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Chi si fa scudo di chi. Propaganda filosionista vs realtà sul campo di battaglia

Nei giorni scorsi, e per qualche tempo, IL BUIO ha pubblicato, con tutto il rilievo che merita, una fotografia che ritraeva un bambino palestinese usato come “scudo umano” dalla soldataglia sionista.
L’istantanea era tratta dall’International Herald Tribune del 22 giugno 2006. Dove corredava opportunamente un articolo di Haim Watzman, che in precedenza aveva militato nelle file dell’esercito dell’entità sionista.
Scriveva Watzman: “Nove mesi fa la Corte Suprema di Israele ha vietato all’esercito israeliano di usare civili (palestinesi) come scudo umano allorché faceva irruzione nelle case per arrestare combattenti palestinesi. La scorsa settimana il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito che la conseguenza di questa decisione è stata di collocare i civili palestinesi in una situazione di pericolo più grave: i soldati non entrano più nelle case per cercare i loro bersagli; l’esercito usa i bulldozer per abbattere le case”.
Ecco qui rivelato, da fonte assolutamente insospettabile, chi ha utilizzato ed utilizza i civili, bambini compresi, come “scudi umani”.
E la “rivelazione, che tale poi non è per chi, come noi, conosce l’ipocrisia e le menzogne delle canaglie sioniste e dei loro servi, nostrani e non, è tanto più clamorosa se si pensa che, nei giorni dell’aggressione a Gaza, si levavano cori monocordi di condanna per le presunte “azioni barbare” della Resistenza antisionista.
In realtà, come conferma l’articolo di Watzman. quando la soldataglia dell’entità sionista rinuncia (?) alla pratica degli “scudi umani” è solo per far ricorso ad una forma anche peggiore di barbarie.
Come si spiega il successo della propaganda filosionista sui presunti, inventati ed inesistenti “scudi umani” palestinesi?
Poche settimane dopo l’inizio dell’Operazione Barbarossa, condotta dai tedeschi hitleriani contro il popolo sovietico, sorpreso dall’accanita resistenza incontrata in Unione Sovietica dalla soldataglia nazista, l’11 agosto 1941, Goebbels annota nel suo diario: “Per i russi la vita stessa gioca un ruolo assai subordinato, vale meno di una limonata. Essi perciò rinunciano alla vita senza un lamento. In gran parte si spiega così l’ottusa resistenza che i bolscevichi oppongono all’attacco tedesco”.
Oggi come ieri, sui (e grazie ai) grandi mezzi di “informazione” (sic!) nostrani e non, il dirigente, teorico e capo della propaganda nazista, celebra i propri (macabri e criminali) fasti…

di Luca Ariano