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 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: movimento :

14 aprile 2008
Ricordo di un rivoluzionario


Agli inizi di marzo, le bestie narconaziste al soldi di Uribe e di Bush hanno assassinato, all’interno dei confini dell’’Ecuador – e quindi in aperta violazione delle norme delle norme del diritto internazionale – il comandante delle FARC-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia-Ejercito del Pueblo) Raul Reyes, ed altri quindici guerrilleros del suo gruppo.



Nel Pronunciamiento sulla sua morte, le FARC hanno affermato che “il comandante è caduto compiendo la missione di realizzare, grazie alla mediazione del Presidente Chavez, un incontro con il presidente Sarkozy finalizzato alla soluzione della situazione di Ingrid Betancourt ed all’obiettivo dello scambio umanitario” (fra i prigionieri della guerriglia e quelli della stato nazista colombiano).



La slealtà dell’attacco, la perversione ed il cinismo bugiardo di Alvaro Uribe nel deformare le circostanze della morte del comandante Raul,  non solo aggravano pericolosamente le relazioni di questo governo con le repubbliche sorelle, ma hanno seriamente indebolito le possibilità di scambio umanitario ed hanno  invalidato l’uscita politica dal conflitto con questo regime paramilitarizzato e filo-yanqui. (…)



La causa della pace e della giustizia sociale per la quale il comandante Raul Reyes ha sacrificato la sua vita si libra sulle montagne più alte della Colombia, nella Piattaforma Bolivariana, nel piano strategico delle FARC e nella volontà incontenibile di lotta dei guerriglieri e del popolo in tutto il Paese.



Ricorderemo sempre Raùl con profondo affetto, per la sua fermezza rivoluzionaria, per la sua perseveranza e per il suo impegno a far conoscere alla comunità internazionale la realtà delle FARC in quanto Esercito Rivoluzionario; e per il suo sforzo a favore della strategia bolivariana di unità continentale”.



Fin qui, per stralci, il comunicato del Secretariado del estado Mayor Central de las FARC-EP emesso a commento dell’assassinio del comandante Reyes, la cui compagna, ci sia permesso di ricordarlo per inciso, intervenne anni fa ad un’iniziativa organizzata, a Milano, dai militanti del CPU.



Premesso che, com’è ovvio, ci associamo senza riserve al cordoglio dell’Umanità in lotta contro le bestie imperialiste e sioniste e contro i loro servi locali, ci permettiamo di esprimere sommessamente alcune perplessità.



Innanzitutto sul grave errore che le FARC hanno a nostro personale giudizio compiuto quando hanno scelto di assumere come terreno di confronto con il nemico quello legale ed istituzionale.



La storia ci ricorda che quando la guerriglia si avventura nel campo (minato) in cui il nemico è strategicamente più esperto e più forte, perde l’iniziativa e rischia una pesante sconfitta.



In secondo luogo, aver fatto della liberazione di Ingrid Betancourt IL PROBLEMA fondamentale della lotta in Colombia ha provocato uno spostamento di attenzione dell’opinione pubblica internazionale, con la conseguente perdita di immagine della Resistenza: anziché la pratica terroristica, animalesca e criminale della cricca che governa la Colombia per conto dell’imperialismo yanqui, oggetto di riprovazione da parte della cosiddetta “comunità internazionale” è diventato, paradossalmente ma non tanto, stando almeno alle leggi della propaganda politica, l’atteggiamento incerto ed insensibile alle pressioni “umanitarie” che spingono per una liberazione incondizionata degli ostaggi della guerriglia colombiana.



Tutto ciò ha aperto inattesi spazi propagandistici ed auto-promozionali a personaggi a dir poco discutibili come Chavez ed il sionista Sarkozy, che non hanno certo esitato a sovrapporre la loro immagine, i loro interessi e le loro manovre politiche alla realtà di un Paese – la Colombia dei narcos, degli squadroni della morte e della criminalità para-politica – che sta seguitando ad attraversare una crisi catastrofica scandita periodicamente dal massacro di contadini, sindacalisti e militanti della Sinistra.



Da ultimo, ma non per ultimo, il prezzo, in termini di perdite umane e di prigionieri, che la guerriglia ha dovuto fino ad oggi pagare ad una scelta tattica che rischia di trasformarsi in una dèbacle strategica.



Il comandante Reyes, i quindici guerriglieri caduti al suoi fianco ed un numero imprecisato di internazionalisti, fra cui compagni messicani ed ecuadoregni rischiano di non essere le ultime vittime di una scelta tattica che ci appare – ci sia consentito di ribadirlo e ci si perdoni l’ardire di averlo voluto render pubblico, profondamente sbagliata.



Il problema-Colombia NON è il problema-Betancourt; la sua vita non vale neppure un miliardesimo di quella di Reyes e dei suoi compagni. La vita di un prigioniero che, vale la pena ribadirlo, ha comunque sempre condiviso, in maggior o minor misura, le responsabilità ed i crimini del governo di nazisti e narcotrafficanti della provincia dell’Impero yanqui denominata Colombia.


 


Honor y Gloria eterna para el comandante Raùl Reyes!


 


di Matteo Sepulveda



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