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Sentenze di stato

E’ di questi giorni la notizia che i responsabili della strage di Brescia di qualche anno fa sono stati assolti. Insomma, che l’ennesima strage compiuta in Italia negli interessi e per conto dell’imperialismo usraeliano non ha colpevoli.
La stessa cosa era successa per la ben più famosa ed efferata strage di piazza Fontana.
L’opinione pubblica e la feccia sinistrorsa, PD in testa, hanno ridato, ma neanche tanto forte e neanche troppo a lungo, allo “scandalo”. E, più falsamente ed ipocritamente,  ad una presunta “sconfitta della Democrazia”. Che andrebbe comunque, anzi: proprio in forza di sentenze del genere, per così dire “raddrizzata”: modificata e corretta cioè nei suoi aspetti “irrazionali”, “deviati”.
La realtà, naturalmente, è un’altra.
Ed è che, come hanno ampiamente dimostrato le indagini e gli stessi atti processuali, lo Stato italiano è responsabile delle stragi sia di Brescia sia di Milano: è cioè uno Stato stragista, criminale ed assassino.
Uno Stato, dunque, illegittimo, in quanto illegale. In quanto operante contro gli interessi della maggioranza dei suoi cittadini.
Eppure, questo Stato è lo stesso che impone le tasse, che incarcera chi manifesta per difendere il proprio territorio (il territorio dello stesso Stato che, paradossalmente, persegue chi ne salvaguarda comunque integrità territoriale e confini), che reprime qualsiasi movimento di lotta cerchi di contestarne i provvedimenti ingiusti ed illegali; che viola costantemente la stessa carta costituzionale che ne dovrebbe garantire, insieme con l’esistenza, la legittimità?
Con quale diritto uno Stato criminale e stragista per ammissione di una parte stessa del suo corpo istituzionale (la magistratura) pretende di amministrare la Giustizia e, tramite essa, la Verità?
A tenere in galera militanti e manifestanti, a reprime chi si ribella, a rappresentare sul piano internazionale il mitico “popolo italiano” è uno Stato che si è reso responsabile di alcuni dei peggiori delitti mai sanciti come tali nello Storia, e non soltanto in quella del nostro (sfortunato) Paese.
Anziché seguitare a “tirare la cinghia” quel (poco) che resta dei nostri connazionali più onesti, coscienti e coraggiosi dovrebbe prendere, quantomeno, a tirare pietre…

P.R.