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Un paese di liberi

Quante volte avete sentito dire che l’Italia è un Paese di uomini liberi?
Sì, anche noi, questa volta, concordiamo con l’opinione comune, quella più diffusa. Con una precisazione, però: l’Italia è un Paese di liberi, ma nel senso di delinquenti in libertà. Di gente, cioè, che, per più di un motivo, non sta più o non è mai stata in galera.
Nei giorni scorsi, ad esempio, è tornato in libertà Schettino, quello che aveva fatto schiantare una nave contro uno scoglio e provocato decine di morti solo per soddisfare il capriccio di una sua ammiratrice, ovviamente interessata non tanto a lui quanto al suo portafoglio.
Sono liberi, fra i tantissimi altri, anche i “politici” Cosentino, Tedesco e Penati, un miserabile ex-picista che aveva scoperto, al pari dei suoi compagni di merende e di partito, le attrattive irresistibili del Capitalismo, soprattutto sotto forma di tangenti.
In galera non sono mai stati – e probabilmente non ci finiranno mai – anche gli sbirri che assassinarono il giovane Francesco Aldrovandi a pugni e calci. E il carabiniere Placanica, che dopo aver sparato a Carlo Giuliani durante le giornate genovesi del G8, pensò bene di rivelare la propria pedofilia usando violenza alla figlia, una ragazzina colpevole solo di essere imparentata con un miserabile in divisa.
Sono liberi tutti i torturatori del G8; ed i capi dei loro capi. E’ libero Fini, è libero Castelli, è libero e sèguita ad inquinare l’aria di Milano con la sua sola esistenza di topo di fogna lurido e puzzolente il camerata Larussa, sono liberi il Trota, l’Handicappato Padano e via elencando veri e propri criminali graziati da un Paese che non vuol tenere in galera nessuno, come si addice ad una nazione che ospita il Vaticano e che finanzia le allucinazioni infantili di un tale che si crede rappresentante di dio sulla terra.
Beh, nessuno proprio no.
Fanno eccezione quelli,  pochi a dire il vero, che mettono in discussione l’autorità di uno Stato che ha, fra i propri affezionati servitori, uno come il giudice Caselli, il quale, se il Pap(p)a romano pretende, come abbiamo detto, il vicario di dio sulla terra, delira di essere la spada brandita da uno Stato stragista, illegale e reazionario, a riprova che gli ex-picisti sanno fare solo quello che sono sempre stati, e cioè gli sbirri per conto altrui.
Fra quelli, fra i pochi che in galera ci sono finiti e che in galera rischiano di restare fino a quando la benevolenza dell’inquisitore di turno si deciderà a fornire un saggio di quanto obbiettivo e generoso sia lo Stato “di tutto il popolo”, ci sono naturalmente anche i manifestanti dei NO-TAV da mesi dietro le sbarre senza alcun processo.
Colpevoli per pregiudizio di un giudice frustrato e “comunista”, che non vuol concedere loro neppure gli arresti domiciliari, nonostante il pericolo di fuga sia un’ipotesi realistica come l’innocenza del Duce o di Hitler.
Ricordatevene, la prossima volta che sentirete l’imbecille o l’infame di turno ripetere il ritornello, falso come tutti i luoghi comuni, che “l’Italia è un Paese di uomini liberi”.

P.R.