“La Padania ha i migliori ospedali del mondo”
Umberto Bossi dopo il ricovero in un ospedale svizzero
Ricordate l’Umberto Bossi, il capo-comico della compagnia teatrale che, da piccolo, quando giocava a nascondino con Maroni e con Borghezio, due suoi coetanei considerati un po’ mentalmente ritardati dagli altri ragazzini della Padania che, per questo motivo, si rifiutavano di frequentarli, gridava sempre, quando faceva “tana libera tutti”, “Padania libera!”?
Sì, proprio lui, l’Handicappato nazionale che, subito dopo aver sposato una siciliana, non esitò a minacciare “Via i terroni dalla Padania!”, O che, su qualunque questione politica, faceva notare che “ci sono cinquantamila padani pronti a prendere le armi e a scendere a Roma”.
Ebbene, quel Bossi, di recente travolto dagli scandali perché, come è stato dimostrato, i leghisti sono talmente imbecilli da essere incapaci di rubare senza farsi beccare con le mani ancora sporche, tanto per restare in ambiente “montanari con scarpe grosse e cervello piatto per via dell’inoperosità”, di polenta-taragna, è tornato ad occupare le prime pagine della cronaca.
Questa volta non per le abituali scoregge verbali denominate “esternazioni del Grande Capo” da parte del popolino ultra-bue della Lega (quello che crede che Bossi sia un grande dirigente politico, Maroni il suo profeta ed il Trota il suo legittimo erede), bensì per una conversione.
Perché, se ancora non lo sapete vi informiamo noi, il tramonto del Grande Imbecille si è tinto di risvolti religiosi.
In realtà, l’avvicinamento alla fede per l’ex “barbaro” dei matrimoni celtici, del rito dell’acqua sorgiva del Po e delle altre pagliacciate leghiste, è iniziato da tempo; e si è man mano approfondito come conseguenza delle “delusioni politiche” (leggi: furti ed imbrogli della famiglia), dai guai giudiziari e dall’isolamento all’interno della compagnia d’avanspettacolo che pure aveva contribuito prima a fondare e poi a dirigere.
Bossi, infatti, il giorno dell’Immacolata, è stato a Medjugorje.
E’ stato cioè nel paesino della Bosnia-Erzegovina in cui, anni fa, sarebbe apparsa la Madonna, dopo un lungo periodo, a quanto si dice fra i nativi, di visite periodiche degli UFO, di apparizioni dello zio Sam e di miracoli a base di dollari che crescono sugli alberi, a dispetto delle stesse leggi della natura, anche d’inverno e senza bisogno di essere opportunamente concimati.
La conversione dell’Handicappato nazionale, dicevamo prima, non è stata né improvvisa né inaspettata.
A giugno, sul pratone di Bresso colmo di fedeli per l’arrivo di Benedetto XVI, il papà del Trota e di altri rampolli con lo stesso quoziente di intelligenza (?) era in prima fila accanto a Mario Monti, a Rosy Bindi, a Maurizio Lupi e a Roberto Formigoni. Per l’occasione, con tanto di giacca e cravatta, come i sui seguaci magut il giorno di festa.
Nel corteo anti-Monti di Milano, Bossi, all’epoca ancora làder della Lega, aveva iniziato il comizio in piazza Duomo mezz’ora dopo, per consentire al cardinale Angelo Scola di finire la messa senza essere disturbato. “Scola è nato a Lecco ed il Papa, nella sua infinita saggezza, l’ha mandato da noi. Scola parla ancora il dialetto, la nostra lingua. E’ uno dei nostri. Speriamo che Scola dica le sue preghiere anche per la Padania”, aveva commentato, fra una scoreggia ed un rutto, il capo-umorista della Lega.
Si è così completata la parabola involutiva di un poveraccio (e del suo movimento di poveracci) che, del tutto coerentemente con i riti pagani dell’esordio, non aveva esitato, fra l’altro, a chiamare il figlio Eridano Sirio.
Una fine ridicola, peraltro come l’inizio. Peraltro come tutto ciò che sta fra l’una e l’altro.
Per farla breve, e sintetizzata in una frase sola: dalla Pagania al Vaticano, da Odino a Benedetto XVI, dalle stalle alle stelle (?).
Eugenio Colombo
