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 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: movimento :

18 maggio 2007
L'esecuzione di Somoza


Abbiamo già avuto occasione di ricordare Enrique Gorriaràn Merlo, uno dei dirigenti del PRT-ERP (Partido Revolucionario de los Trabajadores-Ejército Revolucionario del Peublo), morto di recente  (il 22 settembre 2006) in Argentina dopo un’intera vita dedicata alla lotta contro il fascismo e la barbarie imperialista. Merlo, sul finire degli anni Settanta, militò anche nell’Esercito Sandinista e prese parte all’esecuzione del dittatore nicaraguese Anastasio Somoza.
Quella che potete leggere qui di seguito è la cronaca di quell’eroica azione della guerriglia, ricostruita in base ai ricordi dello stesso Gorriaràn Merlo.
Noi a lui la dedichiamo.
A lui e a tutti i compagni che prima e dopo di lui hanno combattuto per un’Umanità senza guerriglieri perché ormai senza servi e senza padroni.


 


Luca Ariano della redazione Esteri de IL BUIO


 


 


Il conto alla rovescia, per la vita del dittatore Somoza, ebbe inizio nel maggio del 1980, allorquando il comando guerrigliero lo individuò ad Asunciòn, la capitale del Paraguay del generale Stroessner.
I guerriglieri affittarono una casa in Avenida Espana a nome del famoso cantante spagnolo Julio Iglesias, che, nel suo ultimo disco, aveva dedicato tre canzoni al Paraguay. E si procurarono l’armamento occorrente al mercato nero del Paraguay. Armamento che “imboscarono” vicino alla frontiera, dalla parte argentina: tra le armi, un bazuka, un M16 ed un Ingram.



Avenidas Espana era un vero e proprio nido di vipere: a quattrocento metri c’era lo Stato Maggiore dell’Esercito; a trecento metri, l’Ambasciata degli Stati Uniti, di fronte all’abitazione di Stroessner, un posto di sorveglianza permanente



La cospirazione contro il dittatore nicaraguese Anastasio Somoza Debayle nacque da una conversazione fra amici davanti a bottiglie di birra e piatti di carne nel ristorante Los Gauchos, dove Ramòn, Santiago e Armando erano soliti riunirsi una volta alla settimana per ricordare i tempi della guerriglia.
- Fa rabbia pensare che questo criminale stia godendo i suoi milioni in Paraguay- osservò Armando
- Ah, no! – aggiunse – sarebbe proprio una vergogna storica consentire ad un assassino del genere di morire tranquillamente nel proprio letto! –


 


Ramòn, Armando, Francisco e Santiago avevano combattuto con la guerriglia sandinista nel Frente Sur “Benjamin Zeledòn”, come “integrantes” di una colonna guerrigliera di internazionalisti che si scontrò con la Guardia Nazionale somozista nella  zona di RivasySan Carlos, Rio San Juan, durante l’offensiva finale contro il regime dittatoriale.
Dopo la fuga dal Nicaragua, avvenuta il 17 luglio 1979, Somoza Debayle – che si vantava di parlare l’inglese meglio dello spagnolo – ebbe il tempo di sostare qualche ora a Miami, negli Stati Uniti, prima che l’allora presidente Jimmy Carter gli facesse saperere che era “persona non grata”.
Ebbe così inizio un pellegrinaggio che lo condusse prima a Panama e successivamente in Paraguay, dove il dittatore Alfredo Stroessner gli offrì asilo politico.



Ma torniamo ai guerriglieri che giustiziarono Somoza.
Dai giornali, appresero che l’ex dittatore viveva in Avenida Marasca Lòpez, ad Asunciòn, e che ogni volta che faceva la sua apparizione in città in una limousine con tanto di chauffeur, era accompagnato immancabilmente da un Ford Falcon rosso con a bordo quattro “gorilla”.
In sèguito, tuttavia, scoprirono che Somoza aveva cambiato domicilio. Decisero di chiamare Somoza “Eduardo”.
Ed avevano stabilito un sistema di vigilanza dell’abitazione dell’ex dittatore consistente, fra l’altro, nell’annotare i dati delle targhe automobilistiche che utilizzava Somoza, ben consapevoli che il problema principale di tutta l’operazione che stavano realizzando consisteva nel fatto che “Eduardo” aveva abitudini assolutamente irregolari.



Somoza si serviva di due limousine Merceds Benz (una bianca e l’altra azzurra), un Falcon rosso (per le sue guardie del corpo) ed un Cherokee Chief, per gli impieghi generici.
Mentre i guerriglieri diretti da Ramòn organizzavano il cerchio di vigilanza attorno all’ex dittatore, un altro gruppo, formato dai guerriglieri Pedro, Francisco e Osvaldo, si incaricava di trasferire le armi dalla frontiera argentina alle basi predisposte allo scopo.
L’armamento per l’operazione comprendeva, come abbiamo già ricordato, un M16, un Ingram ed un bazuka.



Dopo quaranta giorni di appostamenti senza effetto, Armando riuscì ad individuarlo, del tutto casualmente, il 22 luglio 1980. Poiché c’erano problemi a controllare l’obiettivo in condizioni di sicurezza, Osvaldo ebbe l’idea di compare un chiosco da giornalaio a 250 metri circa dalla casa di Somoza, così da migliorare l’osservazione.
Avvenne così che Osvaldo si trovò a vendere riviste pornografiche ai poliziotti, con cui fece amicizia senza che essi nutrissero il minimo sospetto!
Prima che Armando avvistasse Somoza il 22 luglio, la Merceds bianca dell’ex dittatore ed il Falcon rosso dei suoi “gorilla” erano stati individuati davanti a diversi ristoranti di Asunciòn: fu presa così in considerazione l’idea di compiere l’attentato in questi luoghi.



Si pensò anche di noleggiare un camion per vendere verdure sulla Avenida Espana, e di nascondervi sotto le armi fino all’arrivo di “Eduardo”.
Quando il gruppo guerrigliero si rese conto che i movimenti di Somoza erano del tutto irregolari scoprì che uno dei pochi prevedibili era che usciva sempre di casa in Mercedes, proseguiva diritto per Avenida Espana, invece di girare in una direzione o nell’altra all’altezza dei diversi semafori.


 


(fine prima parte)



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