileggio mondial combattuto e vinto, scomparirai, qui lo giuro! E non avrai dell’europarlamento il capo; non ti molcerà più il core la dolce lode or del poeta Biondi, or di color ch’al minister chiamasti; né teco le scolte in villa ragioneran d’amore.
Anche perìa fra poco la speranza mia dolce: all’ostello mio, che pur bramavo, rinunciar dovrò. Ahi come, come infingardo sei, quante frottole ognor mi raccontasti, sol perché io te lo menassi! Questo è il mondo? questi i posti di lavor, i ponti, l’opre, gli eventi, onde di voti qui hai fatto il pieno? questa la sorte delle italiche genti? All’apparir del vero tu, misero, cadrai: e con la mano la villa sarda ed un vulcano spento mostrerai di lontano.
(falso) LEOPARDI
Clicca qui per tornare alla pagina principale. |
|