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Chiesa e dittatura

Nell’ultima intervista, aveva dichiarato che il nunzio apostolico Pio Laghi, l’ex presidente della Conferenza Episcopale Raul Primatista ed altri vescovi della Chiesa Cattolica avevano fornito al suo governo, peraltro senza essere troppo sollecitati e, è il caso di dirlo, pregati di farlo,  numerosi ed utili consigli su come affrontare nel modo più proficuo la delicata questione dei daparecidos, e più in generale della vittime della dittatura.
A giudizio del sedicente generale Videla, uno schifoso assassino molto amico dei preti e pochissimo degli uomini liberi, gli unici che meritano di essere considerati tali, la Chiesa cattolica si spinse addirittura ad “offrire i suoi buoni uffici” affinché il governo dei militari argentini offrisse alle famiglie informazioni sulla sorte dei figli desaparecidos in cambio dell’impegno a non rendere pubbliche le notizie ricevute e a porre fine alle proteste ed alle denuncie a livello internazionale.
E’ questa la prova, se mai ci fosse stato bisogno di una prova riconosciuta dalla cosiddetta Comunità internazionale, a dispetto dell’evidenza in quanto e perché tale sufficiente in se stessa, del coinvolgimento attivo e da protagonista della Chiesa cattolica nei crimini di una dittatura che passerà alla storia per la sua ferocia e per la sua devozione ai riti di una gerarchia ecclesiastica che predilige gli abiti talari di colore rosso per simboleggiare il sangue delle vittime innocenti di una religione da sempre alleata del Potere.
Ma è anche la dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno anche in questo caso, che l’Episcopato argentino si attivò per assicurare il silenzio dei familiari delle vittime della repressione militare, e per esserne il garante.
Il boia Videla ha detto che non vennero fornite informazioni sui desaparecidos  affinché nessun familiare potesse domandarsi chi era il colpevole, che fine avessero in realtà fatto i corpi dei congiunti, dove fossero sepolti, perché avessero subito la sorte che un pugno di vigliacchi in divisa militare ed in abito talare aveva deciso per loro. In nome, per gli uni della “lotta contro la sovversione internazionale”; per gli altri della volontà di un dio “imperscrutabile” ed assetato di sangue.
Il 10 aprile 1978, in occasione di un pranzo alla presenza della commissione esecutiva dell’Episcopato, secondo la nota informativa inviata dagli stessi preti al Vaticano, Videla aveva confidato loro che sarebbe stato “ovvio” sostenere che non c’erano desaparecidos, e comunque che nessuno di essi era “morto”. Tuttavia, ad opporsi a questa soluzione stava il fatto che essa “avrebbe alimentato una serie di domande sul luogo della sepoltura. Era forse una fossa comune? E, in tal caso, chi li aveva messi in questa fossa? Insomma una serie di domande sulle quali il governo non poteva rispondere sinceramente per le conseguenze a carico di alcune persone”, vale a dire a carico dei sequestratori e degli assassini che andavano invece protetti.
Il capitano della Marina Alfonso Scilingo, il primo dei militari assassini a confessare i massacri compiuti dalla Junta, rivelò che, quando il comandante delle Operazioni Navali lo aveva informato che i prigionieri sarebbero stati gettati in mare dagli aerei, gli aveva anche confessato che erano anche state consultate le autorità ecclesiastiche, allo scopo di trovare una “soluzione” “più cristiana e meno violenta” (sic!).
Quando tornò turbato dal primo “volo della morte”,  Scilingo potè senz’altro contare sull’assistenza “morale” del cappellano (una figura della gerarchia ecclesiastica che, detto per inciso, quel preteso “campione di pacifismo” di pap(p)a Woytila si guardò bene dal ritirare dagli eserciti dei Paesi impegnati in un’aggressione militare, ad esempio in quella all’Irak) della sua unità militare, che lo tranquillizzò raccontandogli alcune parabole bibliche, fra cui quella sul loglio che va separato dal grano. Per volontà dei terratenientes argentini prima ancora del “dio che sta nei cieli” perché sulla terra nessuno sarebbe disposto a convivere con lui.
In definitiva, come ammise il generale Ramon Diaz Bessone nel corso del processo alla Giunta militare, senza l’appoggio e la complicità della Chiesa Cattolica “non sarebbe stato possibile fucilare settemila persone”.
Con ciò, fra l’altro, si spiega a sufficienza perché la Santa Bottega non ha scomunicato né Videla né gli altri militari condannati. E neppure il sacerdote cattolico Christian von Wernich, assistente “spirituale dei boia” e boia lui stesso.
Per gli Assassini in divisa militare e per quelli in abito talare, la Chiesa Cattolica, com’è suo costume da sempre, ha scelto la complicità con il Crimine, con la Dittatura e con la Violenza.
Nei secoli dei secoli, amen”.

Matteo Sepulveda