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 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: dalla Redazione :

Redazione 16 dicembre 2009
Il (Contrap)punto: risse d'osteria

Commentare il “vile attentato terroristico” di cui è stato vittima (”vittima” di qualcosa Lui, Superviagra-Superman Berlusconi?!) l’attuale presidente del Consiglio non è nelle nostre intenzioni, per più di una ragione. Non ultima quella che non siamo soliti occuparci di stercorari minori e di episodi da rissa d’osteria…
Ci liberiamo quindi dall’impiccio ricordando l’intervento dell’allora “compagno” Benito Mussolini davanti ad un parlamento ancora formalmente monarchico.
La Red/azione


Il 14 marzo 1912 un muratore romano spara una revolverata contro Vittorio Savoia. C'era un precedente che indicava la linea di condotta dei socialisti. Si era già criticato aspramente lo spettacolo indescrivibile offerto dall'Italia sovversiva dopo l'attentato di Bresci a Monza. C'è un libro, che potete accettare con beneficio di inventario, del Labriola, la Storia di 10 anni, che vi dice come le classi alte dell'Austria Ungheria seppero accogliere la notizia della tragica fine di Elisabetta. Si sperava che, dopo dodici anni, non si ripetesse il veramente indescrivibile spettacolo di Camere del Lavoro che espongono bandiere abbrunate, di municipi socialisti che mandano telegrammi di condoglianze o di congratulazione, di tutta un'Italia democratica e sovversiva che a un dato momento si prosterna al trono.

Difficile scindere la questione politica dalla questione d'umanità. Arduo separare l'uomo dal re. Ad evitare equivoci perniciosi uno solo era il dovere dei socialisti dopo l'attentato del 14 marzo: tacere. Considerare cioè il fatto come un infortunio del mestiere del re. (Bravo! Applausi.)
Perché commuoversi e piangere per il re, solo per il re? Perché questa sensibilità isterica, eccessiva, quando si tratta di teste coronate? Chi è il re? È il cittadino inutile per definizione. Ci sono dei popoli che hanno mandato a spasso i loro re, quando non hanno voluto premunirsi meglio inviandoli alla ghigliottina e questi popoli sono all'avanguardia del progresso civile. Pei socialisti un attentato è un fatto di cronaca o di storia, secondo i casi. I socialisti non possono associarsi al lutto o alla deprecazione o alla festività monarchica. Quando Giolitti dà l'annuncio dello scampato pericolo reale, tutti gli onorevoli scoppiano in un applauso giubilante. Si propone un corteo dimostrativo al Quirinale e alcuni deputati socialisti s'imbrancano senz'altro nel gregge clerico-nazionalista-monarchico. (Bene.)
E si va al Quirinale. Non so se sia vero quel dialogo che le cronache hanno riferito. Non c'ero, ma non è stato neppure smentito. Si dice che quella frase, oltremodo banale, non sia stata pronunciata. Non importa. So che vi è un telegramma: «Pregovi di presentare a Sua Maestà il mio commosso e riverente saluto». E questo è il Bissolati, il quale, dodici anni fa, gridava: «A morte il re»". (Applausi a sinistra. Rumori sugli altri banchi)
BISSOLATI: No, no! Non a morte il re. Abbasso il re. La destituzione.
MUSSOLINI: Non c'è grande differenza tra morte e destituzione. La destituzione è comunque la morte civile.


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