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Una Costituzione violentata

Attorno alla metà di aprile, in un periodo cioè in cui i media più autorevoli e diffusi si occupavano, con colpevole ritardo, delle vicissitudini tragicomiche e penali della Lega, un autentico caravanserraglio di pagliacci, parassiti, cialtroni, delinquenti, ignoranti, ladri e servi e quelli meno prestigiosi ed ascoltati (Radio Popolare di Milano, ad esempio) insistevano nell’incitare l’imperialismo USraeliano ad aggredire militarmente la Siria, naturalmente per ragioni “umanitarie”, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che introduce il principio del pareggio di bilancio nella Costituzione.
Il provvedimento ha ottenuto il voto dei due terzi degli aventi diritto al voto, vale a dire 214 su 321, necessari per evitare il ricorso al referendum confermativo. I SI sono stati 235, i NO 11 e gli astenuti 34, avendo votato contro la Lega Ladrona Roma ti bastona e l’Italia dei Valori ed essendosi astenuta Coesione Nazionale, oltre che un parlamentare del PDL e uno della stessa Lega (il dissidente Massimo Garavaglia).
Senza che i cittadini italiani, quelli che affollano nonostante la crisi economica gli spalti degli stadi di calcio, le ricevitorie del lotto ed i ristoranti popolari e non compresi, ne sapessero niente o quasi niente di quanto stava accadendo ed è poi puntualmente accaduto, adesso la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza e, indirettamente, per effetto di quell’”eterogenesi dei fini” che ha spessi fatto dei rivoluzionari intransigenti dei riformisti involontari, dalla lotta dei partigiani che volevano fare in Italia quello che era stato fatto in Russia nel 1917, prevede che si debba rispettare ogni anno il pareggio dei conti dello Stato.
Ciò significa, in pratica, che lo Stato non potrà più operare delle scelte, se queste dovessero andare oltre i meri conti. Cioè se dovessero comportare lo sforamento del bilancio annuale.
La decisione presa con il voto del 17 aprile è diretta discendente degli accordi del MES, ovvero del Meccanismo Europeo di Stabilità, imposto dall’Europa delle banche e del capitale finanziario agli Stati membri; e che prevede, di fatto, la perdita ulteriore di sovranità da parte di ciascuno Stato. Complice la pretestuosamente invocata “necessità imposta dalla crisi economica” che ha investito il sistema capitalistico scuotendone le fondamenta, il controllo dei conti pubblici di ogni singolo Stato è appannaggio, da questo momento, non più della singola specifica ed autonoma sovranità nazionale, bensì della sovranità europea, vale a dire dei tecnocrati europei che lavorano in nome e per conto delle banche e, più in generale, del capitale finanziario.
Il 17 aprile, in sostanza, il Senato ha votato un disegno di legge di controriforma dell’art.81 della Costituzione per introdurre il pareggio di bilancio, che impedisce alle istituzioni pubbliche di intervenire con politiche di correzione del ciclo economico per sostenere l’occupazione o per attuare politiche di redistribuzione del reddito o fornire i servizi pubblici a garanzia dei diritti sociali.
Inoltre, con il provvedimento si manomette anche l’art. 3 della carta costituzionale che prescrive l’obbligo di rimuovere gli ostacoli sociali allo sviluppo della persona.
In conclusione, com’è stato osservato, l’applicazione del Fiscal Compact, e cioè di un trattato UE attraverso il quale si impongono regole più rigide nel rapporto fra deficit e Prodotto Interno Lordo, tali per cui il deficit non dovrà superare in alcun modo il 3% del PIL, ha determinato la fine dell’Italia come Nazione e come Stato sovrano.
Non una novità assoluta, certo.
Solo l’ennesima conferma che, a dirigere il nostro sfortunato Paese, è stata chiamata, da un popolino-bue refrattario per ignoranza e per ragioni di classe a qualsiasi grado di comprensione della natura della società capitalistica, un gruppo dirigente formato da tutti gli inetti, da tutti i servi e da tutti i reazionari che la piena torrenziale della crisi ha depositato, come altrettanti residui e rifiuti, qua e là lungo un percorso di cui non si riesce ancora ad intravedere lo sbocco conclusivo.

P.R.