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Il (Contrap)punto: rinfreschi

Delle polemiche sulle foibe, IL BUIO ha già avuto occasione di occuparsi.

Perché capita anche ai suoi redattori di dover sbrigare compiti arretrati.
Resi tali anche dal fatto che, a sollevare certe problematiche stercorarie, sono i fascisti, quelli sopravvissuti, per eccessivo buon cuore dei partigiani alle epurazioni radicali (nel senso, qui, di estirpare la mala pianta dalle radici e definitivamente) del secondo dopoguerra ed i loro figli cagati ed allevati nella stesso letame di cui sono soliti nutrirsi.

Ecco perché, questa volta, sulla questione delle foibe ritorniamo brevemente, molto più brevemente di quanto non ci sia capitato di fare in passato.

Enzo Collotti, uno storico di fama, si è incaricato di ricordare che l’istituzione della cosiddetta “giornata del ricordo” sulle foibe e sull’esodo degli italiani dall’Istria è stata resa possibile dal fatto che i protagonisti di simili operazioni hanno la (interessata) abitudine non solo di de-contestualizzare gli avvenimenti, ma anche di affrontarli e proporli come se si presentassero per la prima volta.

Al riguardo delle foibe, i componenti di una Commissione mista di storici italiani e di colleghi sloveni scrissero, anni fa, che “il Fascismo cercò di realizzare, nella Venezia Giulia, un vero e proprio programma di distruzione integrale della nazionalità slovena e croata”.

Questo famigerato (e dimenticato) programma conobbe un’accelerazione nel 1941, quando l’Italia fascista incorporò nel proprio territorio la parte meridionale della Slovenia.

Innumerevoli furono i rastrellamenti, gli incendi dei villaggi, le torture, le fucilazioni sommarie in Yugoslavia da parte dell’Esercito fascista.

Le stesse foibe furono utilizzate, inizialmente proprio dai fascisti, già nei primi anni venti.

La “tragedia delle foibe” – e successivamente dell’esodo degli italiani (fascisti) – è stata quindi una “tragedia” (per i fascisti) annunciata.

O meglio: la conseguenza necessaria di una violenza originaria oggi del tutto, o quasi, rimossa, ignorata, dimenticata.
Perché tornare a parlare di foibe quando ben altri sarebbero gli argomenti su cui fare chiarezza, ci potrebbe chiedere uno dei nostri venticinque affezionati lettori?

Beh, se non altro perché ricordare la storia delle foibe ha il potere di far incavolare i fascisti, e non soltanto Alemanno, uno che pensa di essere diventato un Cesare quando è sempre  stato e sempre sarà un Vespasiano: in fondo, in un periodo in cui la lotta di classe non passa granché di meglio, ci si può accontentare di rinfrescare la memoria ai camerati a suo tempo privati dell’esclusiva di un prodotto da loro stessi inventato.

Perché non dimentichino mai che con le foibe sono nati e nelle foibe ritorneranno, come insegna la Storia…

Eugenio Colombo