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Cin cin. Brindisi e rallegramenti

Finalmente una buona notizia!
Anzi, un’ottima notizia.
Che giustifica un brindisi collettivo.
Perché, quando crepa un boia, gli uomini liberi ed onesti hanno sempre un buon motivo per festeggiare.
E se il boia in questione è una bestia sionista, un assassino di palestinesi, un terrorista internazionale ed uno stragista, c’è una ragione in più per un brindisi.

I fatti.

L’agenzia Faris ha riferito, il 19 ottobre scorso, che il capo del Mossad sionista, un animale che girava protetto da enormi misure di sicurezza, a dimostrazione del “grande amore” che il popolo nutriva per lui, è rimasto vittima di un incidente stradale mentre si recava in auto all’aereoporto di Amman, in Giordania.

Un incidente stradale, a quanto viene riferito, provocato da un attentato che rappresenta un enorme successo, anche di immagine, per chi lo ha organizzato; ed un altrettanto gravissimo scacco per gli spioni sionisti, considerati, per via del loro curriculum di assassini internazionali, l’élite della feccia che sotto ogni regime ed al soldo di qualsiasi padrone, fra l’altro cerca di compensare le proprie frustrazioni e la propria miseria con la ricerca e la raccolta delle frustrazioni e delle miserie altrui.
Meir Dagan, comunque, giusto perché non ci siano equivoci, era soprattutto un killer di stato.
Stiamo parlando di un uomo che nella sua vita ha fatto solo cose buone, di un uomo di azione, nato con il coltello fra i denti. E’ diventato famoso per l’abilità con cui decapitava i palestinesi con un coltello giapponese…”.
Con queste parole allucinanti ma significative era stato assegnato al defunto capo del Mossad il premio “Uomo dell’anno” da parte della più diffusa emittente televisiva dell’entità sionista.
In realtà, la bestia Dagan era stata nominata capo dello spionaggio sionista nel 2002, dall’allora premier Sharon, un altro animale di cui si sono perse le tracce. Prima della nomina, Dagan aveva comandato il famigerato squadrone Rimonin, che operava per lo più nella striscia di Gaza ed i cui componenti si distinguevano per la speciale efferatezza con cui eliminavano fisicamente i palestinesi
In definitiva, sua era la responsabilità della gran parte del sangue scorso a fiumi a Gaza negli anni settanta, ed in Libano nel decennio successivo.
Ora, grazie all’iniziativa della Resistenza, il cane da difesa di Sharon, il capo dei killer del popolo palestinese e dei partigiani libanesi, non potrà più nuocere.
E, là dove è finito, le sue ossa e la sua carogna in decomposizione troveranno, pronti a tener loro compagnia per l’eternità, lo stesso genere di vermi che frequentava e comandava da vivo.
E allora, compagni, mano alle bottiglie: è ancora l’ora dei brindisi, perché un altro boia è morto.
In alto i bicchieri: un boia è morto, morte a tutti i boia!
Cin, cin!

A fianco del popolo palestinese, fino alla liberazione della Palestina!

di Luca Ariano