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Il (Contrap)punto: non vedenti

Dire che la Sinistra, con il trascorrere degli anni e dopo l’implosione della Grande Cloaca picista (da cui si sono sprigionati tutti i fetori che oggi ammorbano l’aria politica ed inquinano le falde della militanza) ha collezionato una sconfitta dietro l’altra vuol dire essere inguaribili ottimisti. Oppure – è la cosa è ancor più grave – ciechi, pardon “non vedenti”…
Le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti stanno fornendo l’ennesima prova, ai sostenitori della “legge di Murphy”, che “i compagni” non si sottraggono affatto ad un destino tanto catastrofico quanto inevitabile.

Alludiamo all’appoggio che “ i sinistri” di casa nostra – una panoramica dei quali, muovendo dai redattori-pennivendoli di Radio Popolare, arriva fino ad inquadrare gli eterni falliti di Rifondazione e le schegge che gravitano, per mancanza di forza e di movimento propri, attorno agli scheletri dei partitini “comunisti” – forniscono a Barack Obama, questo “negro da cortile”, per dirla con Malcom X che si candida per il partito “democratico” alla Presidenza dello Stato-Canaglia per eccellenza.
Tutti costoro, per Obama, letteralmente “sbavano”: perché è “nero”, perché è “democratico”, perché “piace” agli Usa dei poveri, degli emarginati e dei coglioni in genere…

Non ricorreremo all’argomento che anche la scimmietta ammaestrata Condoleeza Rice, per fare solo un nome, è “di colore”; oppure a quello che sono noti, del “democratico” John Kennedy, idolo, non a caso, di Uòlter-l’Amerikano, non solo i rapporti con la mafia, ma anche e soprattutto quelli con i generali che, in Vietnam, commisero i peggiori delitti contro l’umanità o cercarono di “esportare la democrazia a Cuba”, naturalmente con i soliti esiti disastrosi, per i “democratici da esportazione” con il marchio di qualità a stelle strisce.
E che era “democratico”, nel senso dell’omonimo partito yankee, anche quell’Harry Truman, un “umile uomo del popolo”, per usare l’aggettivazione apologetica che gli riservarono i “comunisti” dell’epoca, il quale arrivò a cancellare due città giapponesi con la bomba atomica giusto per dimostrare che era anche lui, nonostante tutto (?), “un duro”.

Ci limiteremo, per la gioia di chi ci legge per dovere d’ufficio, dunque di malavoglia, a sottolineare che l’atteggiamento in politica estera del giovane e promettente Obama è nettamente, schifosamente orientato verso l’entità sionista. Verso cioè i carnefici quotidiani del popolo palestinese: verso i giudeo-nazisti che fanno da sempre strame del diritto internazionale, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della legalità, della moralità, della comunità internazionale, della pace…
Benché avesse già avuto modo di genuflettersi davanti alla nuova divinità sionista, il 4 giugno scorso, quindi solo pochi mesi fa, Obama ha promesso di appoggiare “una indivisa Gerusalemme come capitale di Israele (il nome che i sionisti danno all’entità neo-coloniale che occupa illegalmente la Palestina)”.

Tutto ciò quando non c’é un governo che sia uno che appoggi l’annessione sionista dell’intera Gerusalemme, nemmeno la cricca di Bush, la quale riconosce la risoluzione dell’ONU che designa Gerusalemme come “città internazionale”!
Ma non basta.

Violando la promessa appena fatta ai nostri maldisposti lettori con o senza divisa, ci permettiamo di sottolineare una seconda macchia de Nostro, fino ad ora rimasta in ombra, e non solo per la carnagione della “promessa” della sinistra di casa nostra.
In maggio, parlando alla comunità degli “esuli” cubani di Miami, fertile terreno di coltura, da anni, di terroristi, assassini, trafficanti di droga e mafiosi vari, Obama ha promesso di mantenere nei confronti dell’isola l’embargo che dura da 47 anni e che è stato dichiarato più volte illegale persino dall’ONU.

Ancora una volta, il “democratico” Obama, il “negro da cortile” per eccellenza dei nostri giorni, è andato più in là dello stesso Bush.
Ha detto che gli Usa hanno “perso l’America Latina”; ha descritto i governi democraticamente eletti in Venezuela, Bolivia e Nicaragua come dei “vuoti” da riempire; ha appoggiato il diritto della Colombia a “colpire i terroristi che cercano rifugio oltre i suoi confini”; ha sostenuto la cosiddetta “Iniziativa Merida” che Amnesty International ed altri hanno condannato come il tentativo di portare la “soluzione colombiana” in Messico.

Ma non solo: “dobbiamo anche fare ulteriori pressioni sul sud”, ha dichiarato. Nemmeno Bush si era spinto a tanto…
In conclusione, pur provenendo da un’ininterrotta “tradizione democratica” di crimini, come dimostrano i presidenti Truman, Kennedy, Johnson, Carter e Clinton con le loro guerre, Obama sembra avvertire il bisogno di dimostrare di essere “duro ed inflessibile” molto più di quanto non lo siano stati i suoi predecessori e molto più di quanto non lo siano i suoi concorrenti repubblicani.

Ed essendo un “falco”, un servo delle multinazionali ed un imperialista, se eletto, non mancherà certo di tener fede ai propri impegni.
In fondo, non è un caso che, a sostenerlo, ci sia tutto il circo di stercorari minori che ancora ammorbano la vita politica del nostro Paese, pardon della nostra colonia-USA: i vari Bertinotti, Rizzo, Diliberto, Farina, Sansonetti e via elencando un campionario sterminato di materia fecale…

di Luca Ariano

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le posizioni del CPU e della redazione web