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Il (Contrap)Punto: invidia e odio

Se indossi una maglietta con scritto “Fornero al cimitero” (un augurio che, al massimo, può essere giudicato di cattivo gusto dai suoi amici e parenti se superstiziosi) sei un pericoloso provocatore che istiga all’odio. Oggigiorno basta poco per diventarlo.

Se fai lavorare la gente fino all’età della morte, se elargisci stipendi e pensioni da fame, se avveleni l’ambiente e fai ammalare persone per prendere mazzette dalla ‘ndrangheta, se rubi lucrando sui farmaci in ospedale, se fai uccidere migliaia di persone ogni anno sul posto di lavoro senza intervenire, se bombardi impunemente degli stati per fare i tuoi interessi,… invece eserciti liberamente il tuo diritto a governare. E nessuno si azzardi ad alzare i toni.
Tutto ciò è indiscutibile, ma, al contempo, voglio fornire una piccola e diversa chiave di lettura dell’attuale situzione di crisi e della poca conflittualità che si manifesta in questo paese, quando, invece, la situazione oggettiva è talmente esplosiva che basterebbe un piccolo “cerino” per far incendiare tutto.
Dopo decenni di “invidia” (qualcuno crede ancora che Berlusconi sia la causa e non lo specchio del paese che l’ha votato e sostenuto?) non si è più abituati all’ “odio”. Al sano e giusto odio generato da un sistema che affama il mondo. Quell’odio che ti rende lucido e razionale.
Il problema è che quando il conflitto arriva a casa tua (le masse notoriamente se ne sbattono della sofferenza che rimane fuori dal proprio orticello) e non sei pronto ad affrontarlo, sono cazzi amari.

Renato Battaglia

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le posizioni del CPU e della redazione web.