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 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: dalla Redazione :

Redazione 30 dicembre 2009
Padani? Macchè: pagani!


Questi idioti di leghisti, quest’accozzaglia di ignoranti privi di dignità e di coerenza, sono come l’acqua di un famoso romanzo di Camilleri: assumono tutte le forme di tutti i recipienti che, di volta in volta, contengono l’una e plasmano gli altri.
Sono dei mesi scorsi le “battaglie” leghiste per la difesa delle “radici cristiane” del nostro sfortunato ed infelice Paese e del crocefisso nelle aule scolastiche, per non parlare dell’accusa al vescovo di Milano di essere schierato, al pari di un imam, dalla parte dell’islam.
Un partito, quello di Bossi e compagni di merende, si direbbe timorato di dio e legato profondamente alle tradizioni della chiesa cattolica.
Ma è sempre stato così?
Facciamo un passo a ritroso nel tempo.
E’ il 1998, un anno neanche troppo lontano: per la precisione, al 20 settembre.
“A Pontida Roberto annunciò che ci saremmo sposati con rito celtico.
E’ stata una sua idea, per me una sorpresa – ricorda la moglie del ministro per la Semplificazione (per inciso: ma che razza di ministero è, un ministero “per la Semplificazione”? “Semplificazione” di che cosa?) Roberto Calderoni, Sabina Negri – e Formentini, che doveva celebrare, venne da me e mi chiese: ma come si sposano i celti?”.
Sono le prime vere nozze padane – e pagane – della storia di questa associazione di ubriachi da osteria, di operai frustrati e di bottegai semi-analfabeti (per necessità, essendo totalmente analfabeta la loro clientela): a celebrarle è l’ex sindaco di Milano, Marco Formentini, druido per la circostanza nel nordico castello cremonese del calciatore Gianluca Vialli.
Sulle note del “Va’ pensiero…” (strimpellate da Bossi in persona), la sciura Negri sfilava avvolta da un abito rigorosamente bordato di verde.
Benché i celti (quelli veri) non abbiano lasciato nessuna testimonianza sulla modalità dei loro matrimoni (i maligni insinuano l’abbiano fatto per creare difficoltà e perché si coprissero di ridicolo i loro epigoni varesotti), gli sposi si scambiano bracciali al posto degli anelli e propongono quattro testimoni ciascuno: sul finire della cerimonia “Formentini si è arrampicato sull’albero per raccogliere il ‘sacri vischio’”.
Dopo la bevuta del tradizionale sidro celtico (“non era affatto buono, un saporaccio. Pensavo non avessero lucidato bene il calice. Roberto credeva che ci fosse rimasto dentro il disinfettante”), il giuramento “davanti al fuoco che purifica” e il tentativo, miseramente fallito, di “fondere assieme due monete in segno d’unione”.
Roba da scompisciarsi di risate, se non fosse che la Lega ci ha ormai immunizzato dal senso del ridicolo e della stupidità da montanaro ottuso!
E pensare che questi autentici imbecilli (e la “gggente” che li segue, li approva e li vota) sfottevano i “matrimoni rossi” di Servire il Popolo…
Ah, dimenticavamo: sempre nel 1998, e sempre con “rito celtico”, si è sposato anche il vice-ministro Roberto Castelli.
“Nozze” poi regolarizzate in municipio, al pari di quelle di Calderoni, poi celebrate anche in chiesa.
Per rispettare le nuove origini ancestrali, le nuove radici e le nuove tradizioni della Lega Nord, un partito che è tutta una garanzia di (in)coerenza e di umorismo (involontario).



Eugenio Colombo



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