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Novità Piddine

Non passa giorno senza che, per dirla come certi genitori che parlano dei loro figli particolarmente refrattari ad ogni norma o quasi, il PD (Partito Democristiano) “non ne combini una”.

L’ultima, ma solo in ordine di tempo, ci viene segnalata da un nostro fedele ed affezionato lettore.
E riguarda il Decreto-legge su Lavoro.
Il PD, infatti,  ha votato no al ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, quello relativo ai licenziamenti per giusta causa.
Il voto contrario all’emendamento presentato da Sara Paglini, segretario della Commissione Lavoro e esponente del Movimento di Beppe Grillo, ristabilisce di fatto la novità introdotta dalla legge-Fornero.
Per la cronaca, e ad ulteriore infamia per il partito erede della tradizione operaistica del vecchio (e mai rimpianto) PCI, a favore dell’emendamento “grillino” ha votato soltanto SEL. Contro, invece, la schifosa ammucchiata PD-PDL-Scelta Civica e Lega Nord.
Ha commentato la stessa Paglini: “La demagogia del PD tradisce di nuovo i lavoratori italiani. Questa è la coerenza del PD. Per mesi hanno parlato di articolo 18, raccolto firme ed oggi, in aula, non hanno avuto il coraggio di sostenere l’emendamento. In democrazia (in realtà dovunque, ndr) contano i fatti, non le parole e le promesse”.
Che la coerenza, insieme con tante altre cose, non stia di casa, al PD, è dimostrato anche da una (relativamente) vecchia dichiarazione del benzinaio di Bettola assurto alla carica di segretario del PD per lo stesso concorso di cause e concause che condusse alla nomina di vicario di Cristo papa Albino Luciani, quello passato alla storia, e non solo della Teologia, per la rivelazione che “dio è più mamma che babbo” (gasp!).
Due anni e rotti fa, nel febbraio del 2011, vale a dire poco prima che la Lega Nord sprofondasse nella melma degli scandali provocati dall’intelligente Trota e dell’altro figlio, peraltro ugualmente intelligente, di Bossi, nonché del tesoriere Belsito, il “compagno” Bersani, un tipo che, armato di uno straccio bagnato, incute paura anche all’intera squadra di agenti “speciali” che, qualche settimana fa, hanno arrestato la pericolosissima moglie di un preteso “dissidente” del Kazahistan, rilasciava una intervista a La Padania, la nota marca di carta igienica su cui rotoli i militanti leghisti leggono le ultime cagate del loro leader.
Nell’intervista, Bersani tendeva la mano alla Lega per convincerla a lasciare Berlusconi, solleticandone le aspirazioni federaliste ed arrivando a sostenere che il PD e la Lega erano gli unici due partiti “sinceramente autonomisti” dell’arco parlamentare.
Quanto alle accuse di razzismo rivolte ai militonti (non si tratta di u errore di battitura) leghisti, il cui quoziente di intelligenza è inversamente proporzionale alla quantità di acolici ingurgitati quotidianamente e fin dal primo mattino, Bersani pontificava: “Non ho bisogno che qualcuno mi spieghi che la Lega non è razzista” (bum!).
Miserabile e miseranda fine di un partito miserabile e miserando (benché ci sia ancora qualcuno che, nonostante l’evidenza, si ostina a considerare “nonostante tutto di Sinistra”) che era nato con un obiettivo qualificante: battere il Superviagra di Arcore e prenderne il posto.
Un obiettivo che è clamorosamente fallito, supposto che potesse essere realizzato con gente come il “compagno” Renzi, uno con cui sarebbe un problema persino far incespicare un cieco.
E intanto, grazie anche a Bersani e ai suoi, l’Italia séguita ad essere il Paese in cui, fra l’altro, una donna su due ha un impiego, le donne povere hanno ripreso ad abortire clandestinamente, il monte-ore di cassa integrazione cresce più rapidamente del tasso di umidità in estate e nella pianura padana, i lavoratori vivono tra precarietà e disoccupazione, solo un bambino su dieci trova posto in un asilo nido, i cittadini stranieri sono ricattati dai “datori di lavoro”, in genere ex lavoratori dipendenti che si sono “messi in proprio”, i movimenti sociali in lotta vengono duramente repressi perché considerati, dagli stessi esponenti del PD, “terroristi”, ecc. ecc.

E.C.

(Il legittimo titolare della firma E.C. è in ferie. Pur non essendo dunque  lui l’Autore dell’articolo che avete appena letto e che ci auguriamo vi abbia spinto, quando avete incontrato per strada un attivista del PD, a togliergli gli occhiali e, come avviene a Woody Allen in suo celebre film, a romperglieli senza pietà e senza rimorso, glielo abbiamo attribuito perché siamo convinti che ne avrebbe approvato lo spirito, se non proprio la stesura. Che è di un altro – ed ugualmente valido (?) – redattore).