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Oscenità operaie

Operare nel cuore della società in posizione di responsabilità, e dare prova nello stesso tempo di un forte senso delle istituzioni e degli equilibri democratici fu ciò che contraddistinse il presidente della FIAT quale oggi lo ricordiamo”.
L’ex-picista di successo G. Napolitano salutando la vedova di Gianni Agnelli

Dai quotidiani di fine-gennaio 2013:
“’Dopo tanti anni di cassa integrazione vedevamo solo il buio. Elkann e Marchionne ci hanno fatto rivedere la luce’.
Lidia, 46 anni, operaia dal 2000 nella fabbrica di Grugliasco che da oggi porta il nome dell’avvocato Gianni Agnelli non nasconde la sua gioia. E’ una delle 500 tute blu che hanno applaudito a lungo e con calore i vertici della FIAT, in uno stabilimento tirato a lucido e completamente rinnovato, storicamente sempre stato una roccaforte della FIOM.
‘E’ stato un giorno bellissimo – racconta – e questo clima di condivisione, di unità non c’era solo oggi, per l’inaugurazione. Non è stato un fatto da mostrare all’esterno: è quello che viviamo tutti i giorni. Noi siamo felici, non contano le tessere sindacali, basta con le polemiche.
Oggi abbiamo applaudito tutti perché ci hanno dato di nuovo un lavoro e hanno riconosciuto le nostre competenze tecniche, la nostra professionalità
’.
Lidia ricorda gli anni bui alle spalle. ‘Abbiamo lottato a lungo per la salvezza di questa fabbrica e abbiamo ottenuto un risultato. E’ vero, ancora metà dei miei colleghi è fuori, in cassa integrazione straordinaria, ma rientreranno tutti perché produrremo sempre di più e sono auto bellissime, non potranno non avere successo.
D’altra parte i vertici della FIAT lo hanno assicurato: entro quest’anno lavoreremo di nuovo tutti insieme come in passato
’.
Lidia che, come gli altri lavoratori, ha immortalato la giornata nelle foto scattate con telefonini, tra lacrime e brindisi, apprezza anche la scelta di dare allo stabilimento il nome dell’Avvocato: “Anch’io, come migliaia di lavoratori, dieci anni fa ho fatto una coda lunghissima alla camera ardente ed ai funerali.
Dare alla fabbrica il nome di Gianni Agnelli é per noi un altro motivo di orgoglio
’”.
Fin qui le parole di una esponente della Classe Operaia, quella che avrebbe dovuto “dirigere tutto” in nome della centralità rivoluzionaria che le era stata attribuita distorcendo lo stesso pensiero di Marx. Parole allucinanti che comunque segnano l’avvenuto passaggio, come è stato fatto notare da altri, dal corporativismo dell’epoca fascista, in cui, fra l’altro, veniva affermata l’ideologia (nel senso di falsa coscienza) della “Patria che produce” al culto, verrebbe da dire religioso se l’aggettivo non fosse implicito nella stessa definizione di culto, del prodotto (la merce) e del padrone.
Con tanti saluti, ci si augura definitivi, ad una (mitica) Classe Operaia che, per fortuna, non c’è (quasi) più. Anche se sopravvivono nuclei di idioti  e di professionisti della “politica operaia e sindacale” affetti da nostalgia cronica…

Eugenio Colombo