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Squadrismo “alla giudea”

Le ronde leghiste contro i rom hanno sollevato reazioni indignate.
Soprattutto nelle fila della sedicente (estrema) Sinistra.

Che scopre una buona parte dei propri ex-militanti arruolati, in compagnia di vecchine-tutto-mattarello alla Alice (la protagonista della striscia  “Carlo e Alice” pubblicata dalla Settimana Enigmistica), che per l’occasione hanno sostituito la caccia al marito beone nei pub con quella all’extracomunitario nei vicoli, e di pensionati frustrati dalle pretese, anche economiche, della propria badante, fra le fila della guardia padana.

Una costolettina della stessa Sinistra, se, come pontificò a suo tempo Minimo Superpirla D’Alema, la costola vera e propria, sempre della Sinistra, è addirittura la Lega. Si sono indignati e si indignano, dunque, per le ronde proletario-leghiste.

Non lo hanno fatto e non lo fanno, invece, per gli squadristi delle comunità ebraiche. Che peraltro esistono in tutta Europa, dappertutto ugualmente esentate dall’osservanza delle leggi.

In Francia si chiamano Betàr, dal nome del primo gruppo fondato, nel 1923, da Vladimir Jabotinsky, il sionista adoratore di Hitler, la cui “legione ebraica” sfilò con le camicie nere, a Roma, sotto lo sguardo compiaciuto del Duce.

Il legame con i fascisti, in Italia, è, a dispetto dei pregiudizi e dell’ignoranza, saldissimo, oltre che, come abbiamo visto, di vecchia data.

Nel ’68, contro i giovani della sinistra rivoluzionaria che manifestavano a favore della Palestina, i baldi giovanottoni del giudaismo romano si associarono per difendere la legittimità e le “ragioni” (?) dell’entità sionista con Giulio Caradonna, deputato dell’allora MSI e membro della P2, gestore di squadracce di picchiatori, spesso anche a pagamento, per conto della direzione nazionale del partito neo-fascista: squadre miste neo-fascisti-ebrei ricevettero così le prime nazioni pratiche di guerriglia di piazza e di aggressioni a base di manganello (ma senza olio di ricino).

Questo primo nucleo fu poi rafforzato dai fanatici di un rabbino americano raccolti nella Lega Ebraica di Difesa (da chi, non è difficile immaginarlo, considerata la concezione, assolutamente orwelliana, che i sionisti hanno del termine “difesa”).

Gruppi formati, da quattro-cinque individui armati di pistola, e non solo dei precetti biblici, pattugliano, su grossi SUV e ininterrottamente per l’intera giornata, i quartieri ebraici, alla caccia di scribacchini “antisemiti”.

Due volte l’anno, gli squadristi kosher vanno per una settimana in Israele, dove ricevono addestramento militare. Infatti, in caso di guerra sionista, vengono richiamati come normali riservisti: uno di loro, ha lasciato le proprie penne di pollo nei territori occupati, dove cercava di portare la libertà, la democrazia e la Bibbia, ai noti terroristi palestinesi.

C’è da chiedersi se, anziché di esponenti del “popolo eletto”, si trattasse di arabi, di palestinesi o, last but not least, di militanti della Sinistra, da sempre accusati di essere al soldo di questa o di quell’altra potenza straniera e di non dimostrare sufficiente attaccamento ai valori ed agli ideali della patria. Cosa dimostrata, fra l’altro, dalla preferenza per il servizio civile…

Peggio preferire il servizio civile che prestare quello militare al servizio di un’entità illegale, guerrafondaia e, soprattutto, non-italiana?!

Il fatto è che, nel nostro Paese, comandano i picchiatori di una potenza straniera raggruppati in squadracce che si sono rese responsabili di numerose aggressioni; una potenza nei cui confronti l’Italia si riconosce e dimostra subordinata ed obbediente, come sono soliti fare i servi.
E c’è chi si dichiara “preoccupato” (o, addirittura, “indignato”) per le ronde leghiste…

di Luca Ariano