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 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: Italia :

9 dicembre 2009
Necrologi (solo) anticipati

Di bombardamento in bombardamento, di trombata in trombata, pur dedicandosi formalmente alla "cultura" (?!?) con la sua fondazione italianieuropei, il baffetto nazional(popolare) imperversa e continua a fare danni. In previsione degli auguri per l'anno nuovo offriamo una speranza ai nostri lettori.

E’ mancato (finalmente!) nei giorni scorsi Massimo D’Alema, già dirigente del “grande e giusto Partito Comunista di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer, olé”.
Lo piangono la moglie-compagna Linda (di nome, non di fatto) - devota archivista del noto piduista Licio Gelli - i compagni di partito (e neanche tutti) e lo psiconano Silvio Berlusconi, di cui lo scomparso è stato fino all’ultimo amico e fedele alleato. Nel nome e per conto, naturalmente, della “grande classe operaia che deve divenire classe dirigente”.
Nel 1963, il nostro terribile “Baffettino”, “terrore dei comunisti e dei rivoluzionari, oltre che di Veltroni”, era già iscritto alla Federazione Giovanile dei comunisti Italiani (?), nome attribuito dalla Grande Casa-Madre Russia ai dipendenti della filiale italiota.
All’inizio degli anni Settanta, diventa capogruppo in Consiglio Comunale: da questo momento, smette di essere precario e, di conseguenza, di lavorare, anche solo di tanto in tanto.
La sua idea della politica, ispirata al luminoso esempio di Giuda e dalle opere di Giulio Andreotti,  era estremamente semplice, come si conviene ad un dirigente “operaio”: “Io sono Io, cioè Io sono tutto e so tutto; voi, invece, non siete niente e non sapete niente”.
Dopo la (provvidenziale) morte improvvisa (fin troppo per giudicarla naturale) di Enrico Berlinguer, il segretario che aveva preso di nascosto i voti e che si apprestava ad entrare in convento, il ritiro a vita privata del frate(l) Natta, il rincoglionimento prematuro del già rincoglionito Occhetto, Baffettino diventa segretario del PDS, il “grande partito delle grandi battaglie” (tutte perse, naturalmente!).
Grazie a D’Alema inizia una nuova era del “comunismo italiano”: il PCI scomparirà alle elezioni politiche del 2006, ed il PD si disintegrerà alle europee del 2009.
Baffettino- Il Supercretino, al pari del suo meno illustre predecessore Cincinnato, cede il testimone del “Comunismo”, in un accesso di vera modestia, al ripetente-non-sa-niente Veltroni ed al seminarista Franceschini, nonché i meriti dei disastri compiuti da Lui e dalla sua banda di gangster internazionali (soprattutto pisani).
D’Alema ha sempre saputo scegliersi gli amici ed i nemici.
Il suo vero capolavoro è stato infatti la scelta del compagno Topo Gigio Veltroni come Trotsky personale. Veltroni, però, a differenza di Trotsky, è uno che perde anche quando sembra vincere. Oltretutto, accanto a lui, anche un deficiente riesce a fare la sua bella figura…
Di Baffettino-Spezzaferro (e mangia comunisti), vogliamo però ricordare uno degli ultimi, più recenti successi: la mancata autorizzazione da parte del Parlamento Europeo al magistrato Clementina Forleo per l’uso delle intercettazioni telefoniche nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata alla Banca Nazionale del Lavoro.
Su tutto il resto, stendiamo un velo pietoso. Come si conviene in momenti di commemorazione. Di una vita, tutto sommato, e a ben vedere, insignificante come il suo protagonista.
Che riposi, se ci riesce, in pace; e, soprattutto, che non gli venga in mente di imitare uno dei suoi modelli e di risorgere un giorno o l’altro.
Non potremmo sopportare, insieme con lui ed accanto a lui, due supercoglioni come Berlusconi e Veltroni, opportunamente fusi in un unico buffone da nuova commedia dell’arte: Veltrusconi Uolter!

di Anonimo Dolente


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