Redazione Il Buio - CPU
Chi siamo : : imperialismo : : italia : : mass-media : : movimento

: NewsLetter :
Iscriviti alla nostra lista: riceverai un avviso alla pubblicazione di nuovi articoli sul sito. [privacy]
ultimo
numero
pubblicato
45

Google
powered



 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: Imperialismo :

8 luglio 2009
Se otto anni vi sembran pochi…

Può un uomo essere imprigionato per otto anni senza un accusa formale e senza che gli vengano mai mostrate le prove a suo carico?
Un nostro lettore disattento risponderebbe certamente in modo positivo, in modo positivo specificando sicuramente “in Cina, magari in qualche paese dell’Africa, sotto qualche dittatura sudamericana…”.
Ma tutto ciò potrebbe accadere nella patria del diritto? Potrebbe accadere nella civilissima Europa? Potrebbe accadere magari nell’Inghilterra laburista?
Il nostro affezionato, ma distratto, lettore non avrebbe dubbi:”certo che no! Che diamine è un paese democratico, certo hanno ancora la Regina, ma suvvia…
Evidentemente distratto lettore, sarai anche affezionato, ma che, per esempio, la signora Dina Al Jnidi ritenga responsabili di quanto le é successo, anzi di quanto è successo a suo marito Mahmoud (di nazionalità palestinese), il parlamento inglese nel suo complesso, Tony Blair (allora primo ministro) e persino la Regina è un fatto che certamente, leggendo il suo racconto, non può provocare stupore.

Il racconto

Ricordo perfettamente il giorno che la polizia è venuta ad arrestare mio marito: era il 19 dicembre 2001. Erano in trenta, tutti ben armati: hanno puntato i fucili in faccia a me e ai miei bambini e dallo spavento alcuni si sono fatti persino la pipì addosso. Hanno scaraventato mio marito a terra e con i piedi gli sono saliti sulla schiena, lui urlava, ma loro lo hanno immobilizzato gridandogli che era un sfottuto terrorista. A quel punto mio marito Mahmoud sparisce, per 40 giorni, nonostante le mie ricerche, per 40 giorni le autorità britanniche tengono la bocca cucita, finchè vengo a sapere che si trova recluso presso la prigione di Belmarsh; sono andata a trovarlo, ma mi hanno fatto parlare con lui attraverso un vetro, non solo: i nostri dialoghi si sono dovuti svolgere in inglese (lingua che mio marito parla poco e male) a fronte del divieto di esprimerci in arabo.
Di fronte alle privazioni e alle violenze che ha dovuto subire alla fine la mente di mio marito che, per inciso, non ha mai potuto vedere le prove che sostenevano i reati di cui era accusato, ha ceduto, ha iniziato a ferirsi da solo, a farsi del male, nonostante il ricovero ed il trasferimento nell’ospedale psichiatrico.
Nel 2005 finalmente Mahmoud ottiene gli arresti domiciliari, ma secondo le disposizioni contenute nel Prevention of Terrorism Act, viene costretto ad indossare un braccialetto elettronico, non può ricevere visite, non può usare Internet (obbligo che si estende anche ai familiari).
Alla fine sono fuggita, sono scappata in Giordania con i miei figli, senza mio marito a cui il permesso di espatriare è stato negato fino ad oggi (Mahmoud ha appena ottenuto dalla corte suprema inglese un permesso di viaggio di 5 anni).
Io e mio marito siamo fuggiti dalle torture degli israeliani per trovare una situazione peggiore in Gran Bretagna”.

Tratto dall’Indipendent e tradotto a cura di M.J.


Clicca qui per tornare alla pagina principale.
: : Per contattarci scrivi all'indirizzo ILBUIO(chiocciola)HOTMAIL.COM : :     W3Counter