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E' libera la Libia?

Sui media, della Libia non si parla più. O quasi. Si parla del Movimento di Grillo, della sua crisi elettorale, delle prevaricazioni e del sospetto autoritarismo del comico genovese, di tante altre stupidaggini apprezzate dal popolino-bue, campagne acquisti delle squadre di calcio comprese.
Della Libia, invece, di quello che sta succedendo in Libia dopo l’aggressione dell’imperialismo USraeliano e dei suoi servi, si continua a tacere. Solo, di tanto in tanto e con la minima visibilità, qualche notiziola ripresa dai lanci di agenzia. Ad esempio quella che riferisce, proprio perché non si può fare diversamente, che “una bomba a base di gelatina ha gravemente danneggiato una vettura dell’ambasciata italiana a Tripoli” (Il Giorno del 12 giugno c.a.)
Non allarmatevi, comunque: provvediamo noi de IL BUIO a colmare questo vuoto.
E lo facciamo informandovi sui frutti (devastanti per un Paese un tempo libero e sovrano) dell’ennesima operazione di “esportazione della democrazia” (leggi: del modello economico-culturale di un modo di produzione in crisi) portata a termine da Paesi ormai privi di consenso e di legittimità storica, Italia in primis.
Prima della cosiddetta “rivoluzione” fomentata, sostenuta e condotta alla vittoria dalla NATO e dai suoi lacché, in Libia vivevano 6 milioni e mezzo di persone, un terzo delle quali costituito da immigrati con famiglia. Oggi quasi tutti loro, ed un milione circa di libici, hanno abbandonato il Paese. L’aggressione imperialista del 2011 ha distrutto gran parte delle infrastrutture; l’economia è drammaticamente regredita e povertà e disoccupazione hanno fatto la loro tragica comparsa in una società che fino a poco prima era una delle più ricche del continente africano. Le diverse etnie, armate fino ai denti, si scannano reciprocamente “solo” per ottenere l’”appalto” per la protezione dei pozzi di petrolio e di gas naturale, e cercano di “imporre il pizzo” al governo-fantoccio ed alle multinazionali che lo controllano.
La Libia, dopo l’aggressione imperialista del 2011, è diventata un bazar mondiale per o smercio di armi utilizzate da milizie, bande criminali e jiadisti oppure trasportate all’estero per armare i mercenari ed i “combattenti della guerra santa” impegnati nella destabilizzazione di altri Paesi arabi, ad esempio della Siria.
L’International Crisi Group ha pubblicato, nell’aprile scorso, un rapporto sul Paese già guidato da Gheddafi in cui si parla di uno stato di insicurezza generale. Il sistema giudiziario è paralizzato, brigate armate gestiscono numerose prigioni dove vige una giustizia sommaria fatta di abusi, violenza e torture. Per non parlare dei numerosi episodi i pulizia etnica nei confronti soprattutto della popolazione nera, accusata di essere stata complice del regime di Gheddafi.
Una situazione, per farla breve, assolutamente caotica ed incontrollabile. Una polveriera che, prima di esplodere, si segnala come terreno di coltura di tutti i progetti di “guerra santa islamica” che si vorrebbero imporre nell’area.
In definitiva e a guisa di conclusione, un solo commento: occorrono altre prove che la democrazia borghese, comunque la si voglia chiamare, sta alla libertà, alla felicità ed al benessere come la religione sta alla tolleranza, alla dignità ed all’intelligenza?

L. A.