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La poesia della settimana: Mahmud Darwish

Cosa ne sarà del popolo palestinese? Che ne sarà del popolo eroico che le canaglie sioniste hanno da tempo deciso di sterminare? Che ne sarà della sua lotta, della sua Resistenza, dei suoi stessi poeti?  Di quei poeti che con una mano impugnano il mitra e con l’altra intingono la penna nel sangue dei martiri di una Causa che avrà nonostante tutto  ragione dell’Ingiustizia, della Violenza e della Menzogna.

Mahmud Darwish è uno di questi poeti (1).
E quella che potete leggere qui sotto è una delle sue poesie

Si tratta di un uomo

Incatenarono la sua bocca
legarono le sue mani
alla roccia della morte
e dissero : “sei un assassino “.
Gli tolsero il cibo, gli abiti, le bandiere
lo gettarono nella cella dei morti
e dissero : “sei un ladro “.
Lo rifiutarono in tutti i porti
portarono via la sua piccola amata
e dissero : “sei un profugo “.
O tu, dagli occhi e le mani sanguinanti!
la notte è effimera,
né la camera dell’arresto
né gli anelli delle catene
sono permanenti.
Nerone è morto, ma Roma no,
lotta persino con gli occhi!
e i chicchi di una spiga morente
riempiranno la valle di grano.

(1) Mahmud Darwish è nato ad al-Birwah, un villaggio presso la città di Akka, in Galilea, Palestina, nel 1941. All’età di sette anni, nel 1948, visse la tragedia del suo popolo, quando il suo villaggio fu attaccato dai sionisti e la popolazione si disperse. La famiglia Darwish lasciò la Galilea e si trasferì in Libano, sfuggendo alla situazione che si era venuta a creare dopo l’occupazione militare israeliana. Il padre di Darwish, però, rifiutò di diventare profugo e preferì ritornare nella sua patria. Al rientro in Palestina, un anno dopo, la famiglia trovò il suo villaggio completamente distrutto, ed al suo posto un insediamento ebraico. Nutrita dalla prigionia, dalla fame, dalle privazioni e dai tormenti, la lirica di Darwish acquista il suo aroma. In diverse poesie egli canta con toni appassionati il suo amore per la patria perduta. del giornale “al-Ettehad; L’Unità”, poi della rivista “al-?ad; Il Domani”, in seguito divenne direttore della redazione della rivista “al-Jadid; La Novità”. Negli anni sessanta, il movimento letterario palestinese subisce una notevole trasformazione, con il contributo evidente dei giornali e delle riviste sopra citate.
Durante l’invasione dell’esercito israeliano nel Sud del Libano e l’assedio alla capitale Beirut, il poeta rimase fra la sua gente per incitarla con le sue parole, che infondevano speranza e fiducia. Solamente dopo l’accordo raggiunto fra le parti, Darwish lasciò Beirut insieme ai combattenti e al comando superiore dell’OLP per un altro luogo d’esilio, la Tunisia, dove si stabilì per un periodo di tempo. A Tunisi rimase a svolgere attivamente il ruolo assegnatogli come membro del comitato esecutivo dell’OLP e a continuare la sua produzione nel campo della prosa e della poesia. Darwish non accettò fin dall’inizio gli accordi di Oslo fra l’OLP e l’entità sionista perché secondo lui non avrebbero mai risolto definitivamente la questione, ma, al contrario, avrebbero messo fine al sogno palestinese. Alla cui realizzazione molti, Darwish compreso, avevano sacrificato la vita. Decise quindi di lasciare Tunisi e di trasferirsi a Parigi, la città dove alloggiò e dove scrisse numerose poesie che contribuirono a risvegliare i sentimenti del popolo arabo.
E’ morto a Houston il 9 agosto 2008.