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: movimento :
18 aprile 2008
In memoria di Edoardo Arnaldi
“Noi moriamo solo quando non riusciamo a mettere radici in altri” Tolstoj
Sono passati ventott’anni da quel 19 aprile 1980.
Era un sabato. A Genova, il compagno avvocato Edoardo Arnaldi, nel corso di una perquisizione condotta dai carabinieri nella sua casa, dopo aver appreso che gli si stava notificando un mandato di cattura per “banda armata”, decise di sottrarsi definitivamente alla giustizia borghese ed all’odio della canaglia picista con un colpo di pistola.
Nelle stesse ore, a Milano, veniva arrestato un altro avvocato, il compagno Sergio Spazzali.
Entrambi, per i servi dello stato delle stragi e della mafia, erano colpevoli di “connivenza” con le Brigate Rosse per il solo e semplice fatto di essere difensori di alcuni prigionieri che avevano rivendicato la loro appartenenza all’organizzazione.
Dando la notizia della morte di Arnaldi, l’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci ed oggi diretto da Furio Colombo, presidente della FIAT USA e da sempre zerbino e marionetta del Padrone per eccellenza, scriveva, il giorno dopo, con la tracotanza miserabile degli infami disposti ad ogni menzogna pur di compiacere i potenti, che, ad Arnaldi, col passare degli anni e dopo quelli della Resistenza, “rimasero le abitudini borghesi e l’anticomunismo che (…) è venuto ad assumere caratteristiche viscerali”(!).
Direttori del fogliaccio picista, nel 1980, erano Alfredo Reichlin e Claudio Petruccioli. Segretario del partito, Enrico Berlinguer, noto baciapile infiltrato dalla CIA nelle stanze, peraltro largamente infestate dai topi filoamericani e neo-imperialisti, frequentate da un gruppo dirigente che, di lì a poco tempo, riuscirà nell’unica impresa di cui può, senza tema di contestazioni, menar vanto: distruggere il più grande partito comunista dell’occidente e, nello stesso tempo, fare terra bruciata (in senso letterale) di lotte, movimenti, organizzazioni rivoluzionarie…
Petruccioli è oggi Presidente della RAI, un ente da sempre al servizio del regime e da sempre portavoce e megafono delle menzogne di stato.
Reichlin, nel 2005, ottenne la nomina a “Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica italiana”, il più “alto degli ordini della Repubblica”. Giuda ebbe in compenso trenta denari: i suoi epigoni picisti una nomina ed un’onoreficenza.
Le giuste ricompense per servi di poco valore e di nessuna dignità.
Il compagno Edoardo Araldi, combattente della prima resistenza e simpatizzante della seconda, non è più qui con noi a lottare contro uno stato di cose che seguiterà a restare tale fino a quando ci saranno servi come le canaglie piciste a difenderlo.
Non avremmo voluto celebrare un anniversario così.
Non avevamo nessun bisogno dell’ennesima buona ragione per sputare sui suoi assassini…
19 aprile 1980 - 19 aprile 2008
di Eugenio Colombo
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