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Mafiosi sì, ma di chiesa

Vi siete mai domandati che rapporti ci siano fra la Mafia in genere e la religione?
O, meglio ancora, vi siete mai chiesti se i mafiosi sono o meno “gente di Chiesa”?
Immaginiamo di no; così come immaginiamo non vi siate mai chiesti di quale religione era Hitler, forse per non dover scoprire che era della stessa famiglia non solo del Santo Pa(p)a ma anche di Provenzano, di Liggio, di Riina.
In ogni caso, non si conoscono mafiosi, siano essi della mafia siciliana, della camorra, della ‘ndrangheta o della sacra corona unita anticlericali o, a maggior ragione, atei.
Infatti i peggiori assassini che il nostro Paese abbia mai avuto negli ultimi 150 anni sono cattolici, e cattolici osservanti. Nel senso che, oltre alle leggi ed alle regole della Famiglia di appartenenza, osservano rigorosamente (si fa per dire) le leggi e le regole della Chiesa Cattolica, della Famiglia ultraterrena.
Credono in dio, nella Chiesa di Roma, vanno a messa, fanno la comunione, si sposano con rito religioso, anche quando sono latitanti.
Nel frattempo, giusto per restare in esercizio (non spirituale), sciolgono i bambini nell’acido, uccidono le moglie che collaborano con la magistratura, scannano cristiani come se fossero pecore, ordinano omicidi, grassazioni, intimidazioni ed attentati in serie.
E, quando scrivono i “pizzini” con gi ordini di morte per gli agnelli del loro stesso gregge, fanno ricorso, senza alcun pudore, ad espressioni di pietà cattolica, quali “con l’aiuto di dio” o “ringraziando Gesù Cristo”.
Quando, dopo 43 anni di latitanza, è stato catturato, si è scoperto (?) che il capo mafioso era un uomo religiosissimo, dal momento che il suo rifugio era pieno di immagini e di statuette sacre, di simboli e di strumenti religiosi.
Leggiamo l’inventario di ciò che venne trovato nella sua abitazione (lasciamo l’uso del termine “covo” a quelli che, fin dagli anni della lotta contro la guerriglia urbana, confondevano la loro casa con quella dei loro nemici): “Tre santini di carta raffiguranti Maria SS. Addolorata-Santuario di Corleone; un santino di carta raffigurante Cardinale Pietro Marcellino Corradini; due santini raffiguranti rispettivamente uno Maria SS. Del Rosario di Tagliavia e l’altro B. Bernardo da Corleone cappuccino; settantatré (!) santini raffiguranti il Cristo con la scritta ?Gesù confido in te’…”.
Stesso bilancio e stessa scena, più o meno, nel rifugio di Pietro Aglieri, figlioccio di Provengano. O in quello di Totò Riina, il “capo dei capi”. L’elenco potrebbe continuare a lungo. E riportare sempre le stesse annotazioni di santini, madonne, madonnine, crocifissi, croci, reliquie…
Una sola osservazione, prima di chiudere: riuscite ad immaginare le reazioni che Politici, Autorità, forze dell’Ordine, televisione e mass-media in genere avrebbero avuto se, nel rifugio di Provengano fossero state trovate opere di Marx o, peggio ancora, di Stalin. O se si fosse scoperto che Totò Riina aveva in tasca una tessera di Rifondazione Comunista?

Ravachol