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: Imperialismo :
16 marzo 2009 Intervista sul vampiro
Pubblichiamo stralci di un'intervista tratta da www.ariannaeditrice.it: le parti che riteniamo più interessanti e utili per dissipare alcune "ragnatele ideologiche" sul sionismo. Red/azione de "Il Buio"
(A proposito delle lobby sioniste nel mondo) Canzano – Lobby sionista? Manno – Per capirci, prendiamo l’esempio della lobby sionista in America, la lobby sionista più forte d’Occidente. Nella corsa dei due candidati americani alla Casa Bianca, tutti hanno potuto vedere in TV sia Obama sia il suo vice, Biden, sia i due perdenti McCain e la Palin correre a genuflettersi davanti all’organizzazione più potente della lobby, l’AIPAC. Questo era stato previsto da Mearsheimer e Walt e si è avverato puntualmente. I due candidati sono stati costretti a sottomettersi ad un accurato esame davanti ai giudici della lobby riguardo alle loro proposte politiche riguardanti Israele e ai posti di comando che essi erano disposti ad accordare a sionisti (ebrei o non ebrei) nella loro futura amministrazione. Tutti ricorderanno come Obama sia riuscito a spiazzare il rivale proclamando che egli appoggia la linea di “Gerusalemme unica e indivisibile capitale dello Stato ebraico”. McCain non si era spinto a tanto. Questa linea è ufficialmente condannata dalla comunità internazionale sulla base di una serie di risoluzioni dell’ONU. Israele prosegue nell’espulsione dei palestinesi (in gran parte di fede cristiana) dalla Città Santa e l’Occidente fa finta di niente pur mantenendo la posizione ufficiale dell’ONU. Adesso Obama, l’«uomo della pace» si è spinto dalla parte di Israele come nessun presidente lo aveva mai fatto. All’inizio sembrava che l’appoggio determinante della lobby andasse per McCain, poi le cose sono cambiate. Bisogna ricordare che il vice di Obama, Joe Biden, appena scelto, si è dichiarato “un ardente sionista” e non mi sorprenderebbe se non sia stato imposto a Obama proprio dalla Lobby. Poi Obama è riuscito a dare garanzie sicure e i favori (e i denari) della lobby sono affluiti dalla sua parte. Un colpo formidabile per i sionisti. Adesso la lobby avrà una politica pro israele e pro lobby portata avanti da un presidente popolare e non da una controfigura di Bush. I politici occidentali potranno fare anche loro una politica pro israeliana e pro americana (che è lo stesso) senza troppo scontrarsi con l’opinione pubblica. Il movimento pacifista è completamente spiazzato. Certo molto presto Obama distruggerà la sua immagine di uomo nuovo, diventando come la Rice o Powell, il nero di turno che serve gli interessi della lobby; ma alla lobby questo cosa importa, dal momento che ottiene ciò che vuole? In realtà l’immagine di Obama è già intaccata. La scelta della Clinton agli esteri, la scelta di Rahm Emanuel (il cui padre ha dichiarato di odiare gli arabi e di essere sicuro che il figlio agirà a favore di Israele) sono solo i primi segni. Un’altra cosa è riuscita ad ottenere la lobby. Dopo lo strapotere che Bush aveva accordato ad un’altra ala della lobby, agli screditati neocons (quasi tutti ebrei), gli strateghi sionisti hanno pensato di far fare la stessa politica di costoro a dei non-ebrei, ma di sicura fede sionista. Così dopo Biden, ecco ricomparire la Clinton (con la quale Obama all’inizio si era scontrato sulla politica estera e oggi gliel’affida). Hillary è un’altra sionista e si porta al Dipartimento di Stato la squadra ebraica del marito: La Madeleine Albright, Holbrooke, Dennis Ross, ecc. Stessa politica dei neocons ebraici ma portata avanti ufficialmente da non-ebrei. I sionisti non-ebrei sono per fortuna pochi ma sono i peggiori traditori del loro paese e mandano a morire giovani americani in guerre per rafforzare Israele, come è successo in Iraq. Anche noi europei abbiamo la nostra lobby sionista comunque. Non ci facciamo illusioni. CANZANO – Anche in Europa c’è la lobby sionista? Manno – La lobby sionista si trova ovunque nel mondo dove ci sono sionisti. Se quest’ultimi fossero tutti in Israele le cose sarebbero più semplici ma c’è la Diaspora e tra gli ebrei della Diaspora ci sono molti sionisti. Già era nel programma del primo Congresso Sionista (1897) che i sionisti della Diaspora dovessero compiere i passi necessari “per ottenere dai diversi governi il consenso necessario alla realizzazione degli scopi del sionismo”. Ed è quello che essi sono riusciti a fare. Oggi, dopo la nascita di Israele, la lobby sionista americana e le varie lobby nazionali servono sempre gli “scopi del sionismo”, che però sono diversi rispetto a quando bisognava fondare lo stato ebraico. Dopo 60 dalla sua fondazione, Israele non ha fondamenti sicuri. La sua esistenza come “stato ebraico” è messa in discussione ed esso si mantiene solo con la forza. Essendo uno stato etnico che occupa terre altrui e opprime i palestinesi, senza rispettare la legalità internazionale, esso sa bene che è uno stato illegittimo. La lobby ha il compito di “legittimarlo” almeno in Occidente. L’Europa, almeno formalmente, si è impegnata in Medio Oriente con una posizione di equilibrio tra arabi e israeliani. Abbiamo grandi interessi nel mondo arabo. Nel 2004 ci sono stati i primi cambiamenti. Il Consiglio dell’UE approvò il “Piano d’Azione UE-Israele” e nonostante la pagella sconvolgente di Israele nel campo dei diritti umani, il Piano dichiarava che “L’UE e Israele condividono gli stessi valori di democrazia, rispetto di diritti umani e sovranità della legge e delle libertà fondamentali”. Il che non è assolutamente vero e sono pronto a dimostrarlo. Comunque il Piano fa anche peggio: dà la possibilità a Israele di “prendere parte in aspetti determinanti delle politiche dell’UE”. Diventeremo una colonia sionista. “Dal 2006 la posizione dell’Europa cambiò ulteriormente. Prima ci fu un ammorbidimento delle critiche a Israele. Ciò avvenne su pressione di uno speciale “Comitato Ebraico Americano per L’Europa”. In esso vi è L’Aipac, l’ADL (lega antidiffamazione), l’American Jewish Congress, che si è distinto in modo particolare. A rispondere positivamente da parte dell’UE fu prima Prodi, poi la Ferrero-Waldner, infine Barroso. Prima del 2000 l’UE pretendeva che Israele ripagasse i danni alle infrastrutture costruite nei territori occupati coi denari europei, dopo, la Ferrero-Waldner e Barroso non pretendono più niente. Oggi esiste nel parlamento Europeo una struttura di circa 200 parlamentari “Amici Europei di Israele” che lavora per Tel Aviv. Questo sforzo è sostenuto da uomini d’affari ebrei di tutto il continente nonché da ebrei eletti nei vari parlamenti, come, in Italia, la Fiamma Nierenstein e l’avvocato Alessandro Ruben. Infine, con la presidenza UE alla Francia dell’ebreo sionista (lo ha dichiarato lui) Nicolas Sarkozy e la costituzione dell’Unione Mediterranea, il sionismo è ormai molto vicino ad ottenere l’accettazione e la legittimazione di Israele nel mondo arabo, tramite l’Europa. Attenzione, questa non è una politica di pace, come dicono i governanti europei. Se la legittimazione araba si realizzerà, Israele avrà mano libera per una politica militare, contro l’Iran, contro Hezbollah e i palestinesi, con il beneplacido dei paesi arabi. In questo quadro lo stato palestinese sarà una serie di piccoli bantustans completamente circondati, come Gaza. Solo la crisi economica dell’Occidente può fermare il conflitto. Se la crisi economica farà saltare il potere traballante dei governanti arabi corrotti, assisteremo ad una ripresa del terrorismo, delle rivolte, delle rivoluzioni dei popoli arabi frustrati. CANZANO - Israele non è uno stato democratico? MANNO – No. Non lo è. È uno stato etnocratico. Uno stato per soli ebrei. La democrazia nello stato ebraico vale solo per gli ebrei. Per i non-ebrei è una farsa. Immaginiamo per un attimo che in un paese multietnico in cui vi è un’amministrazione coloniale, un partito che rappresenta una particolare etnia ha in programma, dopo la fine del colonialismo, di costituire uno stato democratico su tutto il paese ma cacciando le altre etnie. Possiamo dire che il programma di questo partito è democratico? Per me è un programma razzista basato sulla pulizia etnica. Adesso immaginiamo che, finita la fase del colonialismo, a questo partito venga concesso di costituire il suo stato ma solo su una parte del territorio del paese e a condizione che anche su quel territorio non ci siano espulsioni etniche. Succede invece che lo stato viene fondato subito dopo l’espulsione della maggioranza degli abitanti da parte della minoranza, secondo il suo programma razzista iniziale. È uno stato democratico ma la democrazia doveva coinvolgere tutta la popolazione e non solo la minoranza che ha effettuato la pulizia etnica. Adesso succede che le istituzioni che rappresentano la legalità internazionale (per esempio l’ONU) chiedano a questo stato etnico di reintegrare gli espulsi e accordare loro pari diritti democratici. In risposta questo stato “democratico” (per la sola etnia che esso rappresenta) si rifiuta di farlo, anzi persevera nel suo programma iniziale di volere conquistare tutto il territorio del paese e di colonizzarlo con gente della sua etnia fatta affluire da altri paesi. Questa nuova espansione e questa nuova pulizia etnica non avvengono in modo fortuito ma sono sancite nei documenti fondanti dello stato “democratico”. Per esempio in essi vi si stabilisce che tutto il territorio del paese appartiene a tutti coloro che appartengono all’etnia giusta ovunque essi si trovino (e magari da migliaia di anni) e non appartenga invece agli espulsi che vi vivevano prima della fondazione dello stato etnico. È ancora uno stato democratico? Non basta. Immaginiamo che in questo stato etnico è sopravvissuta una piccola minoranza dell’etnia sbagliata. Una minoranza in crescita demografica che costituisce circa un quarto della popolazione totale. Queste persone vengono trattate come cittadini di secondo grado, nelle attività economiche, nei tribunali, nella vita quotidiana, ecc., dove devono subire mille discriminazioni. La discriminazione più grave riguarda il possesso della terra. Lo stato si è assicurato, con un’altra legge fondante della “democrazia” etnica, che il 93% della terra del paese resti nelle mani dell’etnia giusta. La vendita di proprietà terriere (e immobiliari costruite su di esse) deve avvenire solo tra persone di questa etnia. È però possibile acquistare nuove terre di quel 7% rimasto all’etnia minoritaria, in modo da espander le proprietà dell’etnia giusta. È ancora uno stato democratico? Di fronte a queste discriminazioni lo stato etnico concede un limitato diritto di voto e un limitato diritto di critica alla minoranza discriminata. Bastano questi diritti politici di fronte alle mille discriminazioni a far sì che lo stato sia democratico? Già sento i difensori di Israele, perché è di lui che stiamo parlando, insorgere e protestare contro la mia ultima affermazione sui limitati diritti politici della minoranza palestinese. Invece è proprio così. Si pensi, per esempio al fatto che in Israele è proibito mettere in discussione il carattere ebraico dello stato. È proibito fondare partiti che hanno come programma uno stato diverso, non etnico, ma di tutti i cittadini. È proibito lottare per l’applicazione della risoluzione 194 dell’ONU che sancisce il diritto al ritorno dei palestinesi espulsi. È proibito lottare per abolire la legge fondante dello stato che dice che la Palestina appartiene a tutti gli ebrei del mondo e che in qualunque momento uno di essi può andare in Palestina a occupare una proprietà che l’esercito dello stato ebraico avrà provveduto a togliere a qualche palestinese dei territori occupati. È ancora uno stato democratico? Rovesciamo la situazione: immaginiamo per un attimo che lo stato italiano si proclami stato “cattolico” e stabilisca che i cittadini italiani ebrei, o protestanti o altri ancora non appartengano a questo stato, li discrimini direttamente, proibisca loro di acquistare terre o proprietà immobiliari da cittadini cattolici. D’altra parte stabilisca che i cittadini cattolici (qualsiasi cosa ciò possa oggi significare) non possano vendere proprietà a ebrei, protestanti, ecc, in modo che la terra d’Italia si concentri sempre più in mani cattoliche. Ai non cattolici viene lasciato il diritto di voto ma in modo tale che esso non pregiudichi il carattere “cattolico” dello stato. L’Italia potrebbe ancora chiamarsi stato democratico? E ricordo ai difensori di Israele che gli ebrei in Italia non sono un quarto della popolazione come i palestinesi in Israele. Ricordo loro anche che andando avanti nel modo in cui si sta andando avanti c’è il rischio che oltre che uno stato etnocratico Israele, diventi anche uno stato teocratico, visto il peso crescente dei religiosi nella politica israeliana.
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