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 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: Versi all'angolo :

26 agosto 2008
Versi all'angolo


Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista


 


 


BANDIERE  A LUTTO


 


di Luca Ariano


 


Nei giorni scorsi, all’età di 67 anni, è morto ad Houston, in séguito alle complicazioni intervenute durante un intervento chirurgico a cuore aperto, Mahmoud Darwish, uno dei più grandi poeti in lingua araba di sempre.
La sua vita è stata quella di ogni palestinese: cacciato con la famiglia nel ’48 dalle orde sioniste dalla terra natale, divenne uno dei tanti profughi in Libano. Venne arrestato molte volte per aver letto le proprie poesie in pubblico quando riusciva a sconfinare illegalmente nel territorio occupato dall’entità sionista. Durante l’esilio, fu direttore di alcune riviste palestinesi a Il Cairo, a Beirut e ad Amman; nonché un importante dirigente politico dell’OLP fino al 1993, anno in cui si dimise perché contrario agli accordi di Oslo.
“Io spero fortemente che ci sia una terza via: laica, aperta e rappresentativa della società civile.
Una forza che porta avanti le vere rivendicazioni di indipendenza del popolo, ma con mezzi al servizio del popolo ed in armonia con l’epoca in cui viviamo. Non una forza che impone le sue convinzioni politiche e religiose con la forza. Noi speriamo che il popolo palestinese possa, ed è indispensabile che possa, esprimere una forza di questo genere”, aveva dichiarato, fra l’altro, in una intervista rilasciata nel giugno dello scorso anno al periodico Carta.
Alla sua produzione più strettamente poetica appartengono, invece, i versi che leggete qui di séguito. E con i quali salutiamo per l’ultima volta un combattente per la libertà della Palestina, un compagno, dunque uno di noi…
A fianco del popolo palestinese, fino alla liberazione della Palestina, fino alla vittoria!


 


 


“Ho nostalgia del pane di mia madre
del caffè di mia madre
delle sue carezze ho nostalgia. Cresce l’infanzia in me
e m’innamoro della vita, della mia vita
che dovessi morire avrei vergogna
del pianto di mia madre.
Prendimi
dovessi ritornare, scialle per la tua frangia, copri le mie ossa con erba
fatta pura dal tuo passo
legami
con una ciocca di capelli
con un filo dell’orlo della veste
che io diventi Dio. Divento Dio se tocco il tuo cuore.
Sono invecchiato rendimi le stelle dell’infanzia
fammi tornare
come tornano gli uccelli
al nido della tua attesa.”


“Orizzonte plumbeo sparso all’orizzonte
strade di conchiglie rotanti in strada.
Dall’oceano all’inferno, dall’inferno al Golfo
da destra a destra, al centro
ho visto solo una forca
una forca con una sola corda per due milioni di teste…”



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