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 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: Italia :

4 agosto 2009
Cani persiani

Contro la teocrazia iraniana. A fianco del movimento di massa (…) piena scelta di campo a sostegno del movimento di massa iraniano con una coerente proposta politica indipendente. Le istanze democratiche della rivolta vanno sviluppate conseguentemente sul loro stesso terreno: immediata riconvocazione delle elezioni! Via la repubblica islamica, via la teocrazia”.

Diciamo no alla repressione in atto, no alla teocrazia al potere e no alla violenza di Stato. Sì al diritto di manifestare e al rinnovamento democratico che, per essere tale, non potrà che farsi carico dei bisogni di ampie masse popolari (…). Sì a nuove elezioni, sì all’abolizione della teocrazia. Chi ispira a trasformare il mondo sta al fianco dei giovani, delle donne, degli uomini iraniani che oggi coraggiosamente sfidano la violenza del regime”.

Non si tratta per le forze progressiste e comuniste di schierarsi con l’uno o con l’altro dei contendenti dello scontro elettorale. Si tratta di sostenere il popolo iraniano nella sua legittima rivolta contro il regime teocratico”.

Gli estratti che avete appena letto non vengono dalla stampa di destra; né dalle pubblicazioni autogestite dagli ospiti di qualche manicomio sopravvissuto alla riforma-Basaglia: vengono invece dalla “Sinistra”, ed almeno in un caso almeno addirittura  da quella autodefinitasi “rivoluzionaria”.
La prima citazione, infatti, è da un comunicato del sedicente Comitato Esecutivo del Partito Comunista dei Lavoratori, un mini-gruppuscolo noto solo per essere guidato da quel tale Ferrando che, nelle speranze dei trotzkisti rifondaroli (una setta particolare del trotzkismo internazionale segnalatasi per aver dato prova di sapere, non si dice di marxismo e di storia delle rivoluzioni ma nemmeno di politica italiota, ancor meno di quanto un magùt sappia di fisica atomica) avrebbe dovuto spodestare Bertinotti e guidare il Partito verso un futuro “luminoso e vincente” (per i conti bancari del suo Segretario, naturalmente).
La seconda, esprime la prosa di una militante di Sinistra e Libertà quella “neoformazione di Sinistra” che raccoglie, dietro e sotto le bandiere di “note e brillanti intelligenze” come Niki Vendola, Daniele Farina, già campione degli spinellatori e degli alcolizzati, e, poteva mancare?, Moni Ovaia, il compagno-sionista del Leoncavallo, una delle scissioni del partito che avrebbe dovuto recuperare dagli abissi della Storia i vascelli da tempo inabissatisi del Comunismo, del Trotzkismo e delle altre fesserie collegate.
La terza, per concludere questa breve rassegna dell’horror “di sinistra”, va attribuita ad un articolo comparso su Liberazione, il foglio semi-clandestino (quanto a diffusione e a numero di lettori) di Rifondazione, il 24 giugno scorso.
Senza addentrarci in dettagli che farebbero soltanto perder tempo a noi e ai nostri venticinque lettori; e quindi senza avventurarci in interpretazioni degli avvenimenti iraniani dei giorni scorsi che rischierebbero di farci precipitare nel dilettantismo, nella superficialità, nella banalità e nel ridicolo (per inciso, non si rendono conto di averne dato prova giusto quelli che, aggiungendo ignoranza a stupidità, si ostinano a definire “teocratico” il regime iraniano? Sa, questa banda di imbecilli, cosa significa “teocratico”?), ci limitiamo a due semplici osservazioni. Che rappresentano poi altrettante critiche.
1) I nostri “rappresentanti della Sinistra” non riescono a nascondere il loro amore appassionato per la democrazia borghese, per questa forma di governo che narcotizza i dominati e rende forti i dominatori.
Da qui le denunce per presunti “brogli elettorali”, come se le elezioni non fossero, sempre e comunque, per definizione, una truffa!
E allora, che senso ha schierasi con chi contesta, senza uscire dal quadro della “teocratica” repubblica islamica, tutt’altro!, l’esito della consultazione elettorale?
2) I “sinistri” di casa nostra – sostenitori, fra l’altro, delle contestazioni alla visita in Italia di Gheddafi – maneggiano poco di dialettica. Sospettiamo anzi che, nella maggior parte dei casi, non sappiano neppure cosa sia; o la confondano, nella più favorevole delle ipotesi, con la “capacità di parlare”.
Anche, ma non soltanto e non soprattutto, da qui la loro totale incomprensione del rapporto che lega la contraddizione principale con quelle secondarie; e della stessa natura delle contraddizioni.
La cosa non stupisce: considerata l’origine trotzkista di pressoché tutti questi “spaventapasseri del catto-comunismo”, il pensiero di Mao Tsetung rappresenta una lettura – ed un patrimonio - inaccessibile.
Come si può pretendere che sappiano distinguere il nemico principale (nel caso degli avvenimenti iraniani dei giorni scorsi, l’imperialismo Usraeliano) da quello secondario (la borghesia al potere), quelli che, al pari dei Testimoni di Geova, si sono sempre e soltanto segnalati per il tempo dedicato allo studio dei testi di partito, anziché per quello speso nella lotta di classe reale?!
Relitti sopravvissuti al crollo di una diga storica che ha travolto casamatte ben più forti di quelle da loro oggi presidiate da un nemico che non verrà più dal deserto della toponomastica terzinternazionalista, i sedicenti “neocomunisti” nostrani, al pari di alcuni loro predecessori, si trovano oggi a svolgere, per ignoranza, per incapacità e per altro ancora, il ruolo – aggettivato, come nella loro “migliore” tradizione, dall’immancabile “oggettivo” - di servi dell’imperialismo yankee e sionista.
In una parola, di servi della CIA che cercano disperatamente di salvarsi dall’inevitabile affogamento chiamando in soccorso la democrazia borghese ed il “compagno” Obama.
Anche per questo, per dirla ancora una volta con Mao, non bisogna esitare a “bastonare il cane che annega”…

Luca Ariano


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