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 Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

 

 

 

"Arrivò una famiglia e disse: Abbiamo le carte

dimostrano che la casa e' nostra.

- No, no, disse il vecchio. Il mio popolo ha sempre vissuto qui,

Mio padre, mio nonno ... e guarda in giardino:

un mio avo lo piantò.[continua]

: Imperialismo :

9 aprile 2009
Brevi dall'orrore sionista


“C’era una casa con dentro una famiglia”, ricorda il comandante di una piccola unità di fanteria dell’eroico esercito sionista, sterminatore di bambini, di donne incinte e di vecchi.
"Ordinammo alla famiglia di stare tutti in una stanza. Poi ce ne andammo e arrivò un nuovo plotone. Dopo alcuni giorni venne l’ordine di rilasciare la famiglia. Avevamo messo un tiratore scelto. Il comandante rilasciò la famiglia dicendo loro di andare verso destra, ma dimenticò di avvertire il tiratore scelto sul tetto che quella gente veniva liberata e che era tutto ok, e non avrebbe dovuto sparare”.
Anziché a destra, la madre coi due figli prende a sinistra. Il cecchino li vede avvicinarsi alla linea che, secondo quanto gli era stato detto, nessuno avrebbe dovuto oltrepassare.
Così “ha sparato subito, uccidendoli”.
“Non credo- continua la testimonianza – che si sia sentito troppo male.
L’atmosfera generale, da quello che ho capìto parlando con i miei uomini, era, come dire?, che le vite dei palestinesi sono molto, molto meno importanti delle vite dei nostri soldati”.
Non si parla affatto, qui, delle bombe al fosforo, o delle altre armi di natura sconosciuta utilizzate dagli aggressori nazi-sionisti a Gaza.
Si parla, del tutto fuori-luogo ed arbitrariamente, di morale, di “jus in bello”. Nonostante quella contro Gaza e contro il popolo palestinese non sia, non sia mai stata e non potrà mai essere, né in senso giuridico né dal punto di vista tecnico-militare, una “guerra”, bensì, più canagliescamente, un’aggressione criminale.
Il ministro della difesa (?) dell’entità sionista, tale Barak, ha definito la soldataglia ai suoi ordini “la forza più morale che esista al mondo”.
Non la pensano così neppure i suoi scagnozzi protagonisti dei racconti di cui abbiamo riferito solo alcuni brevissimi spezzoni.
A parte alcuni casi di fuoco senza avvertimento contro civili (un classico della sbirraglia infame di Sion), un comandante, in un articolo pubblicato su un quotidiano (Haaretz) dell’entità sionista che si illude di coprire con la propria pretesa obbiettività i crimini di uno stato razzista e guerrafondaio, descrive alcuni episodi di vandalismo.
“Scrivere ‘morte agli arabi’ sui muri delle case occupate, prendere le foto di famiglia e sputare su di esse soltanto perché lo puoi fare, credo che questa sia la cosa più importante per capire quanto le forza armate siano precipitate sul piano della morale”.
“Precipitate”, come se si trattasse di una degenerazione recente. Comunque di una degenerazione, cioè della corruzione di un corpo costituzionalmente sano ed integro…
Occorrono commenti?
Fino a quando si potrà abusare della febbre di apatia, di opportunismo e di disinteresse che ha colpito, più deleteria della peste di manzoniana memoria, la ”Grande Umanità” alla cui coscienza faceva appello il Che Guevara?!


 


di Luca Ariano



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