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Di certi falsi (e di certi pentiti)

La notizia, opportunamente occultata dai media di regime (noi de IL BUIO, per la verità l’avevamo anticipata tempo fa, dandole tutto il rilievo che meritava), è presto riassunta: il massacro di Timisoara, che provocó la caduta di Ceaucescu, non è mai avvenuto.
Ad anni di distanza dall’avvenimento, le inchieste ufficiali, internazionale e non, hanno ristabilito la verità. Che qui di seguito in breve riassumiamo per i nostri lettori deboli di memoria (e di sagacia).
Nel dicembre del 1989, la Romania inizia a contestare il regime di Ceaucescu e del partito comunista romeno. A Timisoara, una località del Paese, vengono mostrati, dagli immancabili ed onnipresenti mezzi di distrazione (ed intossicazione ideologica) di massa, decine di corpi sventrati, ricuciti alla meglio, sventrati, bruciati e torturati dalle iene della Securitate, il diabolico e terribile servizio segreto nazionale.
Televisioni e giornali di ogni parte del mondo parlano di una repressione “selvaggia” che avrebbe fatto addirittura 4600 morti.
L’indignazione internazionale è enorme fin da subito.
Enorme, ma del tutto gratuita ed immotivata.
Perché si scoprirà, non molto tempo dopo, quella efferata strage, in realtà, non fu mai commessa. E che i morti mostrati in Tv neanche fossero i partecipanti ad un festival musicale erano gente qualunque, deceduta in ospedale e per questa ragione segnati nei corpi dagli effetti delle autopsie.
Ceaucescu, la moglie ed il regime socialista romeno crolleranno pochi giorni dopo, vittime di un volgare colpo di stato finanziato e sostenuto dai briganti internazionali della NATO.
Al loro posto, i falsi amici, gli autori della messinscena: in sostanza la nuova borghesia assetata di dollari come il loro illustre compatriota, Dracula, era assetato di sangue.
Oggi, in Romania, ci sono parecchi “pentiti” che rimpiangono il socialismo di Ceaucescu.
Lo impiangono proprio loro, proprio quelli, cioè, che hanno contribuito ad affossarlo, sedotti dalla prospettiva di “vivere da ricchi in una società ricca”, in realtà di “far la fame e di essere poveri in una società in cui i ricchi si contano sulle dita di poche mani”.
Gli Idioti si illudevano che la miglior società possibile fosse quella capitalistica, senza paragoni, senza alcun dubbio, senza alcuna esitazione.
Ad ennesima conferma che cercare di insegnare la dignità al popolo è un po’ come trovare un dirigente del PD onesto e “di sinistra”: praticamente impossibile.

L.A.