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Sayanim al lavoro

In tempi vacanzieri per gli ex proletari corrotti dalle briciole che l’Imperialismo lascia cadere dalla propria tavola con lo storico disprezzo dei padroni per i servi, dai territori illegalmente e manu militari occupati dall’entità sionista è arrivata di recente una notizia.
Che l’apparato di propaganda internazionale sionista, animato e tenuto in vita dai sayanim ha provveduto, com’è peraltro suo compito e ruolo, ad amplificare, ovviamente nell’interesse e per conto del gruppo dirigente che gestisce l’occupazione della Palestina.
Ma chi sono i sayanim?
I sayanim, informatori in ebraico, sono quegli ebrei della diaspora che, per “patriottismo”, accettano di collaborare sistematicamente con il Mossad (uno dei servizi segreti dell’entità sionista) o con altri servizi, fornendogli l’aiuto di cui necessitano nel settore di loro competenza.
Immaginate decine di migliaia di agenti, appartenenti a tutti gli strati sociali, che occupano ruoli di rilievo nei Paesi a cui appartengono; e che si pongono interamente al servizio del Mossad.
Non solo proprietari e funzionari di grandi hotel e di agenzie di viaggio (attività che consentono di sorvegliare gli spostamenti degli Arabi e di tutti coloro che l’entità sionista considera nemici, “terroristi” o “elementi ostili”), ma anche e soprattutto giornalisti e direttori di giornali, a cui è affidato il ruolo di organizzare campagna di propaganda a favore e per conto dell’entità sionista, per “merito” loro nota, fra l’altro,  a livello internazionale, come “la sola democrazia del Medio Oriente” o “l’avamposto per eccellenza della civiltà occidentale in un territorio ostile”.
I sayanim, insomma, intervengono soprattutto nelle manipolazioni mediatiche, nella creazione cioè di false notizie, di luoghi comuni o di travisamenti ideologicamente giustificati della realtà, da loro “ricostruita” in un senso favorevole al sionismo ed ai progetti neo-coloniali di quest’ultimo.
Un esempio? Qualcuno dei nostri pochi ma affezionati lettori ha senz’altro visto il film Exodus, una pellicola che ha letteralmente riscritto la storia del 1948 ed imposto ad almeno una generazione l’interpretazione sionista della colonizzazione della Palestina.
Ma torniamo al punto di partenza.
Alla notizia cioè che, a partire dal 28 agosto, gli ebrei di origine etiopica, la cui immigrazione era stata peraltro sensibilmente ridotta negli ultimi anni, saranno dichiarati “persona non grata” nell’entità sionista.
Dopo averli fatti arrivare con voli charter e con un battage propagandistico senza precedenti alla fine degli anni ottanta del secolo scorso; e dopo essersi preoccupati di sterilizzare le donne etiopi, i dirigenti dell’entità sionista hanno oggi mutato atteggiamento; e lo hanno fatto in modo radicale.
Gli ebrei etiopi, meglio noti come Fallachas (falascià), sono oggi pregati di restare dove già stanno e dove sono sempre stati, vale a dire in Etiopia.
Perché non c’è più posto per loro, nel senso che non c’è più spazio fisico?
Di sicuro no; visto che gli ebrei occidentali, ed in particolare gli ebrei “russi”, spina dorsale del movimento dei coloni ultrafascisti, non solo possono restare, ma sono anche caldamente invitati, per sottrarsi al pericolo di “ritorno del nazismo e dell’antisemitismo”, cavalli di battaglia di una propaganda filo-sionista orchestrata e diretta, a livello internazionale, per l’appunto dai sayanim, a trasferirsi nell’entità sionista, dovunque essi dimorino.
E allora?
Il fatto è che i “falascià” sono… neri; neri che peraltro non sanno giocare a calcio come Balotelli o a basket come Kobe Bryant.
Invece, i quasi 120 mila discendenti del figlio di re Salomone e della regina di Saba, importati qualche decennio fa dall’Etiopia, sono ogni giorno vittime di discriminazione, nella “Terra promessa”. Oltre il 50% di loro, infatti, vive in veri e propri ghetti, al di sotto della soglia di povertà, quando la media della popolazione ebrea raggiunge a stento il 15%.
Di tutto questo, ovviamente, i sayanim, quelli nostrani compresi, si sono ben guardati di parlare. E si guarderanno bene dal farlo anche nel prossimo futuro, com’è loro abitudine,
Anzi, com’è previsto dal loro datore di lavoro, vale a dire dal  Mossad.

Luca Ariano

Ci resta il tempo per un’aggiunta. Che ricordiamo perché conferma la componente razzista del sionismo. Il responsabile governativo dell’entità sionista per i social network, tale Daniel Seaman, ha scritto: “Sono stanco dei giapponesi, di quei gruppi per i ‘Diritti Umani’ e per la ‘Pace nel Mondo’ che ogni anno commemorano le vittime di Hiroshima e Nagasaki. Hiroshima e Nagasaki sono le conseguenze dell’aggressione giapponese. Si raccoglie ciò che si semina”. Beh, consentiteci un facile e scontato commento: proverbio per proverbio, “da che pulpito viene la predica”…