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Anime belle: i liberatori. Il governo Uribe e lo scandalo dei falsi positivos

Uno scandalo si è abbattuto sul governo colombiano di Uribe, lo scandalo dei “falsos positivos”.

Nell’esercito colombiano, infatti, é prassi comune premiare in termini economici i propri soldati che si sono resi protagonisti dell’uccisione di guerriglieri.
La questione, già di per sé, suona aberrante, ma com’è che l’ esercito che recentemente è balzato alle cronache per aver liberato “senza colpo ferire” la Betancurt, il paese “baluardo alla democrazia in centro e sud america” utilizza metodi che eravamo abituati a vedere nei vecchi film western?

Che fosse un esercito addestrato dagli americani lo si sapeva, ma che il prodotto di tali addestramenti fossero degli epigoni di John Waine era lontano, probabilmente, dall’immaginazione dei più.

Pacco, contropacco, e contropaccotto

Se la realtà non fosse anche peggiore di quanto abbiamo scritto, si potrebbe dire che la “genialità” dei soldati colombiani e dei loro superiori è andata oltre, raggiungendo i livelli, sempre per rimanere nel paragone cinematografico, dei migliori film di Totò.

Infatti lo scandalo che è venuto alla luce recentemente (per ammissione dello stesso Uribe che  é stato costretto a dimissionare ben 27 ufficiali superiori del proprio esercito) è una prova evidente di come viene intesa la “democrazia” dai fedeli alleati degli americani.

Nel giro di 5 anni, dal 2002 al 2007, risultano 955 casi di esecuzioni sommarie a cui vanno aggiunti 235 casi di “desaparecidos”, ma non solo: molte di questi morti o scomparse, ed è questa la cosa che ha provocato scandalo,  non risultano essere guerriglieri.

I soldati colombiani, insomma, hanno ammazzato in questo periodo più di mille persone prevalentemente non guerriglieri, ma semplici contadini, attivisti sociali, abitanti delle misere periferie di Bogotà…, dei “falsos positivos” appunto…

Il mercato delle carcasse umane

Ogni corpo consegnato veniva pagato a peso d’oro.
Per incassare il lauto premio si trascinavano i corpi nelle campagne e quindi  si simulava uno scontro a fuoco: un morto è un morto e come si distingue un guerrigliero da un semplice contadino?

Per i soldati di Uribe e per i suoi squadroni della morte, evidentemente, sono distinzioni che non hanno alcun valore.

Ma per il guerrigliero vale?

Il punto della questione però è che la prassi aberrante di pagare il soldato che si è reso protagonista dell’uccisione di un guerrigliero non risulta sia stata sospesa.

Per cui, ancora oggi, un soldato potrebbe tranquillamente uccidere un guerrigliero, magari a sangue freddo, magari prigioniero non solo con la sicurezza di restare impunito, ma anzi, la certezza di essere premiato magari dal presidente in persona.

Dove sono finite adesso le anime belle che hanno festeggiato la liberazione della Betancurt e dove sono finiti quelli che affiggevano manifesti reclamandone la liberazione?

Un prigioniero vale più di un altro? Evidentemente per lor signori sì.

Per loro la vita di una borghese, magari illuminata, vale più di quella di un migliaio di contadini ignoranti, la vita di un prigioniero membro delle  Farc vale zero, l’omicidio indiscriminato e la tortura dei rivoluzionari prigionieri vale un premio e un pacca sulle spalle.

A cura di Anna K.