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 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: movimento :

28 maggio 2009
Un brindisi


C’è un’abitudine, qui a casa mia (che sorge, parafrasando immeritatamente i combattenti sudamericani, in una località qualunque di Latino America): di conservare una bottiglia, di quelle buone, per festeggiare gli eventi che riconciliano con la sete di giustizia.
Proprio di recente, ne abbiamo “strangolata” una, io ed i compagni che, con me, partecipano alle sorti de IL BUIO dall’altra parte dell’Oceano.
L’abbiamo fatto dopo aver letto il comunicato delle FARC-EP, datato maggio 2009 ed emesso dalle Montanas del Putumayo, con il quale i combattenti rivoluzionari delle FARC-EP annunciano l’esecuzione di Julio Alexander Marean Ortiz, noto come Olvani, avvenuta il 3 maggio scorso proprio “sotto il naso dell’Esercito” che lo proteggeva.
Olvani era infatti stato “un attivo comandante guerrigliero molto conosciuto nella regione”. Ma “la sua mancanza di solidità ideologica e rivoluzionaria lo spinse a tradire la nobile causa popolare, e a passare nelle fila dell’Esercito paramilitare di Uribe Vélez”.
Con grande rapidità apprese la tecnica di squartare con la motosega, di tagliare la testa e di aprire il ventre con il coltello, nonché di sfigurare con l’acido solforico il volto delle sue innocenti ed indifese vittime”.
Olvani “divenne un autentico uccello di malaugurio per la popolazione: il suo solo nome provocava panico e la sua sola presenza annunciava disgrazie. (…) Molte volte giunse, insieme con l’Esercito, in umili case contadine a staccare la mano conosciuta che, un giorno, si era stesa per offrire acqua da bere; e a togliere la vita a colui che, una volta, gli aveva dato da mangiare. Il nemico lo custodiva come una reliquia e lo valorizzava come un tesoro. Lo teneva con sé per esibirlo. Inviando il falso messaggio che è possibile tradire il popolo e ricevere come premio l’impunità”. (…) “Ora il Traditore ha pagato il suo tradimento! (…)
La giustizia popolare è inesorabile. Presto o tardi arriverà!”.

Fin qui alcuni stralci del comunicato dell’Estado Mayor Frente 48 delle FARC-EP.
Che forse, abbiamo la presunzione di augurarci, più che di credere, farà fischiare le orecchie a parecchi di quelli che si ostinano a negare debolezze e sconfitte vivendo in un mondo modellato sulle loro personali fantasie e sulle loro altrettanto private frustrazioni.
Un mondo in cui infami, traditori e nemici non esistono più semplicemente perché si è opportunisticamente scelto di ignorarne la sopravvivenza in condizioni, a volte, di opulenza sociale e, quasi sempre, di impunità assoluta.
Per oggi, comunque, bando a tutto: stappate una bottiglia e brindate anche voi ai combattenti rivoluzionari delle FARC-EP!
Un porco è morto, morte a tutti i porci!
Cin cin, compagni, cin cin!


 


di Matteo Sepulveda



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