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Stermini sionisti

Israele (nel senso di tribù biblica) non conosce altro rapporto con gli altri popoli che lo sterminio.
Lo sterminio di chi non è con Jahvé, sia egli ebreo o straniero, uno sterminio che va oltre la strage sul campo di battaglia, in genere praticata da tutti gli eserciti, ma investe tutta la popolazione, a volte risparmiando donne e bambini per farsene concubini e schiavi, a volte invece sacrificandoli totalmente.
Presente già nei libri del Pentateuco, di cui è protagonista Mosé, lo sterminio diventa ossessivo nel libro di Giosué. “Così Giosué batté tutto il paese… Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato Jahvé, Dio di Israele” (GS, 10,40).
La Bibbia si compiace a tal punto dello sterminio da inventare persino il noto episodio del sole e della luna fermati da Giosué per prolungare il giorno, così da rendere possibile il completamento del massacro. E da spiegarci come gli ebrei si trattenessero per sei mesi nel paese dei medianiti per non lasciarvi superstiti.
E non mancano le frasi lapidarie (in senso letterale!) a sottolineare il tutto:
Poi il paese non ebbe più guerra” (11,23).
Nessuno mosse più la lingua contro gli israeliti” (10,21).
Non c’è una parola di pietà in tutta la Bibbia, sicuri come sono i suoi compilatori “per conto e a nome di dio” (che, lo ricordiamo, è innanzitutto ed essenzialmente “dio degli eserciti”) che le imprese del popolo ebraico altro non sono che l’avverarsi delle “belle promesse” di un dio violento e crudele. Piaccia o meno ai catto-comunisti incerti fra pacifismo assoluto e l’aperto sostegno all’imperialismo sionista.
E se anche sappiamo che non tutti gli stermini raccontati o rivendicati nella Bibbia sono storicamente veri, ebbene l’ebreo Sigmund Freud ci aiuta a comprendere, con la sua esegesi del libro (biblico) di Ester, il sogno dei sogni: il vantato massacro di ben 75mila nemici del popolo ebraico.
Lo storico dell’impero romano Mommsen sosteneva che la grandezza dei Romani (quelli che si studiano a scuola, non i tifosi dell’omonima squadra di calcio della capitale, famosa, più che per i “massacri” degli avversari, per quelli della lingua e della grammatica italiana compiuti abitualmente da capitan Totti!), anche se la loro storia non fosse vera, consisterebbe comunque nel fatto di averla immaginata.
Di aver immaginato, cioè, una storia di ferocia e di crimini senza alcuna possibilità di remissione. Né ieri né, a maggior ragione, oggi.

L.A.