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Senza costituzione, che democrazia è?

Abbiamo letto sul web l’articolo che qui di séguito riproduciamo e che proponiamo senz’altro ai nostri lettori senza essere in grado, per ragioni tecniche, di indicarne l’autore e l’editore. Ce ne scusiamo con entrambi.
La Redazione

Anche Israele, sessant’anni dalla sua nascita, dovrebbe dotarsi di una Costituzione.

Questo Paese, autodefinitosi l’unica democrazia del Medio Oriente, a tutt’oggi manca di una vera e propria Costituzione scritta, sebbene il redigerla fosse stato richiesto dal punto B della Risoluzione 181 dell’Assemblea dell’ONU, che aveva voluto la divisione del Mandato Britannico in uno stato ebraico e in uno arabo. Oggi hanno funzione di “norme costituzionali” la Dichiarazione d’Indipendenza del 1948 (sebbene non costituisca in senso tecnico una “legge”) e le Leggi base del Parlamento, la Knesset.

Detto per inciso, in Israele non è previsto nemmeno il matrimonio civile: la disciplina dell’istituto matrimoniale è rimessa alle confessioni religiose cui gli sposi appartengono.

Una bozza di Costituzione è comunque attualmente all’esame di un apposito comitato della Knesset. Il suo percorso, tuttavia, non si preannuncia né breve né facile, e i primi contrasti sono sorti in ordine alla “Legge del Ritorno” e, più specificatamente, in ordine a chi debba intendersi per “ebreo”.

Si vorrebbe prevedere un generico principio in base al quale «ogni ebreo ha il diritto di immigrare in Israele», mentre il Comitato –insieme alla bozza di Costituzione– presenterà all’esame del Parlamento israeliano una modifica alla Legge del Ritorno, sostituendo la cd. “clausola del nipote” (che attualmente permette a chiunque nel mondo possa vantare un nonno ebreo di ottenere la cittadinanza israeliana) con una diversa precondizione, attribuendo cioè il diritto al “ritorno” in Israele a chiunque appartenga ad una “comunità ebraica”. Quel che è certo è che il preambolo alla Costituzione israeliana non farà alcuna menzione del principio di uguaglianza, che dovrebbe essere alla base di ogni Paese civile e democratico, ma che probabilmente non si addice ad un paese che per bocca di un ex ministro del suo stesso governo pratica una discriminazione “istituzionale” verso i cittadini di origine araba.

«La mancanza di una Costituzione scritta non è accidentale. La massiccia espropriazione e pulizia etnica subite dai palestinesi in seguito all’insediamento di Israele, come l’annessione di terre e proprietà di coloro che rimasero ma furono dichiarati assenti, come anche la confisca di vaste aree di villaggi palestinesi non distrutti, e tutte le leggi necessarie per legalizzare questi atti, tutto ciò sarebbe stato incostituzionale e dunque dichiarato nullo da una Corte Suprema, essendo chiaramente discriminatorio contro una parte dei cittadini dello Stato. Le costituzioni democratiche, infatti, impongono allo Stato di trattare i suoi cittadini con equità».

Così lo scrittore israeliano Boas Evron, citato da “Jewish State or Israeli Nation?“.

«Amico mio, sta’ calmo. Se riconosci il concetto di “Palestina”, demolisci il tuo diritto a vivere ad Ein Hahoresh. Se questa è la Palestina e non la terra d’Israele, allora sei un conquistatore e non hai diritto alla terra. Sei un invasore. Se questa è la Palestina, allora appartiene al popolo che ci viveva prima che tu venissi qui. Solo se questa è Israele allora hai il diritto di vivere ad Ein Hahoresh e a Deganiyah B. Se non è la tua terra, la terra dei tuoi antenati e quella di tuo figlio, che ci fai qui? Sei venuto nel paese di un altro popolo, come dicono, lo hai espulso ed hai preso la sua terra». Parole di Menahem Begin, ex primo ministro israeliano (1977-1983), citato in un saggio di Noam Chomsky, “Peace in the Middle East?”.