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(Sio)palestinesi. Uno scottante reportage

Il testo che potete leggere qui di séguito è la (nostra) parziale traduzione di un reportage pubblicato su un periodico dell’entità sionista, Yedioth Ahronoth, dal giornalista Nahom Barnea.
Barnea riferisce i dettagli di un incontro, avvenuto di recente fra comandanti della sicurezza palestinese ed ufficiali sionisti e convocato per “coordinale la sicurezza”, nell’insediamento di Beit El, vicino a Ramallah.
Lo proponiamo tramite stralci e citazioni ai nostri lettori per i suoi contenuti a dir poco clamorosi (anche se non incredibili, almeno per chi, come noi de IL BUIO, ha sempre seguito con attenzione lo sviluppo della lotta di liberazione del popolo palestinese, interpretandola puntualmente con gli strumenti della lotta di classe, e non con quelli, piccolo-borghesi e riformisti, del semplice nazionalismo). Così clamorosi che l’informazione ufficiale ha provveduto comprensibilmente a tenerli fino ad oggi nascosti.

Le premesse dell’incontro sono presto elencate.
Nel gennaio dell’anno prossimo si verificherà uno scontro violento fra Fatah ed Hamas.


Il 9 di quel mese si concluderà infatti il mandato presidenziale di Abu Mazen. Che comunque è deciso a conservare la propria carica fino al gennaio del 2010.

D’altro canto, non può essere affatto esclusa la possibilità che Abu Mazen dichiari la striscia di Gaza “provincia ribelle”.
Per queste ragioni, i comandanti palestinesi della sicurezza chiedono ai loro omologhi dell’entità sionista di collaborare alla preparazione di un piano, di addestrare le forze palestinesi e di ottenere forniture di armi.

Abu al Fath è il comandante dell’apparato di sicurezza generale del governo di Fayyad, che rappresenta la principale forza militare dell’Autorità palestinese. E’ inoltre l’ufficiale più anziano e di più alto rango dell’agenzia palestinese di sicurezza.
Non ci devono essere conflitti fra di noi”, ha detto agli ufficiali dell’esercito sionista. “Abbiamo un nemico comune”.


Ha poi proseguito: “Si sta preparando uno scontro enorme per il gennaio del 2009. Abu Mazen sta adottando la linea della pace e voi (sionisti, n.d.r.) dovreste appoggiare la sua posizione. E’ molto importante che vengano liberati i prigionieri adolescenti. Che vengano eliminati i posti di blocco e che vengano smantellati gli insediamenti dei coloni. Chiedo ci sia consentito di dispiegare un reggimento da Gerico fino ad Hebron.”

A questo punto, il capo della sicurezza militare del governo di Fayyad, Mayd Faraj, è intervenuto dicendo fra l’altro: “Hamas è il nemico. Ed abbiamo deciso di intraprendere una guerra totale contro Hamas. Vi dico che non ci sarà dialogo con Hamas, perché se qualcuno cerca di ucciderti, tu cerchi di ammazzarlo per primo. Voi siete arrivati a stabilire una tregua con Hamas; noi, invece, non desideriamo concluderla. Voglio essere onesto e riconoscere che, in passato, ci siamo comportati diversamente.”
Faraj ha poi aggiunto: “Ora stiamo occupando tutte le istituzioni di Hamas, d’accordo con le vostre istruzioni.Ultimamente ci avete dato i nomi di 64 istituzioni e noi ne abbiamo occupate già cinquanta. Abbiamo chiuso alcune di queste istituzioni ed abbiamo sostituito l’amministrazione delle altre. Ci siamo poi impadroniti di 300 conti bancari sospettati di essere controllati dai terroristi.

Ho due osservazioni da fare: in passato noi ci pensavamo sopra due volte, prima di entrare in una moschea. Oggi invece entriamo nelle moschee ogni volta che lo riteniamo necessario. Lo facciamo proprio perché voi (sionisti, n.d.r.) non potete farlo. Possiamo inoltre entrare nei campus delle università, inclusa l’Università islamica di Hebron”.
Dopo Farj, è la volta di Hazem Atallah, ispettore generale delle forze di polizia palestinesi: “Alla fine dell’anno entreremo in conflitto con Hamas. Jalid Mashala ha detto che il governo di Abu Mazen non sarà più legale, dopo il 9 gennaio; dobbiamo pertanto essere preparati allo scontro”.

Hussein al Sheij, capo del dipartimento per gli affari civili del governo di Fayyad ha aggiunto: “Questo è molto importante. Hamas non ha forza militare in Cisgiordania: ha però il potere di far sì che la gente scenda nelle strade. Sto parlando di un piano globale: se arriviamo all’anno prossimo senza essere completamente preparati, non ci resterà che domandarci di chi era la colpa della sconfitta: nostra, vostra o degli americani”.
Gli ufficiali dell’entità sionista presenti alla riunione – e che hanno garantito che “opereremo congiuntamente, forniremo aiuto con addestramento e fornitura di armi” – erano, fra gli altri, il capo dell’amministrazione civile sionista in Giordania, il tenente-generale Yoav Mordechai ed il comandante delle Forze di Difesa sioniste, il tenente-generale Noam Tiv’on.

I nostri lettori, compresi quelli come noi inguaribilmente nostalgici dell’Al Fatah di un tempo, e cioè di un’organizzazione rivoluzionaria non ancora trasfigurata, dilaniata e corrosa dal cancro della corruzione, del collaborazionismo e del tradimento, capiranno perché giudichiamo superfluo qualunque tipo di commento…

A FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE,

FINO ALLA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA!

di Luca Ariano