Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista "Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte dimostrano che la casa e' nostra. - No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui, Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino: un mio avo lo piantò.[continua]
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: Imperialismo :
7 dicembre 2009 (As)saggi di sionismo
“Ogni città, e più generalmente ogni località che non agirà secondo queste disposizioni, sarà inesorabilmente messa a ferro e fuoco. Non soltanto agli uomini sarà resa inaccessibile, ma anche alle fiere ed agli uccelli resterà odiosissima per tutti i tempi” Antico Testamento, Ester, vv.8/12
Nel corso dell’operazione “piombo fuso” - grazie a cui, a cavallo fra il 2008 ed il 2009, le bande armate dell’entità sionista sferrarono l’ennesima aggressione criminale contro il popolo palestinese di Gaza – la soldataglia sionista ha usato civili palestinesi come scudi umani, spingendoli ad entrare per primi in edifici dove si sospettava ci fossero bombe, o tunnel con persone armate. Questa è una delle tante testimonianze raccontate da soldati e riservisti sionisti che hanno preso parte all’aggressione di Gaza e che hanno pubblicato le loro confessioni in una pubblicazione curata dall’organizzazione Breaking the silence (Rompere il silenzio). Tutte le 54 testimonianze raccolte nell’opuscolo sono anonime, giusto per confermare il livello di democrazia esistente nell’entità sionista. Esse riescono comunque a mettere sufficientemente in luce la facilità con cui vennero distrutte case e moschee, anche quando non rappresentavano obiettivi militari; l’uso di bombe al fosforo in zone popolate da civili (vi immaginate gli effetti dello sganciamento di bombe al fosforo in corso Vittorio Emanuele, qui a Milano?); l’uccisione di vittime innocenti; la distruzione di proprietà private; e via elencando crimini e misfatti da esercito yankee o da armata di un film dell’orrore. Un esponente di Breaking the silence ha affermato che “le testimonianze raccolte provano che il modo immorale in cui la guerra è stata condotta è dipeso dal sistema in atto, più che dagli individui. Secondo il Centro Palestinese per i diritti umani, il numero totale di morti è di oltre 1400, fra i quali più di novecento civili e quasi trecento bambini! L’ONU ha stilato un elenco delle distruzioni avvenute durante l’aggressione sionista a Gaza: distrutte oltre 50 mila case, ottocento industrie, duecento scuole, trentanove fra chiese e moschee, forse a dimostrazione dell’”imparzialità distruttiva” della religione del “popolo eletto”. E fra gli “obiettivi” distrutti dall’esercito più “morale” del mondo, molte proprietà della stessa ONU, che si è ben guardata dal protestare più di tanto per le vittime coinvolte nelle zone sotto la sua giurisdizione. Che dire, che non sia stato già detto? Che indignazione esprimere, che non sia stata già espressa? Che giustizia reclamare, che non sia stata già (inutilmente) reclamata? In un mondo in cui la Giustizia è permanentemente in catene, liberare la Giustizia può significare soltanto liberare finalmente il mondo dalla catene: da tutte le catene, compresa quella sionista.
Luca Ariano
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