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Risarcimento o finanzimento?

Il  tema dei finanziatori dei fascisti è stato talmente dibattuto, approfondito, sviscerato e analizzato da aver colmato biblioteche di ogni dimensione e di tutte le volumetrie.
Di recente, però, ad aggiungere un nuovo contributo, peraltro destinato a suscitare polemiche prima sconosciute, è arrivato un episodio che è poco, molto poco, definire sconcertante.
Prima di approfondirlo, però, qualche riga di inquadramento.
A Milano esiste una redazione de Il Manifesto, il “quotidiano comunista” che fin dal momento della sua fondazione ha chiamato a raccolta i peggiori figuri ed i peggiori opportunisti della sedicente “Sinistra”.
Della redazione meneghina de Il Manifesto fa parte tale Luca Fazio.
Si da il caso che questo Luca Fazio abbia perso una causa giudiziaria con il camerata De Corato, l’ex sindaco della Milano berlusconiana, e sia stato condannato al pagamento di un’ingente pena pecuniaria.
Fin qui, nulla di eccezionale.
Il confine della normalità viene invece superato quando Il Manifesto, grazie ad una delle tante idee “geniali” che ne hanno scandito la vita politica e che l’hanno condotto ad una recente crisi editoriale dagli esiti fatali, decide di far appello ai “compagni”, ed ai “compagni lettori” in particolare, affinché contribuiscono di persona a raccogliere la somma dovuta al camerata “parte lesa” (non una novità, a dire il vero, nel caso dei fascisti; in questo caso, però, si tratta di un altro tipo di “lesione”).
E a chi si rivolgere, il “compagno” Luca Fazio per risarcire la sua “vittima” (in senso figurato, non essendosi mai contata, fra i fascisti, e non solo fra quelli di Milano, una vittima provocata dai “compagni” de Il Manifesto)?
Forse faticherete a crederlo: si rivolge ai Centri Sociali del capoluogo lombardo.
E lo fa tramite Marco Philopat, definito dal fogliaccio della corte romana di Rossana Rossanda, un nome che è una garanzia di opportunismo collaborazionista, “scrittore, editore e militante storico di Cox18”.
Intervistato da Il Manifesto, questo personaggio non esita a dichiarare, a sprezzo del ridicolo, che “il clima a Milano è cambiato. Stiamo meglio (chi sta meglio? gli occupanti di casi, fra cui parecchi dei suoi conoscenti? Maurizio Ferrari e gli altri ancora in carcere per una manifestazione? i rom sgomberati quotidianamente o quasi? gli utenti dei mezzi pubblici? gli inquilini delle case popolari? I ragazzotti dei Centri Sociali denunciati dal Comune e dal compagno Pisapippa per aver osato occupare un’aula comunale? ecc. ecc.?, ndr). Una volta i vigili ‘rambo’  venivano premiati come ‘eroi’, adesso se usano la pistola vengono processati e finiscono in galera. (…) Per dare soddisfazione a De Corato (…) proporrò a Conchetta di organizzare una serata per raccogliere un po’ di soldi, faremo il possibile, e credo che sia uno sforzo alla portata anche di altri centri sociali, anche se bisogna dire che questo non è un momento favorevole…”. (Il Manifesto del 25 ottobre 2012, pag.2.).
Fino ad oggi (19 novembre c.a.), la “proposta” del signor Philopat non ha trovato smentita ufficiale da parte del Centro Sociale interessato e, men che meno, da parte degli altri Centri Sociali milanesi. Quando una smentita ufficiale ad una notizia altrettanto ufficiale (piaccia o non piaccia, Il Manifesto è pur sempre un quotidiano a diffusione nazionale. Che idea si farà un lettore di Palermo, o di Roma, oppure di Firenze?) è il minimo che ci aspetta in casi del genere.
Come va interpretato, allora, questo silenzio? Come un segnale di assenso-consenso, vale a dire come un’adesione di fatto alla proposta pro-Manifesto e pro-De Corato?
Recita un detto popolare che “se il silenzio non è sempre assenso, non è neppure sempre dissenso”.
Cos’è, allora?

Eugenio Colombo