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Santi bottegai. L’asta delle reliquie

Di preci e di lagrime
il ciel non si appaga
ma il sommo pontefice
assolve chi paga.
E’ ver che gli apostoli
sprezzavano l’oro;
è ver, ma tenevano
la serva costoro?”.

Lorenzo Stecchetti

Santa Lucia protegge gli occhi, san Giuseppe da Cupertino protegge gli studenti, san Francesco di Sales i giornalisti, santa Barbara i pompieri, sant’Abbondio tiene lontana la peste.
E così via, per tutti i giorni del calendario, ed anche oltre.

Nonostante la modernità, il postfordismo, l’uomo fra poco su Marte dopo i fascisti di Guzzanti, la “città cablata”, internet, il Partito Democratico ed altro ancora, nel terzo millennio il culto dei santi, dei beati e delle relative reliquie resta – ahimé! – vivissimo.
Con gran soddisfazione di preti, Veltroni e cattocomunisti vari.

E’ storia recente la richiesta da parte della Polonia – e non di sicuro per motivi di trapianto – del cuore di Giovanni Paolo II, santo, è il caso di dirlo, in pectore.
Mentre è di qualche giorno fa la notizia del nulla-osta del Vaticano per l’avvio della causa di beatificazione di don Tonino Bello, il vescovo presidente di Pax Christi, morto nel 1993 a Molfetta.

Nonostante il giro di vite invocato da papa Benedetto XVI sulla proliferazione di nuovi santi e beati, proprio lui ne ha canonizzati quasi seicento dall’inizio del pontificato!
A dimostrazione che i santi sono un vero e proprio affare: per le tasche dei preti e del Vaticano.

E che l’inclinazione della santa Bottega per affari, soldi e sterco pagano vario è assolutamente inesauribile.
Lo dimostra, fra l’altro, “l’asta delle reliquie” sulle pagine internet di E-Bay.

Sul web, infatti, si possono spendere 1600 euro per tenersi in casa il reliquiario di san Vincenzo de’ Paoli; e 30 euro per una ciocca di capelli di santa Teresa di Gesù Bambino.
Per i necrofili sensibili agli affari, i frammenti ossei di ben sei santi sono in “offerta speciale” a 430 euro: “venghino venghino: sei ossa sei di sei santi sei al prezzo di uno. Meglio che alla Coop!”.

Un brandello della tunica di santa Rita da Cascia o di san Francesco d’Assisi parte invece da una base d’asta di 27 euro.
Insomma, per dirla con il grande Stecchetti, “la celebre, la santa Bottega/ a prezzi di fabbrica vi scioglie, vi slega/le anime solvibili saranno beate/ venite, venite, pagate, pagate!”.

Ah, dimenticavamo: la santa Bottega vi consente di pagare non solo con gli sconti ma anche a credito.
E con il mutuo: che è oggi come la resurrezione di Lazzaro ieri: se non ci fosse, la vita (ultraterrena o no poco importa) non avrebbe senso…

di Anonimo Padano