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Genova insegna

Siamo a Genova. Ed è il 2001. “Quel” 2001: il 2001 del G8 a Genova.
Quattrocento amichetti del compagno Pisolini, quattrocento sbirri “figli del popolo” armati fino ai denti ed anche di più fanno “irruzione” in una scuola. Non sono più i vecchi tempi, quando, nel ’68, l’unico modo, per uno sbirro, di “acculturarsi” era quello di entrare nelle Università per esserne ogni volta puntualmente ricacciato. I 92 ragazzi che si trovano nella scuola, e che sono assolutamente inermi (ma avete mai visto, conosciuto o sentito di uno sbirro che se la prende con qualcuno che non sia del tutto “inerme”?), vengono letteralmente massacrati. Alcuni di loro dopo essere stati costretti, da gente che, una volta nella mani dei manifestanti, piange come un coccodrillo mentre sfoglia la collezione delle foto di figli, mogli e madri implorando pietà, a cantare canzonette fasciste e a baciare l’immaginetta (e neanche quella di Piazzale Loreto) dell’Eroico Duce, quello che scappò travestito da soldato tedesco.
Facciamo un salto nel tempo.
Ora siamo nel 2012. E ci troviamo a Roma.
Dove, ad anni-luce di distanza dai crimini commessi, un pugno di sbirri-dirigenti viene condannato al “trasferimento ad altro incarico”, quando non addirittura alla promozione (“sul campo”, è il caso di dirlo!). Naturalmente, nessuno finisce in galera, né prima né dopo. Neppure per un nano-secondo, ci mancherebbe.
Come mai? Beh, perché il reato di “immotivato e gratuito massacro” non esiste, nel codice della “Repubblica nata dalla Resistenza” (figurarsi cosa sarebbe successo se la Repubblica fosse nata da quella di Salò). Rompere le ossa a chi dorme è infatti “eccesso di zelo”, non un crimine.
Crimine, invece, è bruciare un cassonetto per l’immondizia senza che dentro ci fossero sbirri o il camerata-rabbino Fini o il capo della polizia: anzi, più precisamente è “devastazione”.
Devastazione è tirare un sasso contro una vetrina oppure uova contro una banca. E’ un reato grave, anche se le vetrine non sanguinano, non lamentano ossa rotte, non finiscono d’urgenza all’Ospedale, mica come massacrare di botte, umiliare e torturare decine di giovani inermi, inoffensivi e, soprattutto, disarmati. E’ talmente grave che ti può costare anche 15 anni di galera.
La Giustizia della “Repubblica nata dalla Resistenza” prevede dunque che gli sbirri sono sempre innocenti, al massimo un po’ troppo nervosi.
E, al contrario, che sono assolutamente pericolosi, dunque colpevoli, quelli che partecipano ad una manifestazione, e che magari non amano molto gli amichetti di Pisolini.
Assolutamente pericolosi ed anche un po’… cretini.
Perché, come ha sentenziato tale Pietro Gaeta, sostituto procuratore di Cassazione, “Dove c’è devastazione non ci può essere altra manifestazione di pensiero”.
Se lo dice Lui…

P.R.