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Menzogne anticomuniste

L’anticomunismo, com’è noto,  è l’hobby preferito dagli imbecilli.
Non c’è quindi da stupirsi se gli imbecilli vi si dedicano con puntualità e passione maniacali: degli hobby, come delle droghe, non si può fare a meno.
Abbiamo pertanto letto senza alcun stupore un articolo del Corrierone meneghino in cui, con la pretesa forse di essere ironici ed originali, due qualità da sempre ignote al fogliaccio già della P2, si evoca il ricordo di Nicolae Ceausescu, il primo ministro della Romania socialista assassinato, insieme con la moglie Elena, nel 1989, l’Anno Osceno della Controrivoluzione Imperialista.
Scrive il bollettino della borghesia dei bottegai che ha salito la scala della promozione sociale fino a raggiungere postazioni di assoluto prestigio internazionale che, in Romania, è scoppiata “la Ceausescu-mania: cellulari, case, cioccolato, profilattici, da qualche anno il Genio dei Carpazi fa vendere di tutto.(…) ‘Lunga vita alla rivoluzione urbana’ recita lo slogan lanciato l’anno scorso da una compagnia immobiliare nella città di Arad.
‘Capitalisti di tutto il mondo, restate connessi’ è la rielaborazione del richiamo proletario scelta da una società di telefonia mobile.
Uno spot di anticoncezionali si chiede come sarebbe andata se i genitori di Hitler, Stalin e Ceausescu (e quelli di Superviagra-Berlusconi, di Sharon, di Obama, ecc. ecc., interferiamo noi?) avessero usato precauzioni.
E sono tornate in circolazione le barrette ‘Rom’ di cioccolato al rhum sparite dopo il 1989. Sulle confezioni il volto del Conducator, composto e riprodotto in serie per gli scaffali dei supermercati”.
Fin qui tale Maria Serena Natale, una pennivendola d’occasione appena caduta dall’onomastico albero a cui era rimasta appesa prima di questa autentica performance di stupidità giornalistica.
Ma tanto la Natale quanto il fogliaccio che ha ospitato il suo saggio di pettegolezzo applicato all’informazione si guardano e si sono guardati bene dal riprendere una notizia, questa sì clamorosa, proveniente sempre dalla Romania e resa pubblica non molte settimane fa: la notizia che l’ex generale Victor Atanasie Stanculescu, il capo dell’esercito rumeno nei momenti in cui Ceausescu venne “rovesciato” e colui che diresse il processo-farsa che emise la sentenza di condanna a morte, ha di recente pubblicato un libro, intitolato significativamente Infine la verità, in cui si da conto del modo in cui venne pianificato, insieme con i servizi segreti russi (avete letto bene: russi, non statunitensi!) il colpo di stato che, nel dicembre 1989, rovesciò il regime socialista e ne assassinò i principali dirigenti.
La cosiddetta “era di Ceausescu”, rivela Stanculescu, l’uomo di assoluta fiducia (una sorta di “Pinochet di sinistra”) del primo Ministro (a sua volta nei panni di Allende) finì in un classico colpo di stato militare preparato, finanziato e voluto dai servizi segreti sovietici (KGB e GRU, con la partecipazione di ufficiali romeni.
“La decisione di rimuovere Ceausescu venne dai servizi segreti sovietici?”, è stato chiesto nel corso della conferenza-stampa di presentazione del libro.
“GRU e KGB insieme”, ha seccamente risposto il generale fellone e traditore, il Pinochet del Carpazi.
In effetti, il 4 dicembre 1989, di ritorno dai colloqui con il primo ministro romeno, che lo aveva accusato di “distruggere il comunismo”, Mihail Gorbaciov disse al suo assistente Segretario alla Propaganda: “Questo Ceausescu farà una brutta fine…”.
Gorbaciov nei panni dell’assassino per conto dell’imperialismo, della CIA e dei veri padroni del Corrierone: sembra impossibile ed assurdo, ma è la realtà.
Sembra impossibile infatti che un pagliaccio come l’allora primo Ministro sovietico possa essere la stessa persona che, dieci anni dopo, nel 1999, prese parte al… Festival di Sanremo!
E che, nell’occasione, ebbe modo di offrirci perle del genere: “Mi resta il dispiacere di non aver potuto vedere l’URSS oggi, sapere come avrebbe potuto essere il mondo con una URSS moderna, come avrebbero potuto vivere i popoli con una perestrojika realizzata, ma non ho rimpianti…”.
A dire il vero, in questa vicenda, nessuno sembra avere rimpianti: non ha rimpianti Gorbaciov, non ne ha Pinochet-Stanculescu (un nome che sembra tratto dal romanzo Dracula), e non ne ha nemmeno la nostra signorina-dalla penna rossa (del sangue del gruppo dirigente romeno vittima dell’ennesimo complotto imperialista) Natale.
E non ne abbiamo, ad essere sinceri, neppure noi.
Perché, alle menzogne della stampa sedicente “libera e democratica” di casa nostra, non abbiamo mai creduto.
Ora che è stato incontestabilmente provato non solo che, nel corso della sedicente rivoluzione romena del 1989 non vi fu nessun massacro, né a Timisoara (dove si arrivò a svuotare gli obitori per sostenere la tesi della strage voluta dal gruppo dirigente socialista) né altrove; e che la “caduta del regime di Ceausescu” non fu il prodotto di una “rivoluzione popolare” bensì di una congiura di palazzo ordita dalla cricca social-imperialista che aveva usurpato il potere in Unione Sovietica (la teoria della “rivoluzione romena” accontenta sia gli infami che hanno cambiato divisa in tempo per rimanere comunque ai vertici del potere sia gli anticomunisti, quelli del Corriere meneghino compresi, perché fa credere che lo scopo delle manifestazioni di piazza di migliaia di cittadini, nel 1989 ed in Romania, sia stato il “rifiuto del comunismo” anziché, com’è provato, la richiesta di riforme all’interno del sistemo sociale esistente), quale rimpianto può mai avere (se non quello di non essere ancora riuscito a farla finita per sempre con gli infami, i bugiardi e gli assassini, in una parola: con “lor signori”) chi non si è mai sporcato le mani con la menzogna delle “rivoluzioni per la libertà e la democrazia nei Paesi socialisti”?!

Luca Ariano