Canale Video


Calendario

Ottobre 2019
L M M G V S D
« Set    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Archivio Articoli

Punture di spillo papaline

O razza di Caino, fatti strada
al cielo e fanne Dio precipitare!

Charles Baudelaire, Abele e Caino.

Il 29 settembre 2006, Benedetto XVI ha ricevuto nella residenza di Castel Gandolfo l’ex segretario di Stato nordamericano Henry Kissinger. A cui ha chiesto di entrare a far parte del suo staff di consulenti di politica estera.
Kissinger ha accettato.
Kissinger, la canaglia delle canaglie, la Canaglia con la C maiuscola, la canaglia se mai ne è esistita una, il responsabile di gran parte dei crimini, dei genocidi e dei massacri compiuti dall’imperialismo USraeliano…
Kissinger, hanno obiettato i soliti baciapile di casa (pardon: di Chiesa) nostra e non, è un noto e riconosciuto “specialista di politica estera”.
Può darsi. Può forse darsi che Kissinger sia un tecnico di valore, magari del tipo di Hannibal Lecter (Hannibal the Cannibal) per Jodie Foster nel film Il silenzio degli innocenti.
Può darsi.
Ma la collaborazione con Marcello Pera, uno che sta all’intelligenza ed alla competenza come il Superviagra Nazionale sta alla morigeratezza sessuale…?
Con Pera, è scontato dirlo, anche il Vaticano dimostra di essere ormai arrivato… alla frutta!
Con somma gioia di tutta la gente perbene e quindi anche dell’autore di questa breve nota.
E cioè di Ravachol

Papa Ratzinger, il pastore tedesco, apprezza Kissinger, abbiamo visto.
Ed è molto apprezzato addirittura dagli ex comunisti, dall’accozzaglia di spie, di infami e di collaborazionisti che si raccoglie sotto le insegne del PD, cioè del nuovo partito democristiano.
Stefano Fassina, responsabile del settore Economia e Lavoro del PD (meno elle) ha scritto per L’Unità, questo fogliaccio che usurpa il nome ed il prestigio di Antonio Gramsci allo stesso modo in cui Il Manifesto usurpa il nome di “comunista”, un articolo dal titolo emblematico: Il pensiero cattolico può aiutare il PD a vincere il liberismo. Citando ad ampie mani il tedesco del Vaticano ed il cardinal Bagnasco con la stessa padronanza con cui, solo pochi anni fa, i suoi sodali e “compagni di merende” citavano Marx e Lenin, Fassina (che non pare sia la moglie di Fassino, pur risultando ugualmente un poco di buono) ha avuto il coraggio di scrivere che “il secolare pensiero sociale della Chiesa, aggiornato nell’analisi del passaggio di fase in atto, offre l’opportunità per rianimare e amalgamare in un impasto inedito e adeguato alle sfide del tempo le rinsecchite culture politiche approdate al PD”.
Fassina (che, lo ripetiamo, non è la moglie scema di Fassino, non foss’altro perché sostenere ciò significherebbe affermare, anche solo indirettamente, che Fassino è intelligente) non è comunque, l’unico ammiratore del presunto “pensiero sociale” della Chiesa cattolica.
Nei giorni scorsi, la signora Rosi Bindi, questa autentica Velina da oratorio che occupa, se non andiamo errati, la carica di presidente del partito, per smentire qualsiasi contiguità con le posizioni della CGIL in tema di lavoro, ha sostenuto di condividere la cosiddetta “dottrina sociale” della Chiesa cattolica.
La quale risale a papa Leone XIII, porta il nome di Rerum Novarum ed è datata 1891.
La Rerum Novarum rappresenta la reazione criminale al nascente socialismo, visto da sempre dalla Chiesa come l’incarnazione di Satana.
Alcuni saggi, presi qua e là con sovrabbondanza di scelta, di questo compendio di bestialità pretesche:
“(…).
14. Si stabilisca dunque in primo luogo questo principio, che si deve sopportare la condizione propria dell’umanità: togliere dal mondo la disparità sociali è cosa impossibile. Lo tentano, è vero, i socialisti, ma ogni tentativo contro la natura delle cose riesce inutile.
(…)
Quanto al lavoro, lo impose Dio, poi, ad espiazione del peccato, non senza fatica e molestia, la necessità, secondo quell’oracolo divino: Sia maledetta la terra nel tuo lavoro; mangerai di essa in fatica tutti i giorni della tua vita (Gen 3,17). Similmente il dolore non mancherà mai sulla terra; perché aspre, dure, difficili a sopportarsi sono le ree conseguenze del peccato, le quali, si voglia o no, accompagnano l’uomo fino alla tomba…
(…)
31. Il troppo lungo e gravoso lavoro e la mercede giudicata scarsa porgono non di rado agli operai motivi di sciopero. A questo disordine grave e frequente corre che ripari lo Stato, perché tali scioperi non recano danno solamente ai padroni e agli operai medesimi, ma al commercio e ai comuni interessi e, per le violenze e i tumulti a cui d’ordinario danno occasione, mettono spesso a rischio la pubblica tranquillità. Il rimedio, poi, in questa parte più efficace e salutare, si è prevenire il male con l’autorità delle leggi e impedire lo scoppio, rimovendo a tempo le cause da cui si prevede che possa nascere il conflitto tra operai e padroni”.

Sopraffatti dal tanfo dell’anticomunismo viscerale e dal disgusto per le rinnovate e continue farneticazioni cattocomuniste della feccia ex-picista, oggi piddina, ci fermiamo qui.
E’ vero: Lenin e Stalin non avevano previsto, perché era impossibile farlo, mostriciattoli come Fassina e Rosi Bindi, per tacere di tutti gli altri. Sbagliato, quindi, prendersela con loro o con i loro legittimi epigoni, per una degenerazione ed un’involuzione che rischia di travolgere tutti.
Be’, “tutti” non proprio: al solito, rischiano di cavarsela i soliti arcinoti criminali bugiardi ed impostori d’Oltretevere…