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Io andrò all’inferno, ma sarò in buona compagnia…

Essere atei conviene nel vero senso della parola dato che i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi: oltre che da un punto di vista dell’etica e della morale (se si vuole), essere atei significa anche essere sul lato giusto della barricata.

Vediamone i motivi.

Innanzitutto è palese che le religioni del mondo sono in contraddizione l’una con l’altra, e più precisamente  una esclude sicuramente le altre: se, infatti, una delle religioni avesse (per assurdo) ragione riguardo alla concezione dell’aldilà, quindi alla morale predicata, alla forma di dio, rispetto a quello che avrebbe detto e a quali leggi ha imposto sulla terra, automaticamente tutte le altre avrebbero torto.

Dunque, possiamo già essere certi che la maggior parte dei vari ministri di dio (o direttamente dei a secondo che si tratti di monoteisti oppure no) si sbagliano clamorosamente.

E, allo stesso modo, possiamo certificare matematicamente che enormi masse di fedeli si sbagliano in maniera altrettanto clamorosa.

Se, infine, una delle tante religioni avesse ragione, tutti quelli che ne professassero una diversa farebbero sacrifici inutili, così come inutili sarebbero stati i precetti seguiti per una vita: il regno dei cieli (o la reincarnazione, o chi sa cos’altro) se lo scorderebbero comunque.

L’ateo, invece, non segue precetti, non fa sacrifici, non prega e non si genuflette: male che vada seguirebbe lo stesso destino di chi (la maggioranza), per tutta la vita, ha sacrificato sé stesso (e spesso anche gli altri…) a qualcosa che si è dimostrato errato.

Essendo inseriti in un contesto in cui la maggioranza delle persone si professa cattolica, facciamo finta che, in una sorta di superenalotto ultarterreno, proprio la religione dei papi abbia avuto il culo di imbroccare il dio vincente.

Una volta trapassati (non è proprio il caso di dire “passati a miglior vita”) sulla porta del paradiso ci troveremmo di fronte un gran cartello con le regole di accesso, o almeno diciamo quelle che adesso vanno in voga, dato che ogni tanto cambiano…
Riassumiamole brevemente:
1) pass con scritto battezzato (a meno che non si sia un neonato o un cane, visto che i nuovi regolamenti li ammettono avendo comunque, sembra, un anima).

2) rispetto, più o meno a seconda delle fasi storiche, dei dieci comandamenti.

3) aver creduto in un solo dio (in questo esempio quello indicato dalla religione cattolica).

Noi atei assieme alla maggioranza della popolazione mondiale (i cristiani saranno meno di un quarto, i cattolici molto meno) saremmo inevitabilmente esclusi.

Assieme a noi però verrebbero esclusi e, quindi, destinati all’inferno:

1) Buona parte del terzo mondo, africani e asiatici cattolici non sono, quindi i più sfigati della terra sarebbero tagliati fuori.
2) La maggior parte delle menti più fini che l’umanità ha prodotto (in quanto atei come noi, o magari nati prima di cristo).
3) Molti tra i più raffinati artisti (atei anch’essi o anch’essi nati nel momento sbagliato o nel posto sbagliato).
4) Qualche malfattore, ladro, assassino (non tutti perchè qualcuno se lo beccano anche loro), ma sarebbero, visti i numeri, una minoranza ridottissima nella bolgia infernale.
5) Le piante e tutte le specie animali a cui non è stato riconosciuto il diritto a possedere un anima (vedi le nuove norme di cui si parlava prima).

Dio, secondo quanto detto, risulterebbe allora: razzista, poco interessato alle arti, classista, culturalmente di basso livello (non legge le cose più interessanti…), uno che vuole avere sempre ragione, spocchioso e che ama attorniarsi solo di persone accondiscendenti.

Vorreste mai avere a che fare con uno così?

M.R