Canale Video


Calendario

Novembre 2018
L M M G V S D
« Ott    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Archivio Articoli

La cultura di Repubblica

Avendo la sventura di leggere le “pagine culturali” de La Repubblica ci si imbatte in memorabili esempi di propaganda sionista che, come ben sanno i lettori del Buio, risultano tanto più viscidi se a scriverli è la cosiddetta stampa di sinistra.
Nel caso particolare la “scusa” è la recensione di un libro che non ho letto e non consiglio di a nessuno di leggere, data la brillante presentazione del pennivendolo Adriano Prosperi, una pubblicazione dal titolo Negare l’evidenza. Diritto e storia di fronte alla “menzogna di Auschwitz” di tale Daniela Bifulco.
Mai inizio di un articolo fu più folgorante: “L’attentato alla scuola di Tolosa del marzo scorso ha fatto seguito ad altri segni della sopravvivenza e del riaffiorare carsico di una maledizione antica. Come il bacillo della peste che minacciò di estinguere la popolazione europea nel 1348, l’anno della Peste Nera, quello dell’antisemitismo ha devastato l’Europa e il mondo nella nera notte di Auschwitz“.
Appena terminati i soliti numeri da circo giornalistico, si capisce che l’articolista sta recensendo un  libro che affronta il dilemma del come fronteggiare chi non riconosce Auschwitz, rendendo noto che l’Italia, al contrario di altre nazioni europee, non ha leggi precise che condannano chi professa il negazionismo. Ma, badate bene, l’autrice fa anche notare che all’estero, per usare le parole di Prosperi, “la legislazione penale esistente sia per sua natura entrata in un percorso di distinzioni, includendo la Shoah in una tipologia più ampia e relativizzandola: un risultato che il revisionismo ha invano inseguito. La cronaca recente della minacciata introduzione in Francia delle definizione di genocidio per gli armeni con le connesse sanzioni per chi lo nega ha mostrato la deriva inerziale della tenenza a generalizzare e dunque ridurre la Shoah a una delle tante pagine nere della storia, passata presente e futura”.
Tra le righe, infine, Prosperi sostiene che la tesi della difesa della libertà d’espressione per chi professa tesi negazioniste si intromette nella, a suo dire, legittima difesa della verità. Per dirla con lui: “E allora non sarà forse necessario rendere obbligatori per legge il rispetto dei morti e la memoria stessa colpendo come un reato la negazione della storia?“.
Dopo questa triste, ma necessaria relazione non mi soffermerò, capirete, sulla questione sollevata dall’articolo perché il quesito risulta di facile soluzione: chiunque teorizzi e sostenga delle falsità acclarate dovrebbe avere solo diritto alla derisione e al disprezzo.
Più interessante, invece, analizzare il motivo per cui, quando si trattano temi che hanno ricadute dirette nell’attualità politica, l’accusa di utilizzare e manipolare la storia sia mossa solamente ad una delle parti della contesa. Nello specifico le domande da porre, prima di tutto al pennivendolo nostrano, sono: se è vero che i negazionisti si servono di Auschwitz per interessi politici, non sarebbe altrettanto doveroso specificare che lo fanno, in maniera speculare, anche Israele ed i suoi sostenitori? In base a cosa sarebbero stilate, di grazia, le “classifiche” per decidere le tesi “giuste” e quelle “sbagliate”?
Le risposte non sono pubblicabili da un quotidiano di regime come La Repubblica, perché sono al tempo stesso semplici e pericolose.
Israele utilizza Auschwitz (ed, in generale, tutta la storia della repressione degli ebrei da parte del nazismo) e la sua presunta specificità (isolando scientemente gli ebrei da tutti gli altri che furono sterminati sia nei campi di concentramento che nei campi di battaglia, militari o civili) per perpetrare la propria politica imperialista di sterminio nella regione mediorientale. E questa non è un’opinione: ogni volta che qualcuno attacca Israele viene strumentalmente definito “antisemita” sovrapponendo volontariamente gli accadimenti della seconda guerra mondiale con quelli odierni in maniera da far coincidere chi attacca Israele con chi massacrava gli ebrei.
La scusa di creare leggi a salvaguardia di una presunta “verità” è utile solo a coloro i quali, quella “verità” la possono imporre e/o manipolare a piacimento: infatti, per rimanere sullo stesso esempio, le risposte ad argomentazioni contro Israele non sono argomenti, ma uno slogan amplificato dal fuoco della propaganda amica. La naturale conclusione è che questi tentativi di legiferare in merito alla storia non salvaguarderebbero niente, tanto meno la verità, ma semplicemente sarebbero l’ennesimo tentativo di tappare la bocca alle voci discordanti, mettendo strumentalmente nel calderone qualunque tesi contrasti la “verità ufficiale”, da quelle ridicole dei negazionisti a quelle strutturate e puntuali, tentativo che in questo paese si presenta puntualmente anche su altri argomenti “spinosi” come, tanto per fare un esempio, la questione delle foibe.
In conclusione, dunque, è utile interessarsi e contrastare per quanto possibile queste nuove forme di coercizione, perché rappresentano un tentativo più ampio di imbavagliare qualunque dissenso. Alla faccia del “tatticismo” dei sinistrorsi più o meno radicali che, di fronte alla questione dell’utilizzo politico della Shoah fanno finta di niente rinchiudendosi ottusamente nella diatriba fascismo-antifascismo (guardando, dunque, il dito invece della luna), salvo poi lamentarsi se sul terreno della “solidarietà al popolo palestinese” incontrano enormi difficoltà per la potenza di fuoco (è il caso di dirlo in senso letterale…) del nemico che si trovano di fronte o a volte addirittura… a fianco in manifestazioni come quella del 25 aprile.
Doppiamente sbagliato, perché, in conclusione, in una società pienamente consapevole chiunque proponesse delle teorie indimostrabili o facilmente “ridicolizzabili” (quindi non solo quelle dei negazionisti), non avrebbe automaticamente diritto di parola, non potrebbe fregare nessuno. Invece, questa società, che fa della menzogna il proprio credo, ha bisogno di stabilire a priori e di imporre cosa sia giusto e cosa sbagliato e lo fa esattamente per il motivo opposto: perché gli fa comodo che l’ignoranza rimanga salda in modo da perpetrare il proprio dominio.

Bianca Redaelli

I virgolettati sono riprodotti fedelmente da La Repubblica – R2Cultura, pag. 33, del 25 giugno 2012.
Approfitto di un piccolo spazio per ringraziare la Red/Azione de Il Buio che mi ha dato la possibilità, sempre meno scontata di questi tempi, di esprimere la mia opinione su un sito così interessante e ben informato.