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Da Tel Aviv a Tbilisi: il ruolo di Israele nella guerra tra la Georgia e la Russia

Sugli ultimi avvenimenti in Georgia e dintorni, è interessante ed utile la lettura che vi proponiamo qui di séguito. E che abbiamo “rubato”, con le migliori intenzioni, al sito Electronic Intifada.

Da Tel Aviv a Tbilisi: il ruolo di Israele nella guerra tra la Georgia e la Russia

Implicandosi in Georgia, Israele ha fatto la sua parte del lavoro formando l’esercito di ciò che doveva diventare l’“Israele del Caucaso” al servizio delle ambizioni imperialiste euro-atlantiche.

Nel momento in cui la Georgia ha lanciato un attacco a sorpresa sulla regione minuscola semi-indipendente dell’Ossezia meridionale, che ha causato un selvaggio contrattacco russo, Israele ha provato a prendere le distanze rispetto al conflitto. È comprensibile: con le forze georgiane in rovina, un grande numero di civili uccisi e feriti ed una Russia la cui rabbia è lungi dal calmarsi, l’implicazione profonda di Israele è estremamente imbarazzando.

Il crollo dell’offensiva georgiana rappresenta non soltanto un disastro per questo paese ed i suoi dirigenti, sostenuti dagli Stati Uniti, ma porta un altro colpo al mito del prestigio e dell’audacia militari di Israele. Peggio ancora, Israele teme che la Russia possa esercitare rappresaglie rafforzando il suo aiuto militare agli avversari di Israele, fra cui l’Iran. “Israele segue con più grande preoccupazione gli sviluppi in Ossezia meridionale ed in Abhasia e spera che la violenza cessi”, ha indicato il suo ministero degli esteri, che aggiunge con un vocabolario insolito di colomba: “Israele riconosce l’integrità nazionale della Georgia e chiama a un regolamento pacifico.”

Il primo diplomatico di Tbilisi a Tel Aviv si è lagnato che la risposta israeliana sia così smussata di fronte alla grave situazione del suo paese ed ha, forse, sopravvalutato l’influenza israeliana, che richiede “una pressione diplomatica israeliana su Mosca.” Il diplomatico ha sostenuto che come Israele, la Georgia conduceva una guerra contro “il terrorismo.”

Gli ufficiali israeliani hanno gentilmente risposto ai georgiani che “l’indirizzo per questo tipo di pressione era Washington.” (Herb Keinon, “Tbilisi vuole che Israele faccia pressione sulla Russia”, Jerusalem Post, 11 agosto 2008). Mentre Israele ha premuto per ridurre al minimo l’importanza del suo ruolo, la Georgia ha forse sperato che l’adulazione potesse impegnare Israele più profondamente (nel conflitto).

Il ministro georgiano Temur Yakobashvili – che sarebbe ebreo secondo il quotidiano israeliano Haaretz – ha dichiarato alla radio dell’esercito israeliano che, “Israele dovrebbe essere fiero dei suoi soldati che hanno formato i soldati georgiani.”

Yakobashvili ha rivendicato, in modo poco credibile secondo Haaretz, che “un piccolo gruppo di soldati georgiani aveva potuto eliminare un’intera divisione militare russa grazie all’addestramento israeliano”, (“il ministro georgiano dichiara alla radio israeliana: Grazie alla formazione israeliana, possiamo contrastare l’esercito russo”, Haaretz, 11 agosto 2008).

Dall’anno 2000, Israele ha venduto alla Georgia, per centinaia di milioni di dollari, armi e tirocini d’addestramento al combattimento. Le armi comprendono pistole, munizioni, granate, sistemi di missili tattici, sistemi antiaerei, torrette automatiche per i veicoli blindati, del materiale elettronico ed aerei senza pilota. Queste vendite sono state autorizzate dal ministero della difesa israeliano (Arie Egozi, “Guerra in Georgia: la connessione di Israele”, Ynet, 10 agosto 2008).

La formazione ha anche coinvolto i dirigenti del servizio segreto Shin Bet israeliano – quello anche che da decenni assassina e tortura i palestinesi nei territori occupati – la polizia israeliana, come pure Elbit e Rafael, le principali società di vendite di armi del paese.

L’asse militare tale Aviv-Tbilisi sembra essere stato cementato ai livelli più elevati, e secondo YNet, “il fatto che il ministro della difesa della Georgia, Davit Kezerashvili, sia un vecchio Israeliano, come ebreo ha contribuito a questa cooperazione.”

Si trovano, fra le persone implicate in questo lucroso commercio di armi, l’ex ministro israeliano e sindaco di Tel Aviv Roni Milo e molti ufficiali militari israeliani di rango elevato. L’uomo-chiave era il brigadiere generale della riserva Gal Hirsch, che ha comandato le forze israeliane alla frontiera libanese durante la seconda guerra contro il Libano, nel luglio 2006. (Yossi Melman, “Violenze in Georgia – un’alleanza congelata”, Haaretz, 10 agosto 2008).

Si è dimesso dell’esercito dopo che la commissione Winograd ha rigorosamente criticato la condotta della guerra contro il Libano e che un’indagine israeliana interna all’esercito lo ha rimproverato per la cattura di due soldati da parte di Hizballah (movimento della resistenza libanese).

Secondo uno degli istruttori israeliani al combattimento, un ufficiale di un’unità “d’elite” dell’esercito israeliano, Hirsch e dei colleghi avrebbero, a volte personalmente, diretto la formazione delle forze georgiane che includeva “il combattimento casa per casa.”

La formazione è stata compito di molte società “private” aventi legami stretti con i soldati israeliani. Mentre la violenza devastava la Georgia, l’istruttore provava disperatamente a contattare i suoi vecchi allievi georgiani sul campo di battaglia tramite un telefono portatile: gli Israeliani volevano sapere se i georgiani “avevano assimilato la tecnica militare israeliana e se le forze speciali di ricognizione avessero ottenuto un successo qualsiasi”. (Jonathan Lis e Moti Katz, “gli istruttori che hanno formato le truppe georgiane dicono che la guerra con la Russia non era una sorpresa”, Haaretz, 11 agosto 2008).

Ma al suolo, le forze georgiane addestrate da Israele, e senza sorprese, sono state completamente travolte dai Russi, hanno fatto ben poco per riacquistare l’immagine dei soldati israeliani, dopo la loro sconfitta di fronte al Hizballah nel luglio – agosto 2006.

La rimane da sapere perché Israele è stato implicato in prima linea. Ci sono molte ragioni per ciò. La prima è semplicemente l’opportunismo economico: per anni, particolarmente dagli attacchi dell’11 settembre 2001, le esportazioni di armi e “la competenza in sicurezza” sono state industrie in espansione per Israele. Ma la forte implicazione israeliana in una regione che la Russia considera di un interesse essenziale, suggerisce che Israele potrebbe avere agito nel quadro di un accordo più ampio con il progetto degli Stati Uniti di circondare la Russia e contenere la sua potenza che riemerge.

Dalla fine della guerra fredda, gli Stati Uniti se ne sono risolutamente piantati alle frontiere della Russia ed hanno esteso la zona della NATO in modo che il Kremlino considera fortemente provocatrice. Poco tempo dopo la sua presa del potere, l’amministrazione Bush ha messo da parte il trattato sui missili anti-balistici e come ha fatto il governo Clinton, ed ha preso sotto la sua ala vecchi stati satelliti sovietici, utilizzandoli per installare sistemi anti-missili che la Russia considera come una minaccia.

Oltre alla loro “guerra globale contro il terrore”, i falchi di Washington avevano recentemente evocato una nuova guerra fredda con la Russia. La Georgia era un volontario molto motivato ed ha rapidamente compreso la retorica corretta: il ministro georgiano ha protestato che “ogni bomba che cade sulle nostre teste è un attacco contro la democrazia, contro l’Unione europea e contro l’America”.

La Georgia aveva tentato di aderire alla NATO ed inviato 2000 soldati per aiutare gli Stati Uniti ad occupare il Iraq. Una volta iniziata la guerra, ha certamente sperato che la sua fedeltà fosse ricompensata con l’invio aereo di armi, ogni giorno, come quello di cui Israele ha beneficiato da parte degli Stati Uniti, durante le sue guerre. Invece di ciò, il solo invio aereo dagli Stati Uniti era per il rimpatrio delle truppe georgiane dall’Iraq verso il nuovo fronte. Aiutando la Georgia, Israele sembra faccia la sua parte per riprodurre la sua esperienza, sostenendo l’espansione ad est dell’impero “euro-atlantico”. Mentre sostenere la Georgia era certamente rischioso per Israele, riguardo alla possibile reazione russa, ha ragione incontestabile ad intervenire in una regione che è fortemente contesa tra le potenze mondiali. Israele deve costantemente reinventarsi un ruolo “capitale”, per la potenza americana, per salvaguardare l’appoggio degli Stati Uniti, che garantiscono la sua sopravvivenza come zona franca coloniale in Medio Oriente.

È un ruolo abituale: negli anni ‘70 e ‘80, su richiesta di Washington, Israele ha aiutato il regime della segregazione del Sudafrica a combattere le insurrezioni sostenute dai sovietici in Namibia ed in Angola occupati, dallo stesso Sudafrica, ed ha formato gli squadroni della morte combinati degli Stati Uniti, che combattevano i movimenti ed i governi di sinistra in America centrale. Dal 2001, Israele si è messo sul mercato come esperto per combattere “il terrorismo islamico.” Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha recentemente denunciato la Colombia – da tempo uno dei più grandi beneficiari dell’aiuto militare americano dopo Israele – come “Israele dell’America latina”.

Il governo della Georgia, a scapito del suo popolo, ha voluto svolgere il ruolo “di Israele del Caucaso” – un servo fedele delle ambizioni degli Stati Uniti in questa regione – ed ha perso il gioco.

Giocare con gli imperi è pericoloso per un piccolo paese. Poiché la dottrina Bush è fallita, nel fare nascere “il nuovo Medio Oriente”, di cui gli Stati Uniti hanno bisogno, per mantenere la loro potenza nella regione, a fronte di una resistenza crescente.

Israele è sempre più disperato e più emarginato (“canaglia” nel testo – N.d.T), deve cercare le occasioni per provare il suo valore ovunque, altrove. È terribilmente spaventoso.