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Il (Contrap)punto 15 luglio 2008 Il (Contrap)punto: sfratti
Giorni fa ci è capitato di incontrare per strada un compagno che non vedevamo da tempo. Dopo i convenevoli, è arrivato, puntuale come l’ufficiale giudiziario (è proprio il caso di dirlo!), il rimprovero, ovviamente bonario, a IL BUIO on line di non aver discusso il caso dello sfratto al Leoncavallo.
Di una notizia, cioè, che ha occupato le pagine di quasi tutti i giornali, anche se soprattutto perché, nel periodo estivo, hanno largo corso le vicende più farsesche e strampalate, più delle altre giudicate appetibili dal pubblico della carta stampata.
Che “Lo sfratto del Leo” sia un’opera buffa degna di un autore comico è cosa di cui anche il nostro amico è ben consapevole. E che si tratti del classico “gioco delle parti” degno di un paese che ha dato i natali alla commedia dell’arte ed a quella degli equivoci ben lo sanno i nostri manzoniani venticinque affezionati lettori.
Ricordate le promesse della vigilia della coppia di buffoni De Corato-Maroni? “Questa volta si fa sul serio: il Leo sarà senz’altro sgomberato!”; “Basta con l’illegalità: domani il Leo sarà chiuso!”; “Con questo governo, la tolleranza nei confronti del Leoncavallo è terminata, irrevocabilmente!”; e via sparando “minacce” destinate ad impressionare i referenti grulli della Destra e a verniciare di serietà e di inflessibilità un Esecutivo di nani, prostitute, drogati e cerebrolesi.
Non stupisce affatto, dunque, che lo “sfratto irrevocabile” del Leo sia stato per l’ennesima volta rinviato, proprio come era solito fare il “compagno betullino-Farina” quando, nei suoi personali “tempi eroici”, prometteva di “dare una lezione definitiva ai leghisti”.
Stupisce, invece, almeno stando alle cronache dei giornali, che betullino-Farina ed il suo oratorio abbiano ricevuto la “solidarietà” dei centri sociali milanesi.
Ammesso che la notizia sia vera, ricordiamo brevemente ai soliti opportunisti invidiosi del “successo istituzionale” della realtà che da sempre li rappresenta, qualche “misfatto” del loro leader. Commesso in quanto eletto alla Camera nelle fila di Rifondazione, un gruppetto al cui sfacelo, ci auguriamo di cuore definitivo ed irreversibile, stiamo assistendo proprio in questi giorni.
(a) Betullino-Farina (Rifondazione) ha votato a favore del finanziamento delle missioni estere, nonostante i comunisti (“ma che ci azzeccano betullino, il Leo e Rifondazione, con il comunismo?!”, obietterebbe un giudice-sbirro che suscitava l’entusiasmo isterico dei “sinistri-chic” frequentatori dell’oratorio di via Watteau) siano da sempre contro ogni tipo di guerra imperialista. Si tratta, fra l’altro, della votazione a favore della legge n.38 del 29 marzo 2007 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 31 gennaio 2007, n.4, recante proroga della partecipazione italiana a missioni umanitarie e internazionali”.
(b) Betullino-Farina, che si erge a difensore dei diritti dei precari e che non si vergogna di essere presente alle loro carnevalate - pardon: manifestazioni - di piazza accompagnato dalle solite scimmie-da-guardia, giusto per dar prova dell’amore che per lui nutrono le negriane “moltitudini”, ha rappresentato un partitino che ha votato a favore del pacchetto-Treu. Vale a dire a quella legge che ha aperto la strada e preparato il terreno all’oscena e vergognosa legge-Biagi. Entrambe, infatti, non solo non hanno risolto nessuno dei problemi dell’occupazione nel nostro Paese, ma li hanno, al contrario, affatto accentuati. Non creando occupazione stabile ma favorendo il precariato e la “flessibilità”. E comunque “contratti” di lavoro assolutamente favorevoli ai padroni, alle imprese e a coloro che da sempre sfruttano la forza-lavoro, sindacati compresi.
Sono sufficienti, questi due elementi, peraltro estratti da un mazzo di infamie di marca rifondarola, e dunque “betullina”, per giustificare una pesante censura nei confronti di chi avrebbe espresso la propria solidarietà al Leo “minacciato di sfratto”?
Che sfrattino o non sfrattino il Leoncavallo, è uno pseudo-problema: un problema che non è tale. Almeno per chi, come noi de IL BUIO, bada alle cose serie, alle cose importanti, e non ai giochi di ruolo di una compagnia di giro che da troppo tempo porta in tournée sempre le stesse maschere, sempre gli stessi attor-comici, si chiamino essi Farina, Moratti, Albertini, De Corato, Bossi, Maroni e via elencando nomi volgari di materiale fecale da museo della scienza e del mondo animale…
di Eugenio Colombo
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