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Torturatori contro la tortura?

“A proposito dell’articolo di Manconi e Rista (1) relativo al reato di tortura, apparso su Il Manifesto del 4 settembre, mi pare assai inopportuna ed impropria la citazione  del gen. Dalla Chiesa come difensore dei diritti umani. Nel 1977 il controllo interno ed esterno delle Carceri Speciali venne affidato al suddetto generale e come familiare di un detenuto rinchiuso in quelle carceri ricordo bene il trattamento riservato ai reclusi dell’Asinara, denunciato spesso da Franca Rame e dai familiari e le torture subite dagli arrestati (fino alle finte esecuzioni).
Così come ricordo che su un quotidiano il gen. Dalla Chiesa si scagliò contro un giudice che aveva osato darmi un permesso di colloquio con un detenuto dell’Asinara, pur non essendo io una familiare.
E soprattutto voglio ricordare le ‘brillanti’ operazioni condotte dal generale e dai suoi uomini nel 1974 nel carcere di Alessandria (7 morti) ed il 28 marzo 1980 in via Fracchia, a Genova, quando quattro militanti delle Brigate Rosse furono trucidati dopo l’irruzione nella loro base.
Certo, siamo abituati alle grandi, ipocrite e nobili dichiarazioni e ad agire all’opposto, e quindi ormai non dobbiamo più stupirci di nulla”.
Severina Berselli
In Il Manifesto del 6 settembre c.a.

(1) Cfr.  “Un reato che riguarda i poliziotti”, in Il Manifesto del 4 settembre c.a.

Quella che avete appena finito di leggere è, se non ve ne eravate accorti, una lettera.
Una lettera che la compagna Severina Berselli ha inviato giorni fa a Il Manifesto, il fogliaccio con cui le maestrine dalla penna rossa, i sostenitori della Giunta Pisapia-Limonta ed i catto-comunisti in generale si illudono di lavarsi quotidianamente la coscienza.
Se noi de IL BUIO, che con Il Manifesto e con i suoi abituali lettori condividiamo la stessa affinità che i sionisti hanno per i diritti del popolo palestinese, l’abbiamo oggi ripresa e riproposta, è per tanti motivi.
Uno dei quali, non l’ultimo né il meno importante, è che a tutto c’è un limite.
A tutto, anche all’uso strumentale, fazioso e rivoltante della Verità storica. Che non può sempre e comunque (e da chiunque) essere manipolata a piacere dai vincitori e dai loro servi. I quali, giova sempre ricordarlo, hanno vinto non perché il diritto e la ragione fossero dalla loro parte, bensì per il fatto che, come sappiamo per esperienza, è la Forza ad essere la fonte della Verità.
Ma che la forza sia all’origine della Verità non vuol dire che la “verità” di chi è più forte sia (per tutti) tale…

RED5