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Informazione gasata

Il “giallo” di fine-estate della politica internazionale sembra sia stato finalmente risolto. Grazie all’ONU, l’investigatore sagace e trionfatore di turno, uscito non dalla penna di una nuova Agata Christie ma dalla mente (ci si perdoni il termine, del tutto azzardato per un presidente dello Stato- canaglia per eccellenza) di  “Ba(ldr)racca” Obama, l’idolo dei catto-comunisti e delle maestrine dalla penna rossa.
In realtà, il rapporto degli ispettori dell’ONU comunicato lunedì 16 settembre ai quindici rappresentanti dei Paesi che fanno parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può essere riassunto nell’affermazione, che “a Damasco sono state usate armi chimiche su larga scala ma non è possibile stabilire da chi”.
In un primo tempo, le anticipazioni della stampa, in particolar modo di quella  yanqui, avevano segnalato che sarebbe stato possibile stabilire, grazie all’analisi dei campioni raccolti sul campo, se le testate contenenti armi chimiche erano state utilizzate dall’esercito siriano oppure dai terroristi.
La scelta sembrava fosse caduta su Assad, in base alla ricostruzione della presunta traiettoria di un razzo terra-terra forse impiegato per spargere il sarin oppure alla scritta in cirillico trovata sul frammento di un altro ordigno.
Alla fine, le previsioni si sono rivelate (parzialmente) infondate. Nel senso che neppure gli ispettori dell’ONU, con somma frustrazione di coloro che intendevano utilizzare il tema delle armi proibite per giustificare l’aggressione armata alla Siria, sono riusciti, a differenza di quello che fa Agata Christie nei suoi romanzi, ad individuare senza ombra di dubbio il colpevole.
Fra i frustrati di casa nostra, due pennivendoli de La Repubblica e de Il Corriere della Sera, vale a dire Federico Rampini e  Massimo Gaggi.
Se ricordiamo questi due nomi, e le testate per cui essi lavorano, lo facciamo solo perché entrambi sono riusciti a fornire l’ennesimo esempio di come si riesca a manipolare l’informazione, ad uso e beneficio dei Padroni d’Oltreoceano. Di come cioè la menzogna venga contrabbandata per verità in nome di una “libertà di informazione” che in nulla si distingue dalla “libertà del servo di servire”, a costo dell’obbiettività, della neutralità (peraltro sempre inesistente) e del dovere di tenere le informazioni separate dalle opinioni.
Iniziamo da Rampini.
Su La Repubblica di martedì 17 settembre, a pag.16, Rampini, corrispondente dagli Stati Uniti, firma un articolo il cui titolo, che prende due terzi della pagina (quattro colonne su sei), recita così: “Siria, il verdetto dell’ONU. ‘Scritte in russo sui razzi al sarin sparati contro donne e bambini’”. Il sottotitolo in caratteri piccoli: “Il rapporto degli ispettori. L’Occidente: Assad colpevole”.
Il titolo, potrebbe obiettare qualche nostri lettore particolarmente pignolo, non è, in genere, opera del giornalista che ha redatto il testo a cui esso si riferisce. Vero, vero. Peccato (?), però, che il lacché Rampini scriva di propria mano che “ci sono caratteri in cirillico (…) sui razzi che trasportavano il gas della strage. (…) L’indizio più preciso che inchioda Assad e con lui il suo protettore russo (…)”.
Il resto ve lo risparmiamo, per non urtare ancor di più il vostro stomaco e per rispettare il vostro senso della decenza, cosa di cui non si preoccupa affatto il pennivendolo di una testata che non manca mai nelle mani e sotto gli occhi di una Sinistra ridotta da tempo a semplice materia fecale.
Massimo Gaggi, inviato della testata concorrente, il Corriere della Sera, non è comunque da meno.
In un articolo dal titolo che prende, in questo caso, quattro colonne su sette, “Scritte in cirillico sui razzi al sarin. La ‘firma’ di Assad nella strage. “, Gaggi (nomen omen) scrive sì che “il rapporto non chiama direttamente nessuno in causa”, ma per aggiungere sùbito dopo, sicuramente per rimediare ad un accesso di obbiettività, che “i contenuti nelle sue 41 pagine portano sicuramente (si noti l’avverbio!, ndr) verso una responsabilità del regime di Assad”.
Due esempi, quelli fin qui ricordati, di una politica della menzogna e della disinformazione a cui i padroni e lo Stato fanno da tempo uso sistematico. In Politica estera ma non solo o soprattutto in Politica estera.
Giusto per rendere il popolo ancora più “babbeo” di quanto già non si sia già fino ad oggi dimostrato…

Eugenio Colombo