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I fascisti son sempre quelli… dei manganelli!

Per i militanti della nostra tendenza storica, con e sui fascisti non è proprio il caso di argomentare.
Non è mai il caso, cioè, di dover addurre prove, teoriche o pratiche, per giustificare la decisione, assolutamente irrevocabile, di considerarli peggio dei topi di fogna (animali, peraltro, al confronto delle camicie nere di ieri e di oggi, in fin dei conti puliti ed innocui).
Così, se ricordiamo alcune verità elementari, è soltanto per rinfrescare la memoria ad una sedicente Sinistra che ha trasformato le bestie in angeli; e che non disdegna, senza neppure vergognarsene un po’, di strizzare l’occhio al camerata-rabbino Fini, “un bell’uomo così di sinistra da non poter immaginare neppure lontanamente i suoi trascorsi fascisti”.
Molti esponenti della destra che oggi pontificano contro il “clima d’odio” che si sarebbe scatenato e diffuso nel Paese delle stragi di Stato, dei servizi segreti agli ordini del padrone d’oltreoceano, delle leggi e delle carceri speciali, dell’assassinio “mirato” dei combattenti rivoluzionari furono protagonisti delle violenze degli anni Sessanta, Settanta ed Ottanta.
Per conto e su incarico, a dimostrazione che dire fascista e dire bestia significa esprimere lo stesso giudizio pur con suoni diversi, proprio di coloro (gli yankee) che avevano contribuito a sconfiggere il Fascismo storico e ad edificare, sulle ceneri dello stato monarco-fascista prima e della sedicente Repubblica Sociale Italiana poi, la Repubblica “nata dalla Resistenza”.
Scendiamo dei dettagli e facciamo qualche nome.
Quello di Maurizio Gasparri, ad esempio.
Mazziere a Roma (ma il camerata Tuti diceva di lui, con un sorriso significativo sulle labbra, che “era bravo soprattutto a scappare davanti ai rossi”), ora è un “esponente di spicco” (figurarsi il livello mentale degli altri!) del neonato Partito dell’Amore, l’ultima in ordine di tempo, creatura di Superviagra Berlusconi, di recente “fulminato” sulla via del duomo di Milano.
Dopo Gasparri (ma solo per rispettare l’ordine alfabetico) ricordiamo Ignazio La Russa, un fetente conosciuto nella metropoli lombarda, ma non solo, per essere stato a capo di una banda di picchiatori protetti e finanziati dalla polizia.
E specializzata nell’aggressione ai picchetti studenteschi ed ai sospetti militanti di sinistra. C’è anche una foto che lo ritrae al fianco di Ciccio Franco, il caporione della rivolta di Reggio Calabria: venne scattata il 12 aprile 1973, in occasione di una manifestazione del defunto (senza rimpianti) Movimento Sociale contro”la violenza rossa”. Per inciso, durante la manifestazione, furono lanciate due bombe a mano che uccisero un poliziotto.
Sugli scranni della Camera, siede Marcello De Angelis,  direttore di Area, la rivista dell’attuale primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno, un ex camerata di quell’Ordine Nuovo guidato dal suocero Pino Rauti che è stato coinvolto in gran parte delle stragi commesse nel nostro a dir poco sfortunato Paese.
De Angelis ha militato nell’organizzazione fascista Terza Posizione: per questo è stato condannato per associazione sovversiva (?) dopo essere stato a lungo latitante.
Sulle poltrone del Senato appoggia la parte migliore del proprio corpo e di se stesso Cristiano De Eccher, coinvolto nelle vicende legate alla strage di piazza Fontana.
Da molti testimoni, infatti, De Eccher è stato indicato come il camerata che custodì  i timer “avanzati” dopo l’attentato e a suo tempo acquistati, in un negozio di Bologna, dallo stesso Freda.
Ci fermiamo qui.
Non perché la disponibilità di dati, nomi e notizie a nostra disposizione si sia esaurita.
Ma, più banalmente, perché l’aria si è fatta irrespirabile per la presenza di una puzza ammorbante e fetida che proviene dalle fogne.
Dalle fogne del neonato Partito dell’Amore lasciate colpevolmente aperte dal neo-convertito sulla via del duomo di Milano San Superviagra Berlusconi.
Per il quale ci assumiamo la responsabilità di promuovere la candidatura a Santo o a Beato.
Naturalmente a seconda delle preferenze dei neoapostoli Gasparri, La Russa, De Eccher, De Angelis, ecc. ecc.

Eugenio Colombo

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